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Cna Savona ai ristoratori: “Reagire ma con consapevolezza”

"Le sanzioni arrivano alle singole imprese non a chi le organizza"

Savona. Le forme di protesta civile da parte di ristoratori ed esercenti rispetto alle restrizioni previste per contenere i contagi arrivano anche nel savonese. Per questo è arrivato un appello da parte di Cna Savona rispetto alla difficile situazione provocata dalla crisi pandemica: “Siamo in una situazione difficilissima di cui non si vede luce e in attesa di ulteriori misure restrittive, che interesseranno l’Italia almeno per un mese, come in altri Paesi d’Europa e non solo, Israele ha istituito due settimane di lockdown, il settore della ristorazione e tutta la filiera si ritrova, ancora una volta, in balia degli eventi. Non si sa quando aprire, come fare gli acquisiti, cosa dire ai propri dipendenti” afferma la presidente provinciale Cna Savona Paola Freccero.

“E’ del tutto evidente che i ristori finora erogati non possono essere considerati sufficienti a ripianare le perdite subite”.

“In questo contesto comprensibilmente aumenta il malumore, la voglia di urlare, di andare contro corrente e di aderire ad iniziative clamorose. La storia ci insegna tuttavia che molti tra quelli che attizzano gli animi poi spariscono lasciando nei guai chi rimane e, tra questi, i pochissimi che invece restano, entrano del tutto impreparati all’interno delle maglie di un sistema complesso, quale il nostro, che poco si addice ad arrivisti della politica, nati solo per catalizzare la rabbia o al più fare opposizione. L’attività sindacale si fa tutti i giorni anche in acque relativamente tranquille”.

“Sono assolutamente solidale rispetto forme di protesta civile e non violenta e più che legittima ma trasgredire le regole presuppone la piena coscienza da parte di chi lo fa in termini di conseguenze per se stessi e per li altri. Le sanzioni arrivano alle singole imprese non a chi le organizza”.

E la presidente Freccero aggiunge: “Indubbiamente l’eccessiva cautela del Governo, unita a azioni contraddittorie, l’aver scelto come interlocutori solo le Regioni, di fatto fa vedere un pezzo di realtà. Perché i saldi sì, e andare a teatro no? Perché limitare l’asporto fino alle 18 come se i contagi fossero ad orari? Le imprese e in primis quelle della ristorazione hanno adeguato i propri locali nel rispetto delle misure di sicurezza che ricordiamo non sono solo verso i clienti, ma anche verso il personale dipendente e i fornitori. Eppure questo non ha valore”.

“In questi giorni abbiamo dato comunicazione dei provvedimenti approvati a favore della filiera agroalimentare di cui la ristorazione fa parte, non solo di quelli legati al decreto ristori, ma anche alla legge di bilancio. Quello che dobbiamo chiedere è che quanto stabilito venga erogato il più presto possibile, che la cassa integrazione non può essere ferma a maggio ( tranne che per l’artigianato). Che i vaccini vengano fatti rispettando i tempi. Il senso di responsabilità deve essere di tutti, non solo da parte di chi deve rispettare le regole, ma anche dal Governo e dalle Regioni”.

“Deve essere chiaro a tutti che bisogna accelerare al massimo i tempi per riaprire le attività ora che ci sono i vaccini. Non possiamo e non dobbiamo tollerare ritardi” conclude.

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