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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Pazza idea, cedere le aree del San Paolo e del Santa Corona in cambio di ospedali più moderni e funzionali

Le splendide aree potrebbero far gola, i due nosocomi sono ormai superati

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Provincia. È possibile a Savona pensare ogni tanto un po’ più in grande, coltivare qualche ambizione, lanciare ragionamenti o magari provocazioni per scuotere almeno gli animi e non sottostare soltanto al partito dei no?

Lo avevamo fatto grazie a un’intervista con l’assessore regionale Gianni Berrino in cui era saltata fuori l’idea (fatte le debite proporzioni) di paragonare il ruolo di Savona per la Riviera a quello di Nizza per la Costa Azzurra (leggi qui).

Scendendo di livello avevamo ricordato, il 31 dicembre, il Grande Capodanno in Darsena di Savona, che richiamava decine di migliaia di persone da tutto il Nord Ovest e non solo e che, nell’ultima edizione, aveva portato Riccardo Fogli sul palco di piazzetta D’Alaggio (leggi qui).

Oggi vorremmo lanciare la pazza idea di cedere le splendide aree dei due principali ospedali della provincia, il San Paolo e il Santa Corona, per operazioni immobiliari di privati (ovviamente nel rispetto di certe regole) in cambio di quattrini – a patto che l’operazione venga considerata appetibile – per edificare i due nosocomi altrove (o in parte delle stesse aree), ma farlo con criteri più moderni e funzionali. Intendiamoci: non soldi da gettare nel calderone generale della Sanità, ma per risolvere un problema che garantisca alle future generazioni due grandi e moderni ospedali.

Chi percorre oggi i vialetti della parte alta del Santa Corona viene attanagliato dalla tristezza di edifici fatiscenti, piante defunte, stato di abbandono che non farebbero credere che quello era uno dei più moderni ospedali d’Italia e che lì attorno lavorano specialisti di prim’ordine.

Il San Paolo è un gigante ormai fuori dal nostro tempo, costruito quando le esigenze erano altre. Per il personale sanitario vale lo stesso discorso di Pietra Ligure.

In realtà dobbiamo ricordare di non essere i primi a pensare a questa pazza idea, segno che forse così pazza non è. L’esperienza ci insegna che oggi servono come detto ospedali moderni e compatti (gli esempi da seguire in giro per il mondo non mancherebbero di certo) e che tengano anche e soprattutto conto di quanto ci ha insegnato il Covid, perché le pandemie sono cicliche e nessuno può escludere che ne arrivi un’altra. È anzi probabile che sarà così, e che dovremo essere pronti a convertire in fretta i nostri ospedali in modo che siano attrezzati per affrontarla.

Una pazza idea che si potrebbe non lasciar cadere, o almeno non sacrificare al conformismo imperante.

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