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Aumento contagi, il governo pronto a nuove restrizioni per evitare la terza ondata

Attesa per il nuovo Dpcm post festività natalizie, ancora incognite e preoccupazioni sulle scuole

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Liguria. Nonostante l’auspicio del governatore Toti in vista del 7 gennaio, la situazione ligure potrebbe portare a nuove restrizioni: zona arancione o addirittura rossa? Una domanda che troverà risposta con il prossimo Dpcm post Epifania.

Molti attendevano un ritorno alla normalità, ma il governo sta pensando di intervenire per applicare una ulteriore stretta ed evitare così una possibile terza ondata tra gennaio e febbraio.

Già da un paio di giorni si parla della possibilità che per quella data, momento nel quale tutte le Regioni dovrebbero ripartire come “zona gialla”, la Liguria possa di fatto avere parametri di classificazione arancioni, tendenti al rosso. Ieri, con pochissimi tamponi effettuati (1.625) i casi erano oltre 200 con un tasso di positività del 16% e anche i bollettini precedenti avevano fatto capire che qualcosa stava cambiando in negativo.

Il ministro Speranza e parte del governo stanno pensando di restringere ulteriormente le maglie dei parametri scelti per la colorazione puntando proprio sull’Rt e sull’incidenza (parametro sul quale la Liguria è messa meglio rispetto ad altre regioni a rischio come Calabria e Veneto). L’Rt “rosso” calerebbe da 1,5 a 1,25, quello “arancione” da 1,25 a 1.

Non solo, in genere il governo starebbe pensando alla creazione di “giorni rossi” in tutto il Paese durante i weekend, anche per le regioni “gialle”. Una decisione che limiterebbe gli spostamenti e la vita sociale ma che obbligherebbe alla chiusura anche a pranzo bar e ristoranti, per fare solo un esempio.

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è convinto che questo non debba accadere e insieme alla conferenza delle Regioni, di cui è vicepresidente, ha chiesto di “rivedere i parametri sulle aree di rischio secondo criteri più rapidi e snelli, i parametri attuali sono in un certo senso inadeguati”.

Il punto è che la classificazione avviene, oggi, con dati vecchi di 15 giorni, quindi bisognerà attendere l’esatta corrispondenza dei dati, oltre a sapere con esattezza quanto cene e pranzi natalizi avranno inciso sull’andamento del contagio e la diffusione del virus.

Infine il rebus delle scuole superiori, sulle quali resta da una parte la voglia di ripartire (seppur in maniera graduale e modulata) e dall’altra la paura di una nuova impennata dei casi positivi provocata dall’aumento della circolazione sui mezzi pubblici. Da questo punto di vista, con l’azione di coordinamento delle Prefetture, i piani relativi al sistema dei trasporti sono ormai pronti. Il governo ha stanziato 300 mln di euro per rafforzare e potenziare il trasporto pubblico.

Tra le ipotesi, oltre ad ingressi scaglionati sulla base di orari certi e definiti, anche una organizzazione delle classi con il 50% in remoto e una rotazione delle presenze in aula. Un ulteriore step dopo metà gennaio potrebbe stabilire anche il 75% di presenze in classe.

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