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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Lo studio scientifico che tutti fanno finta di non conoscere: il metro di distanza non protegge dal contagio

Secondo altri ricercatori Usa servirebbero almeno 6/8 metri. Solo il vaccino è la vera soluzione

Liguria. Ci sembra non ci sia dubbio che la notizia della settimana – e non solo – sia quella riferita ieri da IVG sul dettagliato studio di Scientific Reports (leggi qui) in merito al distanziamento sociale, che noi preferiamo chiamare sempre distanziamento fisico. Secondo questo studio, davvero molto istruttivo, non esiste alcuna evidenza scientifica che un metro di distanza eviti la possibilità di contagio.

Cadrebbero così tutte le abitudini e le regole che ci siamo dati, e ne conseguirebbe che, con una distanza da tenere di almeno due metri (come già avviene in molti Paesi), non si potrebbe probabilmente stare a scuola, per fare un esempio d’attualità, e in molti altri luoghi. Bisognerebbe forse chiudere tutto e per lungo tempo (diciamo sino al termine della campagna di vaccinazione) ed è per questo che chi ha in mano le redini dell’Italia deve far finta di ignorare la teoria di Scientific Reports o di non darle quello che secondo molti dovrebbe essere il giusto rilievo scientifico.

Afferma tra l’altro che solo l’uso generalizzato e corretto delle mascherine può garantirci dal contagio: una via d’uscita dunque esiste.

Già sappiamo tutti che il metro di distanza dagli altri è interpretato da molti in modo – diciamo così – molto blando, perché spesso neanche il metro stesso è rispettato e diventa facilmente anche meno.

Tutto ciò senza contare che altri autorevoli studi, già noti da tempo, come quello dell’Accademia Nazionale delle Scuenze Usa, affermano, dati alla mano, che solo una distanza di 6/8 metri può proteggere veramente dai contagi.

Tutto ciò considerato, appare chiaro come solo la vaccinazione di massa possa risolvere davvero il problema, e come per molti si tratti di una corsa contro il tempo, di una corsa per evitare la morte.

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