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In Liguria 39% delle dosi a “personale non sanitario”. Gimbe: “Fascia non prevista dal piano vaccinale”

Seconda nella classifica nazionale, prima la Lombardia. Sansa: "Chiederemo alla Regione dove sono andati i vaccini"

“La Liguria, rispetto a tutte le altre regioni, ha una percentuale di personale non sanitario vaccinato contro il Covid che è la seconda più alta in Italia (dopo la Lombardia): il 39%”. Ad evidenziarlo è uno studio pubblicato ieri dalla fondazione Gimbe che sottolinea: “Il personale non sanitario non è una fascia prevista dal Piano vaccinale che per questa prima fase ha individuato tre categorie prioritarie: operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti delle rsa quindi persone di età maggiore o uguale a 80 anni”.

In Liguria, dunque, quasi la metà delle dosi è stata destinata alla categoria dei non sanitari, al contrario di altre regioni dello Stivale, in cui la percentuale è minima: appena il 2% in Umbria e sotto il 20% in 14 regioni.

Ma chi appartiene alla categoria del “personale non sanitario”? I lavoratori di ospedali e rsa che svolgono diverse funzioni, come oss, pubbliche assistenze, dipendenti amministrativi, addetti alle pulizie, animatori, tecnici, militi delle croci eccetera. Insomma tutti quei settori che sono legati al mondo sanitario, pur non trattandosi di medici o infermieri.

tabella vaccini personale non sanitario gimbe

Abbiamo analizzato i dati ufficiali in questo primo mese di campagna vaccinale (dal 27 dicembre 2020 al 27 gennaio 2021) ed è risultato che la maggior parte del “personale non sanitario” vaccinato appartiene alla fascia di età 40-69 anni (il 64%), mentre circa il 23% ha un’età compresa tra i 20 e 39 anni. C’è anche una minima percentuale (0,4%) che è stata destinata ai più giovani (16-19 anni) che hanno ricevuto in totale una 70ina di dosi.

Infine, tra i vaccinati “non sanitari”, circa 2.100 (il 13%) sono anziani (da 70 a oltre 90 anni) che non sono ospiti di rsa e non vengono calcolati nella categoria over 80. Un dato difficilmente spiegabile, se si tiene conto che la categoria comprende i lavoratori di ospedali e strutture per anziani.

Il consigliere regionale Ferruccio Sansa ha annunciato di voler chiedere maggiori delucidazioni a Toti&Co: “Chiederemo alla Regione di sapere a chi sono andati i vaccini, è fondamentale che le, pur poche, dosi di vaccino disponibili siano utilizzate per proteggere chi lavora in prima linea con i pazienti e le persone più fragili, come previsto dal Piano vaccinale”.

Quella della Liguria sembra essere una strategia, diversa da quella adottata in altre regioni, secondo cui è meglio vaccinare prima tutto il comparto che ruota intorno agli ospedali e alle rsa per evitare il contagio al loro interno. “Pur non rientrando nelle categorie particolarmente esposte al rischio, quelle ‘non sanitarie’ in questo modo sono state salvaguardate – spiega Brunello Brunetto, consigliere regionale della Lega ed ex primario del reparto di Rianimazione del San Paolo di Savona  – In un sistema complesso come una realtà sanitaria, infatti, il corretto funzionamento deve riguardare tutte le strutture: devono essere presenti medici ed infermieri, ma anche tutti gli altri lavoratori degli altri reparti. È quindi importante che anche loro vengano vaccinati”.

Brunetto poi rivolge alcune critiche alla gestione della vaccinazione: “A Roma avrebbero dovuto inserire anche altre categorie a rischio come ospiti non residenziali (non di Rsa) o pazienti psichici. Poiché il piano non è adeguato, si sono create differenze tra una regione e l’altra, alcune sono andate più avanti e hanno fatto delle integrazioni. Certo è che se la fase 1 prevedeva circa 70 mila vaccini, noi dobbiamo garantire la vaccinazione di tutte le persone comprese in questa fase, non una di più né una di meno. Non possiamo permetterci di fare integrazioni che sarebbero anche corrette: se il massimo disponibile è quello, quello dobbiamo utilizzare” conclude.

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