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Crisi di Governo. Italia Viva in stand by, No di FI e Rixi (Lega): “Subito al voto” foto

Ecco le prime reazioni e commenti dei parlamentari liguri e savonesi dopo il discorso del premier Conte

Liguria. Il discorso del premier Conte sulla crisi di Governo e il dibattito alla Camera ha innescato i primi commenti e le prime reazioni dei parlamentari liguri dei vari partiti e schieramenti, nella maggioranza così come nell’opposizione.

La tensione in vista della sfida finale a palazzo Madama è altissima e lo prova il fatto che nelle fila del Pd e del M5s è difficile trovare un deputato o un senatore ligure che risponda al telefono.

Ecco le diverse posizioni sull’attuale situazione politica:

RAFFAELLA PAITA (IV): “La nostra astensione è un gesto da inquadrare nell’esigenza di approfondire meglio quella discussione che in qualche modo si è sospesa perché non c’era la disponibilità da parte del Presidente del Consiglio di accogliere molte nostre proposte che sono state avanzate per il bene del Paese. Lo dico con franchezza porre questioni su Alitalia, su Autostrade, sui cantieri o sul Mes è fare esattamente l’interesse del paese. Vedremo che numeri ci saranno. Se i numeri del Senato non ci saranno dal giorno dopo è chiaro che noi come paese abbiamo tutto l’interesse ad evitare maggioranze raccogliticce e governi instabili, questo perché abbiamo l’esigenza di spendere al meglio le risorse del #RecoveryFund e abbiamo l’esigenza di far ripartire l’economia e anche di governare meglio il tema della vaccinazione”.

ROBERTO TRAVERSI (M5S): “Non riesco ancora a capire come sia possibile che nel mezzo di una situazione tanto complicata per il Paese si debba affrontare una crisi aperta da qualcuno per motivi ancora non chiariti e con scopi che di certo non hanno niente a che fare con la salvaguardia della sicurezza, della salute e del benessere delle famiglie.
È evidente che, comunque andranno le cose, chi ci ha portato fin qua dovrà assumersene le responsabilità agli occhi del Paese e che quanto accaduto rappresenta una rottura dalla quel no si può tornare indietro. Non può esistere alleanza o accordo senza reciproca fiducia e non può esserci fiducia nei confronti di chi compie simili strappi mettendo a rischio il lavoro fatto in questi mesi. È il momento della serietà e della responsabilità. Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato entrambe le cose mettendosi a disposizione di questo progetto di governo l’estate del 2019 e sostenendo senza esitazioni ancora oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Adesso sarà chiaro a tutti chi vuole continuare a lavorare per aiutare il Paese a rialzarsi in questo drammatico momento e chi invece preferisce agire in nome di giochi politici finalizzati soltanto al tornaconto elettorale”.

SIMONE VALENTE (M5S): “Avere un grande ego può avere dei lati positivi, ma non se per mestiere si è chiamati a mettere l’interesse di un Paese prima del proprio. Qualcuno prima o poi capirà la ragione della scelta di Renzi, la cosa certa al momento è che ha trascurato le preoccupazioni, i bisogni, le aspettative degli italiani per parlare e far parlare di sè. Ci sono innumerevoli aspetti su cui è urgente lavorare se si vuole il bene dell’Italia, dai ristori alle imprese al settore della montagna, dalla campagna vaccinale alla gestione dei 209 miliardi del Recovery Plan: far dimettere le proprie ministre non è sicuramente tra questi. Ora attendiamo tutti i passaggi costituzionali che il presidente Conte farà nelle prossime ore, auspicando che quanto prima si trovi una formula parlamentare che gli consenta di continuare il suo operato. I meriti del presidente del Consiglio sono innegabili: ha governato in modo efficiente il Paese durante una crisi senza precedenti e accreditato l’Italia a livello europeo. È con lui che dobbiamo proseguire”.

Sul fronte della maggioranza, oltre che da LEU, pieno appoggio dal PARTITO DEMOCRATICO: “Bene Giuseppe Conte. L’appello ad andare avanti per cambiare. Patto di legislatura, apertura al coinvolgimento del Paese, priorità allo sviluppo per creare lavoro, alla difesa della salute, al rafforzamento del protagonismo europeo a cominciare dal NextGenerationEu. Non fermiamoci ora. Dobbiamo ricostruire la fiducia. L’Italia ha diritto alla speranza”.

“In questa fase è ancor più necessaria massima unità del Pd e massimo coinvolgimento dei gruppi parlamentari.⁣⁣ Sostegno convinto a Conte per il lavoro importante che svolge al servizio del Paese e sottolineo il profilo che ha il Pd come partito della responsabilità e della ricerca della soluzione della crisi, in un momento critico per il Paese”.⁣

LUCA PASTORINO (LEU): “L’ipotesi di un Governo di unità nazionale è tutta da dimostrare. Davvero pensiamo che Draghi si metterebbe a fare un governo a queste condizioni? Ho fortissime perplessità. Le crisi devono avere un epilogo e tra questi epiloghi c’è anche il voto”.

