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Travolti da un treno a Quiliano, ecco “Una rete per Giuseppe” per dare sostegno e aiuto ai migranti nel nostro Paese

Il progetto lanciato dall'associazione "Fischia il vento"

Quiliano/Onzo. Si chiamerà “Una rete per Giuseppe” l’iniziativa di assistenza e sostegno ai migranti che l’associazione “Fischia il Vento” ha intenzione di creare con il sostegno e la collaborazione di Anpi, scout, associazioni di volontariato e, a livello istituzionale personale della sicurezza e Prefettura.

L’obiettivo è evitare che si ripetano i fatti avvenuti questa notte a Quiliano, dove due giovani (membri di un gruppo di profughi curdi e iraniani diretto in Francia) sono stati travolti da un treno regionale.

“Il fatto di Quiliano non è isolato – nota il presidente dell’associazione Giuliano Arnaldi – da tempo il nostro territorio è nodo di una nuova tratta degli schiavi. Non è solo un problema di ordine pubblico ma soprattutto un gigantesco problema di responsabilità umanitaria. Per questo chiediamo al signor prefetto l’attivazione di un tavolo che comprenda, oltre al personale di sicurezza, rappresentanti delle associazioni di volontariato disponibili a mettersi in gioco per questa emergenza”.

“Non sappiamo come si chiamavano i due poveri figli travolti dal treno a Quiliano. Ma come altri ragazzi in altri tempi sono venuti a morire sulle nostre montagne in cerca di una vita migliore, e per questo sono come nostri figli. E allora la rete che vogliamo far in loro nome la chiameremo ‘Una rete per Giuseppe’, che è il nome più diffuso in Italia, un nome antico che rimanda ad un padre onesto e generoso”.

Il progetto prevede di coinvolgere Anpi, scout e associazioni di volontariato, i quali dovranno “organizzarsi per diffondere nelle stazioni, ai passaggi a livello, sulle piazzole delle autostrade da Savona a Ventimiglia un volantino scritto in inglese, francese curdo, arabo che contenga un numero di telefono a cui possano rivolgersi migranti in difficoltà e fornire informazioni precise, prima assistenza, supporto legale”.

Arnaldi sa che “non è semplice: bisogna trovare traduttori, avvocati, personale sanitario, semplici cittadini disponibili a donare un poco del loro tempo e delle loro competenze, e associazioni disponibili a coordinarli. Ma noi ci siamo”.

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