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Lettere al direttore

Vaccini, lo sfogo di un veterinario savonese

"Le nostre esperienze per evitare molti errori applicando strategie analoghe a quelle per noi codificate da decenni"

Quella che segue è una lettera giunta alla nostra redazione da un Decano dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Savona.

Aderendo alla sollecitazione di molti colleghi esprimo le mie considerazioni, già condivise da molti esponenti istituzionali:

Ci risiamo…

Questa volta è toccato all’”ARIA CHE TIRA” a sparlare, ironizzando vergognosamente, della nostra professione, senza sapere chi siamo e quale sia il nostro ruolo nella Sanità.

Nella trasmissione si invitava a “rimettere ordine nelle competenze” e a fare ciascuno “il proprio mestiere”, escludendo i Veterinari dall’argomento VACCINI, in quanto di competenza medica,
senza considerare che se oggi esistono i vaccini lo dobbiamo ad un Chimico, Luigi Pasteur, ad un Naturalista, Edward Jenner ed agli animali da cui gli stessi derivano.

In particolare Pasteur ottenne il vaccino dal cervello di un cane affetto da “Rabbia” e Jenner inoculando ad un congiunto il virus del “Vaiolo bovino”.

Il termine “VACCINO”, per chi non lo sapesse, deriva proprio dalla “VACCA”.

Nel tempo, poi, si sono aggiunti il Veterinario Peter Doherty, Premio Nobel per la Medicina per le scoperte sulle reazioni del sistema immunitario alla base dei moderni vaccini. Inoltre HBsAG, la
porzione di HBV con cui si produce l’Engerix-B, uno dei vaccini più efficaci della storia, fu scoperto da due Veterinari. Ha una laurea in Veterinaria Albert Bourla, l’amministratore delegato della
multinazionale (Pfizer) che sta sviluppando il terzo possibile vaccino ed è un Veterinario anche l’amministratore delegato di Astra Zeneca, Pascal Soriot, che sta sviluppando il vaccino cheprobabilmente useremo in Italia.

Sulle competenze veterinarie in tema di profilassi, esiste il Regolamento Europeo N°. 178/2002 (se si vuol fare informazione seria, sarebbe bene prima ”informarsi”) basato sul principio della “ONE HEALTH”, dove si specifica che la salute e’ “UNICA” e non vanno distinti gli agenti patogeni umani, animali e vegetali per la loro interscambiabilità, come dimostrano le recenti esperienze di agenti che hanno fatto il salto di specie (SARS-CoV-2, MERS-CoV, SUINA, AVIARIA, HIV, EBOLA etc…).

L’invito al rispetto della normativa è contenuto in un recente appello alle istituzioni di Giuristi, Economisti, Docenti universitari, dove il Giurista Capelli, esperto in diritto europeo e per anni consulente del Ministro della Salute scrive: “Ho visto che nella prima ondata sono stati dimenticati i Veterinari. E’ assurdo escludere 30.000 professionisti che annualmente si confrontano con
epidemie, mentre i medici hanno avuto l’ultima esperienza il secolo scorso (dimostrando la loro impreparazione, aggiungo io). Anche se si tratta epidemie diverse, la base statistica e matematica
è comune”. Gli fa eco il Prof. Emerito Luciano Gattinoni (Universita’ di Milano) oggi Visiting Professor all’Università tedesca di Gottinger, che afferma “…perche’ di Coronavirus i Veterinari ne sanno certamente piu’ dei Medici…”. Partendo dalle nostre esperienze si potevano evitare molti errori applicando strategie analoghe a quelle per noi codificate da decenni.

Di fronte ad una moria di animali il nostro punto di partenza prevede la conoscenza di cosa abbiamo di fronte, attraverso l’attivazione dei referenti Dipartimenti di Patologia delle Università e
degli Istituti Zooprofilattici per gli indispensabili esami necroscopici (autopsie). Un analogo comportamento nei confronti del Coronavirus avrebbe evitato molti errori e molti decessi.

L’immediato isolamento da noi praticato degli animali infetti, sospetti infetti e sospetti di contaminazione e la loro circoscrizione in zone infette e di protezione (senza colorarle in giallo, arancione e rosso) avrebbe dovuto corrispondere al divieto del ricorso al Pronto Soccorso. La sospensione di Fiere, Mercati e Mostre Animali avrebbe dovuto corrispondere al diniego della disputa dell’Incontro di calcio Atalanta Valencia a S. Siro il 19 febbraio scorso.

Per quanto riguarda la collega Ilaria Capua la stessa ha sempre dichiarato che sarà la prima a vaccinarsi, pur sostenendo che il vaccino protegga dalla malattia e non dall’infezione e che, pertanto, continuerà nel suo isolamento, nel timore di recepire il virus, senza ammalarsi perché vaccinata, propagandolo a non vaccinati, che invita a recedere dalle loro remore conseguenti ad altrui informazioni distorte.

Certo che gli statunitensi devono essere ben sprovveduti per affidare un importante Centro di Eccellenza della Florida chiamato “One Health” (chiaro il significato) ad una Veterinaria Italiana!!!
O forse la considerano una delle massime esperte in virus influenzali??? Non sarà che tutto questo astio nei suoi confronti derivi dall’invidia di qualche suo omologo che in USA troverebbe
posto in un laboratorio di pari importanza solo per lavare le provette?

Ieri sera ho visto su “TELENORD – LIGURIA” il Prof. Bassetti (io sono ligure, lo seguo e lo ringrazio per il suo impegno in prima linea e gli perdono le sue idee confuse sul curriculum formativo che NON distingue le nostre professioni) preoccupato per l’alto numero di intervistati restii alla vaccinazione.

Nel commentare con mia moglie circa l’impossibilita’ di passare una serata indenne dalle esternazioni mediatiche di soloni, spesso impegnati a contraddirsi, mi sono chiesto: se un italiano
su tre dichiara di non volersi vaccinare di chi sarà la colpa? Dei Veterinari???”

Dott. Biagio Robutti
Decano dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Savona

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