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Caccia, i Verdi rispondono a Piana e Cia: “Con la ‘braccata’ si peggiora la situazione. Ignorati i dati scientifici dell’Ispra”

"In autunno-inverno l'impatto delle 'braccate' incide in modo fortemente negativo anche sulle attività turistiche (trekking, bikers, ecc), la raccolta di funghi e castagne"

Liguria. “L’assessore alla caccia della Regione Liguria, Alessandro Piana, ha annunciato che ‘la caccia al cinghiale svolta dalle squadre (ovvero la braccata) può proseguire per tutto il mese di gennaio’ e la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) ha dichiarato come questa decisione sia ‘assolutamente necessaria’, pur affermando come risulti evidente che ‘occorrono altri interventi da affiancare all’attività venatoria’. In questa situazione meteorologica il vice presidente Piana avrebbe dovuto ricordare, prima di tutto, che la Legge 157/92 impone il ‘divieto di caccia su terreni coperti di neve, in tutto o nella maggior parte’ e i motivi sono evidenti: gli animali selvatici in questa situazione sono estremamente deboli e provati”. Lo ricorda il portavoce della Federazione dei Verdi della provincia di Savona Gabriello Castellazzi.

“In relazione alla presa di posizione della Cia, proprio in difesa del mondo agricolo, è necessario ribadire che bisogna avere rispetto per i dati scientifici. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, pochi giorni fa, rispondendo alla richiesta di un parere riguardo al prolungamento della caccia collettiva al cinghiale fino al 31/1/2021 scriveva in modo chiaro:

Dai risultati di una serie di studi, riportati nella recente letteratura scientifica e dai dati emersi in diversi contesti italiani, si evince che la caccia in “braccata” modifica la struttura sociale e genetica delle popolazioni favorendo la produttività delle femmine poiché provoca la frammentazione dei gruppi familiari. Quindi questa modalità di caccia collettiva in “braccata” (azione coordinata di 10-15 uomini con cani che portano allo scovo del cinghiale e al suo successivo abbattimento) non ha mostrato efficacia nel contenere né le presenze di cinghiali, né i danni da questi causati. Pertanto l’ISPRA ritiene che difficilmente il prolungamento della caccia con questa modalità avrà un qualche effetto tangibile nel contenimento dei danni che ci potranno essere tra la primavera e l’estate prossimi.

“Dopo un parere così preciso e motivato per quale motivo si deve diabolicamente perseverare su di una strada sbagliata? Ricordiamo bene che questi ungulati sono stati introdotti a scopo venatorio con il risultato che i danni all’agricoltura si sono moltiplicati nel tempo. E’ necessario mettere fine ad ogni pratica di ripopolamento e foraggiamento degli ungulati e di vendita illegale delle loro carni (un giro d’affari di un milione di euro ogni anno). La stessa Coldiretti, pochi mesi fa ha invocato interventi risolutivi, ribadendo ‘l’importanza di portare avanti la sperimentazione per la sterilizzazione temporanea degli animali, di controllare le attività illegali circa l’immissione di questi esemplari, di rivedere il sistema di contenimento selettivo, di incentivare l’uso delle gabbie di cattura, di semplificare le norme vigenti in materia di autodifesa del suolo promuovendo la pulizia e la coltivazione dei terreni incolti e cercando di trovare una volta per tutte una soluzione che permetta la convivenza con questi animali’”.

Secondo i Verdi “è veramente incomprensibile vedere ancora ignorati dei risultati scientifici così chiari, che emergono da studi ormai accreditati presso diverse Università: il professor Andrea Mazzatenta dell’Università di Chieti, il professor Carlo Consiglio, docente di zoologia presso l’Università La Sapienza, che già nel 2014 sulla base di letteratura scientifica mondiale, affermava: ‘la caccia disgrega i gruppi consolidati e contribuisce ad aumentare la fertilità della specie venendo meno il meccanismo della simultaneità dell’estro delle femmine’. Il professor Luigi Boitani, docente di ecologia animale, la professoressa Sabrina Servanty, che insieme ad un gruppo di biologi ha seguito per 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali nel Dipartimento Haute Marne in Francia, il Biologo ungherese Vilmos Sanji, il dottor Silvano Toso ex direttore di Ispra, il professor Josef Reicholf. Per tutti questi studiosi, molto preparati sul problema, la ‘pressione venatoria’ aumenta la fertilità della specie”.

“Ricordiamo inoltre che in autunno-inverno l’impatto delle ‘braccate’ incide in modo fortemente negativo anche sulle attività turistiche (trekking, bikers, ecc), la raccolta di funghi e castagne. E’ molto pericoloso avvicinarsi alle zone boscate nei giorni di domenica e mercoledì (caccia al cinghiale dal 4 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021). Sono quindi urgenti vere azioni concrete in sintonia con i risultati della ricerca scientifica”.

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