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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Partiti i lavori per la nuova via Nizza: una meraviglia o un colossale imbuto che soffocherà Savona e le attività commerciali?

Mobilità al centro dei dibattiti, si parla anche di un filobus Vado-Varazze e di nuove zone pedonali

Savona. Sono iniziati da pochi giorni, annunciati in pompa magna dalla sindaca Caprioglio, dal vicesindaco Arecco e dall’assessore Santi, i lavori per il cosiddetto restyling di via Nizza, tra la rotonda del supermercato Ekom e lo Scaletto dei pescatori delle Fornaci.

Presentato – con una buona seppur legittima dose di autostima – come una sorta di meraviglia dallo studio Dodi Moss di Genova,  che lo ha realizzato, il progetto consiste in linea di massima nel prevedere due carreggiate di tre metri e mezzo ciascuna, due piste ciclabili, una per ogni senso di marcia, file alberate e una passeggiata sul mare a tratti infilata negli stabilimenti balneari.

Già questo è un elemento molto discusso del progetto, essendo la passeggiata ovviamente molto esposta alle mareggiate, che qui da noi, si sa, sono molto frequenti: speriamo che nessuno si faccia male e cerchiamo di capire chi pagherà gli eventuali danni per il ripristino.

I lavori sono partiti davvero, come testimonia il cantiere installato nel primo tratto, tra Ekom e Mare Hotel, e dovrebbero concludersi nel giro di un anno. Sono interamente finanziati dallo Stato con il bando periferie, e non costano quindi nulla ai savonesi, ma pensiamo che in questo caso il detto “a caval donato non si guarda in bocca” possa risultare pericoloso.

Non sentirete intanto voci contrarie dalla politica, perché il progetto è stato varato dalla precedente giunta di centrosinistra e abbracciato, come visto con convinzione, dall’attuale amministrazione di centrodestra: a caval donato…

Noi qualche dubbio invece l’abbiamo, soprattutto perché le carreggiate così ristrette potrebbero creare difficoltà negli accessi alle attività commerciali e artigianali che si aprono numerose lungo via Nizza, e che sono rappresentate comunque da associazioni di categoria che – se lo vogliono – possono intervenire: finora non lo hanno fatto.

Una carreggiata di tre metri e mezzo (oggi in alcuni tratti sono due) non dovrebbe certo facilitare l’accesso alla città e potrebbe costituire un imbuto con code e ingorghi. Si sono privilegiate insomma le piste ciclabili, che si aggiungono a quella stravagante di via Stalingrado, che termina all’inizio di Legino, davanti alla Carisa, con in avviso che invita i pochi ciclisti (noi molti non li abbiamo visti mai), poveracci, a prendersi in spalla la loro bici per percorrere il sottopassaggio e raggiungere così via Nizza. Un po’ strano lo è, no?

La sedicente pista ciclabile di via Stalingrado costringe già a pagare un alto tributo alla circolazione dei veicoli, come le auto in coda non producessero inquinamento, visto che tutto questo proliferare di piste ciclabili è stato introdotto nel Sacro Nome della politica green.

Restiamo dell’idea, che abbiamo più volte illustrato, che le piste ciclabili siano utili e costituiscano un’attrattiva turistica quando sono vere piste ciclabili, come ad esempio quella di Sanremo, e non poche centinaia di metri di percorso come le nostre.

Per concludere con il restyling di via Nizza, vorremmo ricordare che un’autorevole fonte aveva avanzato il dubbio che via Nizza così concepita, e in particolare la rotonda all’incrocio con corso Svizzera, non consentirebbe il transito del materiale ferroviario della Bombardier destinato all’imbarco in porto: altri più di noi hanno eventualmente i mezzi per verificare l’ipotesi.

Sempre a proposito di mobilità, è attuale il dibattito sulla possibilità di ottenere fondi (ancora a caval donato…) per una linea di filobus tra Vado e Varazze, a cui dedicare via Paleocapa, che andrebbe quindi chiusa al traffico privato (chissà poi se questo progetto è compatibile con quello della nuova via Nizza).

Bisogna tra l’altro considerare che un servizio di trasporto pubblico, penalizzante per quello privato, si addice forse più a una grande città’, dove ci si muove per andare al lavoro il mattino e tornare a casa la sera, che a un centro come Savona, in cui durante la giornata ci si muove poi per svariati motivi.

Tutto ciò introduce anche i vari piani della mobilità di cui hanno blaterato le varie amministrazioni che hanno occupato palazzo Sisto, con tanto di immancabili aree pedonali: la più gettonata è quella che potrebbe essere essere prevista da via XX settembre al porto.

Ora, anche le zone pedonali, se ben organizzate, hanno senso (ben riuscita sembra ad esempio quella di corso Italia dell’ex San Paolo), ma bisogna pur tenere conto di residenti, commercianti e di tutti coloro che con il loro lavoro in centro, stringendo la cinghia, sfamano la famiglia.

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