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Vaccino, Uil frena le polemiche: “Operatori sanitari non sono negazionisti, questioni organizzative”

"Una parte dell'opinione pubblica ha trasformato gli eroi della prima ora in infami da linciare"

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Liguria. “In questi giorni – dichiarano dalla Uil Liguria – stiamo assistendo anche sul territorio a spiacevoli polemiche rispetto agli operatori della sanità che, al momento, non intendono o non possono vaccinarsi contro Sars-Cov-2. Il clima sociale si surriscalda anche sul fronte di legittime scelte che non attingono dal campo negazionista ma da aspetti clinici personali o organizzativi”.

“Parliamo di lavoratrici e lavoratori – continuano dal sindacato – che devono confrontarsi con accuse gravi scagliate a forte velocità all’interno di piazze social, con toni decisamente esasperati. In un attimo, una parte dell’opinione pubblica ha trasformato gli eroi della prima ora in infami da linciare. Ecco, è proprio qui che deve intervenire il soggetto pubblico affinché la ferocia da tastiera non trasformi il vaccino in un campo di battaglia molto più ampio”.

“Purtroppo il quadro giuridico non è ancora chiaro ma la tutela degli operatori socio sanitari è compito della Uil Fpl, che intende esercitare il suo consueto ruolo nel perimetro della legge: a farne le spese non può essere un’intera categoria, bisogna colmare le lacune organizzative e legislative”.

“Come rappresentanti dichiariamo il nostro impegno affinché la vaccinazione possa svolgersi nel modo migliore e con la più alta partecipazione possibile. Come già dichiarato a livello nazionale, da questa pandemia si uscirà soltanto affidandosi alla scienza e alle sue evidenze, esercitando fino in fondo il proprio ruolo nel rispetto prima di tutto dell’etica professionale di ognuno”.

“Impegno, senso del dovere e della responsabilità che va di pari passo con il soggetto pubblico che dovrà intensificare gli sforzi per informare e sensibilizzare coloro i quali dovessero nutrire dubbi o contrarietà, superando le lacune che si registrano, eliminando qualsiasi sacca di sfiducia che derivi da ideologiche e irricevibili posizioni negazioniste”.

“D’altra parte – concludono – chi ha ricevuto una valutazione clinica sfavorevole al vaccino, non va demonizzato né sottoposto al pubblico ludibrio, anzi: va rassicurato insieme al resto della cittadinanza in un’ottica di coesione sociale e responsabilità.

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