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Violenza sessuale, scarcerato il dottor Giugliano: ridotta la pena in Appello

E' stata riconosciuta la "lieve entità del fatto" che aveva portato ad una condanna di 6 anni in primo grado

Savona. E’ stato scarcerato Michele Giugliano, medico neurologo, attualmente in pensione ed ex dirigente medico dell’ospedale San Paolo, condannato in primo grado nel maggio 2019, con rito abbreviato, a 6 anni di carcere con la pesante accusa di violenza sessuale.

La sentenza di Appello, infatti, ha ridotto la pena, considerando le motivazioni presentate dal legale, Alessandro Vaccaro, del foro di Genova, che aveva chiesto l’applicazione del terzo comma del 609 bis, dunque un riconoscimento delle “lievi entità del fatto”, considerando che il codice penale ha ormai unificato gli atti di libidine con la violenza sessuale vera e propria.

A seguito del procedimento in Corte di Appello e del pronunciamiento giudiziale di secondo grado, la pena è stata commutata a 2 anni un mese di carcere, una pena che il medico ha già scontato dopo che gli erano stati concessi anche gli arresti domiciliari.

La vicenda risale al dicembre 2018, quando il noto neurologo era stato accusato di aver abusato di una paziente sedicenne: nel corso di una visita domiciliare, il medico, rimasto solo con la giovane, l’avrebbe palpeggiata. Era il secondo episodio, dopo il quale la giovane aveva deciso di cambiare specialista e denunciare al nuovo neurologo (oltre che alla madre), quanto accaduto. Da lì la denuncia alla Questura di Savona, con le successive indagini che avevano portato all’arresto di Giugliano da parte della Squadra Mobile di Savona.

Il medico, a seguito del procedimento penale a suo carico, era stato anche sospeso dall’Ordine dei Medici.

Gli elementi probatori e gli indizi di colpevolezza sono stati confermati in Appello, ma sono state riconosciute le attenuanti, che hanno avuto un peso maggiore rispetto alle aggravanti (aver commesso il fatto con abuso di autorità) che a loro volta avevano invece portato alla prima condanna. A conferma dei fatti e della versione della ragazzina alcuni messaggi di Whatsapp inviati dal medico ed il fatto che la stessa sedicenne ha saputo riferire dove si trova una cicatrice sul corpo del neurologo.

Ma non solo, in seguito alla prima denuncia l’inchiesta si era allargata: un’altra donna di 42 anni, nel corso di un incidente probatorio, aveva ribadito gli abusi sessuali subiti dal medico Asl 2 mentre si trovava ricoverata in ospedale ed immobilizzata a letto per una grave patologia.

L’Ordine dei Medici della provincia di Savona attende di conoscere le motivazioni della sentenza e la posizione giudiziale del medico, attivando il proprio consulente legale in merito agli eventuali provvedimenti da prendere.

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