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Raccolta differenziata, Bruno (Europa Verde): “Poca chiarezza, è necessaria una strategia ‘rifiuti zero'”

"Serve arrivare ad una soluzione condivisa dei nodi savonesi perchè la città sta sempre più affondando nella spazzatura"

Di seguito riportiamo la lettera – giunta alla nostra redazione – di Danilo Bruno, responsabile parchi di Europa Verde Liguria, relativa alla raccolta differenziata nella città di Savona. 

In assenza di ogni decisione regionale sul ciclo dei rifiuti poiche’ siamo sempre rimasti al documento, che voleva ridurre l’ultimo ciclo di vita della spazzatura in CSS ovvero una sorta di combustibile da bruciare in inceneritore o in cementifici o da sotterrare in discarica, noi Verdi vorremmo fare il punto della situazione.
Le aziende liguri hanno cominciato a posizionarsi: IREN ha comprato l’impianto di compostaggio di Ferrania e pensa di realizzarne uno altrettanto grande a S.Stefano Magra (Saliceti),SAT sta rilevando partecipazioni e contratti in tutti i comuni della Provincia di Savona mentre poi la medesima IREN propone per il Recovery Fund di nuovo l’inceneritore ,che sembra quasi pensato apposta per sistemare il futuro CSS.

A questi disegni strategici cosa corrisponde?

A Genova un forte incremento della tassa sui rifiuti senza alcuna prospettiva di un impianto per il trattamento dell’umido o qualche minima possibilità di avvio della differenziata spinta oggi ferma intorno al 35%.

A Savona invece la destra di governo, dopo aver portato sull’orlo del fallimento l’azienda comunale ATA anche per colpe non sempre proprie ma attribuibili alle precedenti gestioni, sta progettando:
a) l’avvio della differenziata spinta a tratti;
b) una impennata del 20% della tassa sui rifiuti;
c) una incomprensibile programmazione sulla raccolta spinta poiche’ un giorno si parla di “porta a porta” e un giorno di “cassonetti intelligenti” affinche’ ognuna e ognuno paghi in forza del proprio consumo;
d) la nascita di una nuova società per la gestione del servizio in cui ATA sarà partner minoritario e un nuovo socio avrà il 51% senza ancora sapere come ci si rapporterà con il futuro gestore unico provinciale;
e) una chiusura del ciclo, che non appare chiara, a meno di non affidarsi in un futuro al socio privato, che, qualora fosse IREN, potrebbe anche chiudere il cerchio dei rifiuti con gli impianti per l’umido acquisiti o in progettazione e con il possibile inceneritore proposto.

Naturalmente non sappiamo nulla sotto il profilo di riciclo, riuso, riduzione dei rifiuti a cominciare dagli imballaggi e sulla necessità di progetti di educazione ambientale per consentire un sereno passaggio al nuovo sistema di raccolta. Vi è peraltro una cosa positiva: l’assunzione di personale prevista dalla pianificazione comunale anche se ormai lo abbiamo sentito dire troppe volte per crederci finche’ non vedremo la concreta assunzione degli atti conseguenti.

A questo punto noi crediamo che esistano solo due cose da fare:
a) imporre fino in fondo una strategia “rifiuti zero”, che riesca a favorire la nascita di una economia volta a considerare il rifiuto come risorsa e non come scarto con conseguente crescita di posti di lavoro nel riciclo, riuso, nuove tecnologi e nuovi prodotti da studiare insieme al Campus;
b) arrivare ad una soluzione condivisa e possibile dei nodi savonesi perche’ la città sta sempre piu’ affondando nella spazzatura e nel disordine quando la pulizia e il decoro dovrebbero costituire la premessa di ogni dialogo civile
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