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Mareggiate, Linea Condivisa attacca la Regione: “Mancanza di visione, usare le risorse delle emergenze in prevenzione”

"Servono interventi coordinati e una regia complessiva degli stessi"

Liguria. “E’ necessario un aggiornamento del Piano di tutela dell’ambiente marino e costiero e la creazione di un osservatorio regionale costituito da esperti del settore che siano responsabili del coordinamento e della progettazione degli interventi previsti dai singoli comuni”. Questa la proposta di Linea condivisa per affrontare i “fenomeni naturali che, a causa della crisi climatica, sono destinati ad aumentare, in intensità e frequenza”.

“Il 28 dicembre un’ulteriore mareggiata, dopo quella del 2 ottobre, ha causando danni al litorale non ancora ‘sistemato’ dopo la grande mareggiata del 2018, da Alassio a Nervi – ricordano da Linea Condivisa -. Regione Liguria dispone di un Piano che sviluppa una pluralità di temi riguardanti la fascia costiera. Tra questi la difesa della costa ed il rispetto della vita dell’ambiente marino, talvolta con interessi confliggenti. Tuttavia consultando il sito ufficiale di Regione Liguria, il piano sembra fermo al 2000”.

“Il piano demanda il controllo e la regia degli interventi alla Regione – spiegano – mentre alle amministrazioni comunali spetta la progettazione e la realizzazione delle azioni di prevenzione lungo la costa, ai sensi della legge regionale 13/1999 che disciplina tutte le attività che ricadono sulle aree demaniali marittime, tra le quali anche quelle balneari”.

“I Comuni non riescono a svolgere questo ruolo importante per mancanza di risorse. Accade quindi che intervengono solo quando si verificano eventi eccezionali che attivano fondi statali e regionali. Ed è proprio questo regime finanziario che impedisce interventi coordinati e una regia complessiva degli stessi”.

“Dopo due anni, dal 2018, finalmente sono stati stanziati circa 250 milioni di euro destinati ai Comuni che hanno presentato progetti di difesa del litorale, in alcuni casi si prevede la sistemazione di massi, in altri di pennelli frangiflutto, in altri prevale il cemento armato come unica soluzione. Un insieme eterogeneo di interventi che sembrano più legati a interessi locali che a un progetto di prevenzione e difesa a più ampio respiro”.

“La linea di costa ha le sue caratteristiche, il moto ondoso con conosce confini amministrativi, ogni progetto non può essere trattato singolarmente, senza una visione complessiva dei potenziali effetti che ogni singolo intervento ha nella dinamica della fascia costiera. Come dimostrato in altri settori (la legge sui parchi), l’amministrazione regionale ligure – attacca Linea condivisa – è priva di progetto, di un quadro d’insieme. L’uso delle risorse disponibili per le emergenze potrebbe essere ottimizzato per una seria e duratura azione di prevenzione”.

“Ci teniamo a ricordare, a pochi giorni dalla scomparsa, il Geologo Mimmo Filippi, il suo impegno professionale, civile e ambientale per la difesa del territorio savonese, dall’Acna, alla Tirreno Power, alla difesa della vallata del Letimbro, ma anche alla comprensione dell’evoluzione e delle dinamiche della fascia costiera. In uno dei suoi ultimi lavori – concludono – ha collaborato al volume ‘Il mare privato. Le conseguenza di cemento. speculazioni e criminalità’. E proprio da qui che vogliamo ripartire per continuare il suo instancabile lavoro”.

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