EDOARDO RIXI (LEGA): “Siamo all’epilogo di un Governo fondato su una maggioranza raccogliticcia, senza una visione ma con un solo obbiettivo: impedire a Matteo Salvini di governare. Anche a costo di condannare il Paese al totale immobilismo a alla decrescita economica. E la pandemia non ha fatto altro che aggravare la situazione, evidenziando le debolezze del nostro Paese e la fragilità dei suoi governanti. Su infrastrutture e trasporti l’incapacità di questo Governo ha raggiunto il suo picco.

Tema delle grandi opere. Con la Lega al governo, siamo riusciti a ridare linfa vitale a tanti interventi infrastrutturali, piccoli e grandi, bloccati da tempo nelle maglie della burocrazia. Mi riferisco allo sblocco della Tav, al nuovo ponte di Genova, al decreto “Sblocca cantieri” convertito nel giugno 2019, che ha fissato norme chiare e facilmente applicabili. I risultati conseguiti prima del lockdown sono nella Storia: +16 % la spesa dei Comuni in investimenti e +40% il valore delle gare d’appalto. Nello stesso decreto era stata giustamente inserita la possibilità di estendere il modello di successo per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova a tutte quelle opere ritenute prioritarie per il Paese, attribuendo al Presidente del Consiglio il compito di individuare tali opere con proprio decreto. Ma il decreto è stato adottato soltanto nel novembre 2020. E ora è sottoposto all’esame delle commissioni parlamentari competenti. In pratica, a distanza di oltre un anno e mezzo dall’approvazione dello ‘Sblocca cantieri’, grazie al vostro governo i cantieri sono ancora tutti fermi!

Sul Recovery plan, scorrendo le 160 pagine del Piano si capisce che non c’è alcuna visione: rischia di essere l’ennesima occasione persa e di ipotecare il futuro della nazione. Dei 32 miliardi dedicati alla missione “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, ce ne sono 28,3 destinati all’alta velocità ferroviaria e alla manutenzione stradale. Vedendo però nel dettaglio gli interventi oggetto di finanziamento, si scopre che molte delle risorse annunciate sono state già stanziate, e che tanti interventi infrastrutturali – altrettanto strategici – non sono minimamente contemplati. Penso alla Tav Torino-Lione, Ponte sullo Stretto di Messina, linea AV/AC Milano-Genova, linea Tirrenica, Pontremolese, Cispadana, autostrada Roma-Latina, Ti.Bre. L’elenco delle opere dimenticate dal Governo è così lungo che potrei andare avanti per ore!

E veniamo alle autostrade. A oltre due anni e mezzo di distanza dal crollo del Ponte Morandi continuano i gravi disagi sul nodo autostradale con chiusure a singhiozzo. Anche qui manca una visione generale. Da più di un anno sulle scrivanie del Mit giace l’aggiornamento del piano economico-finanziario di Aspi, con investimenti per oltre 14 miliardi a carico della stessa società ancora bloccati, molti dei quali di vitale importanza, come la Gronda di Genova, il nodo di Bologna e la realizzazione della 3a o 4a corsia su tratti assai trafficati della rete. Nonché la ristrutturazione di numerosi cavalcavia e viadotti. E questo discorso vale anche per buona parte delle altre concessioni autostradali. Da un anno questo il Governo non fa altro che rimandare le decisioni, una ulteriore prova concreta dell’incapacità di elaborare una visione per il Paese.

Il trasporto aereo ha perso il 60% nel 2020, gli aeroporti hanno registrato perdite superiori al miliardo di euro e nel Recovery non c’è alcuna misura a favore del settore. L’unica azione è stata la nazionalizzazione di Alitalia, con nuovi costi per la collettività pari a 3 miliardi di euro. Anche su questo però, sono trascorsi oltre 7 mesi, senza un progetto, e così oggi non si sa cosa sarà della compagnia mentre oltre 5.000 dipendenti rischiano il posto di lavoro!

Altro grande assente del Recovery è il trasporto marittimo, sia passeggeri che merci. Nelle prime bozze del Piano figuravano misure, per 2 miliardi di euro. Ma lo stanziamento è stato prima ridotto a 670 milioni, poi è del tutto scomparso nella versione definitiva del Piano. Sembra incredibile ma per l’Italia, Paese al centro del Mediterraneo, non figura alcuna misura per l’economia del mare!

Col trasporto pubblico locale avete fallito su tutta la linea. Prima con coefficienti di riempimento sui mezzi pubblici impossibili da verificare, poi siete rimasti inerti sulle proposte alternative tipo i bus turistici, avanzate dall’opposizione e dalla Lega in particolare. Nel frattempo l’Italia è stata travolta dalla seconda ondata di contagi e la questione del Tpl è rimasta inevasa. Inoltre, la maggior parte delle Regioni attende ancora da oltre sei mesi le risorse necessarie all’erogazione del bonus taxi/NCC per gli utenti più fragili.

