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Scuole, tutto pronto per il rientro il 7 gennaio ma sul “dopo” si rischia il caos

Toti chiede il rinvio ma lascia la decisione al governo, le aziende dei bus turistici: "Pronti a partire ma l'incertezza ci mette in difficoltà"

Liguria. Nessun provvedimento, da parte della Regione, per rinviare l’apertura parziale delle scuole superiori. È quanto emerge in queste ore mentre altri presidenti, dal veneto Zaia al friulano Fedriga, hanno firmato o stanno preparando ordinanze per posticipare il ritorno in classe rispetto al 7 gennaio, punto su cui il premier Conte e la ministra Azzolina non sembrano intenzionati a cedere. La strategia di Toti invece è ben delineata: lasciare che sia piuttosto il governo ad assumersi la responsabilità, visto che il piano per il rientro qui esiste ed è pronto a decollare.

Inutile riaprire le scuole superiori per pochi giorni, magari due, per poi richiudere. Questa sarebbe solo una decisione politica voluta da qualcuno nel Governo per mettere la propria bandierina, senza nessun vantaggio per gli studenti e con molti ulteriori disguidi per le famiglie”, ha commentato Toti al termine dell’ultima riunione tra il governo e le Regioni.

Il rischio di un’apertura lampo è più che concreto. Perché, dopo le restrizioni che saranno introdotte probabilmente ancora per il prossimo weekend (9-10 gennaio), la Liguria potrebbe finire in zona arancione o addirittura in zona rossa sulla base dei dati dell’ultimo monitoraggio e del nuovo sistema che il governo vuole introdurre, con le misure più severe che scatterebbero al superamento della soglia di Rt a 1,25. Nello scenario peggiore, quindi, l’11 gennaio le scuole sarebbero nuovamente chiuse.

Nelle varie città liguri il piano del trasporto scolastico è pronto per scattare già il 7 gennaio. A maggior ragione perché è tarato ancora sulla previsione di un rientro al 75%, presa in considerazione prima che il governo abbassasse l’asticella al 50%.

Per ora l’ipotesi di un rinvio, chiesto dalle Regioni ma anche da alcuni sindacati e presidi, appare lontana. “La questione non è riaprire le scuole ma verificare se ci sono le condizioni per poi mantenere questa decisione – ha detto il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei – La cosa più importante non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte. Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane è una cosa che il Paese non si può permettere perché sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno aumentando ancora”.

 

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