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Il ministro Speranza e la “superiorità morale” di una sinistra che passa tra le gocce d’acqua

E se fosse Berlusconi a favorire le grandi e ricche città contro i piccoli Comuni?

Savona. Venerdì è diventato il giorno che cambia un po’ il nostro destino: niente di eccezionale, per carità, al venerdì sappiamo soltanto se potremo mangiare al ristorante (a pranzo, ovvio) o bere qualcosa al bar (fino alle 18).

È in pratica solo questa la differenza tra zona arancione, in cui ci troviamo al momento, e zona gialla, che la Liguria spera di ottenere da domenica prossima, 31 gennaio, con decisione che potrebbe prendere appunto venerdì 29 il ministro Speranza.

L’altro aspetto della differenza tra zona arancione e zona gialla è che, teoricamente, in quella arancione non si può varcare il confine del proprio Comune se superiore ai 5000 abitanti, e non si può farlo, comunque, verso i capoluoghi di provincia.

Teoricamente, dicevamo, perché in pratica quel divieto non lo rispetta più nessuno tanto è assurdo, soprattutto se paragonato alla possibilità di circolare nelle grandi aree urbane, quindi – per restare dalle nostre parti – in tutta Genova, che è tanta roba.

Così si vedono file di auto procedere da Varazze e Vado verso Savona, ciclisti tranquilli percorrere mezza Riviera, camminatori che certamente non si fermano quando da Savona procedendo verso Albissola arrivano al Ritano del termine, così chiamato perché appunto divide i due Comuni.
Di tutto questo (le peripezie di bar e ristoranti e il divieto di uscire dal proprio Comune) abbiamo già parlato altre volte, ma molti ci sollecitano a farlo di nuovo e quindi aderiamo volentieri.

C’è anche chi ironizza sul virus “fornaio” che colpisce solo di notte o che non si accanisce contro gli autogrill, dove si può pranzare tranquillamente seduti (non fa giustamente eccezione quello che si trova al fianco del casello di Savona-Vado).

In questi giorni si parla soprattutto di crisi di governo, di Conte ter, ipotesi di Unità Nazionale, ritorno a un’alleanza con Renzi. Ammettendo una buona dose di qualunquismo, optiamo per qualsiasi soluzione basta che contempli un ministro della Salute diverso da Speranza.

Capo della delegazione al governo di Liberi e Uguali, richiama  quella parte di sinistra che pensa di passare tra le gocce di pioggia e che rivendica (spesso a buon titolo) una certa superiorità morale soprattutto, almeno in questo periodo, nei confronti delle teorie sovraniste.

Pensate se fosse un ministro di Berlusconi: giù tutti i sinistri ad addebitargli di stare con i ricchi (le grandi città) contro i poveri (i piccoli comunelli) e altre argomentazioni del genere.

Non volendo dar adito ad equivoci, dobbiamo subito ricordare che il virus circola con le persone, che tutti i Paesi d’Europa ricorrono a limitazioni anche maggiori delle nostre. Per questo sarebbe meglio un periodo di lockdown stretto piuttosto che il giochino dei colori – basato tra l’altro su dati non condivisi da molti – che non limita (o limita poco) la diffusione del virus e fa collassare l’economia.

Comunque venerdì si avvicina, per ora non ci resta che aggrapparci alla boccata d’ossigeno di un po’ di giallo.

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