L’esperienza di Governo che i giornali indicano come Conte bis per noi è da archiviare come un fallimento su tutta la linea. Famiglia, lavoro, scuola, giustizia e sviluppo sono i cinque punti che per la Lega – e il centrodestra – sono imprescindibili per il nostro Paese. Gli italiani hanno bisogno di un governo con una visione chiara sul futuro. In un momento così drammatico avete dato un pessimo esempio all’intero Paese. Tenete soltanto alle vostre poltrone, perché se aveste a cuore la nazione indichereste soltanto una via: scioglimento delle Camere e nuove elezioni subito!”.

SARA FOSOCOLO (LEGA): “Uno spettacolo imbarazzante. Una maggioranza che non c’è più e che litiga su tutto, un Governo che non rappresenta i cittadini italiani ed è ogni giorno più distante anni luce dai problemi del Paese, forze politiche che fanno e dicono tutto e il contrario di tutto pur di non perdere la poltrona. Migliaia di aziende hanno chiuso, sono in enorme difficoltà o riescono a malapena a tenere aperto e Conte parla di ‘ristori proporzionati’, una presa in giro per gli italiani e per tutti coloro che devono affrontare ogni giorno le conseguenze delle scelte sbagliate del Governo. Altro che costruttori, sono solo dei poltronari incapaci: in un Paese normale, avrebbero già dato le dimissioni e permesso ai cittadini di esprimersi attraverso il voto, come avviene in tutto il resto d’Europa”.

Il centrodestra, chiamato in causa più o meno direttamente dal premier che alla Camera ha invocato l’appoggio di “forze parlamentari volenterose” di matrice “liberale, popolare, socialista”, resta ancora alla finestra e questa sera è stata convocata una riunione decisiva sulla posizione della coalizione. Forza Italia a più riprese è stata menzionata come possibile salvagente per la maggioranza qualora la campagna acquisti nel gruppo misto non desse i frutti sperati. Il centrodestra è animato da una tentazione che inizia a farsi strada: quella del “ribaltone”, cioè un esecutivo sostenuto dal centrodestra e da una certa quota di volenterosi – per usare gli stessi termini di Conte – che non sarebbero certo facili da trovare. Senza passare dalle elezioni, si intende.

GIORGIO MULE'(FI): “Un uomo politicamente disperato ha tentato oggi alla Camera l’ennesima acrobazia, l’ennesimo esercizio di trasformismo sulla pelle degli italiani con un discorso stucchevole, senza alcun respiro, senza alcuna visione e proiettato soltanto a blandire improbabili responsabili in giro. Giuseppe Conte certifica, ove mai ce ne fosse bisogno, la sua incapacità di guidare il Paese e portarlo fuori dalle secche. Un elenco di “abbiamo fatto” e “faremo” senza la minima critica. L’apice però è stato toccato con l’apertura (priorità assoluta del Paese quando non arrivano i ristori…) alla riforma elettorale in chiave proporzionale per provare ancora e ancora a raccattare quale “distruttore” in giro. Mai la fiducia, mai complici di un premier che mente sapendo di mentire, mai complici di un governo che prende in giro gli italiani”.

ROBERTO BAGNASCO (FI): Noi sicuramente non saremo in questa maggioranza. A me è sembrato che Conte aprisse a tutti pur di tenere in pieni il governo. Non abbiamo intenzione di appoggiare questo presidente del Consiglio, anche se abbiamo confermato che non faremo mancare i nostri voti sui passaggi più importanti come recovery fund e scostamento di bilancio. Siamo disponibili a un’alternativa di governo, non larghe intese ma un governo di centrodestra. Siamo convinti che, se ci fosse data la possibilità di giocare una carta nostra, a quel punto potremmo acquisire i numeri per poter governare. Le migrazioni in questo parlamento sono già state numerose, il gruppo misto alla Camera è molto nutrito. Ma ci deve essere un chiaro nucleo di centrodestra. Renzi? Non dà sufficienti garanzie di tenuta, è assolutamente inaffidabile: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il premier? I numeri dicono che è Salvini, ma noi rivendichiamo un ruolo importante. Loro hanno già provato a governare per due anni e mezzo, il centrodestra che vogliamo mettere in campo noi è più omogeneo perché è maggioranza relativa alle ultime elezioni. Questa è l’unica possibilità, altrimenti c’è il voto. Posso dire con soddisfazione che i parlamentari liguri di Forza Italia non sono mai stati contattati da nessuno per appoggiare questo governo. Ne siamo molto contenti, evidentemente eravamo al di sopra di ogni sospetto”.

SANDRO BIASOTTI (FI): “Forza Italia non entrerà in questa attuale maggioranza, mentre potrà votare alcune leggi utili per tutti. Se invece ci fosse un governo di larghe intese, credo che FI potrà contribuire”.

Su questo ultimo punto politico vediamo un possibile Governo di unità nazionale, come quello caldeggiato da Toti: il nome che circola con maggiore eco è quello di Mario Draghi, in seconda battuta quello di Marta Cartabia. A dire il vero, per ora è un’idea che non scalda i cuori, dunque o il premier Conte resiste con una nuova maggioranza, o ancora l’operazione “ribaltone” del centrodestra va in porto, oppure si tornerà alle urne.

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