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Travolti da un treno a Quiliano, Di Tullio: “Dov’è finito quello spirito che ci rendeva umani?”

"Siamo noi che ci siamo persi per strada, non quei ragazzi: loro andavano verso la loro umanità"

Già è stato l’anno che sappiamo, già un Natale così triste non aiuta. In più questa notizia. Eppure è una scena già sentita molte volte, vista molte volte alla TV e raccontata più volte dai giornali in ogni parte del mondo. Il racconto della brutalità ripetuto in continuazione fa assuefare chiunque. Ti abitui. Resti indignato certo, pure addolorato ma hai una reazione quasi meccanica.

Questa volta no. Stamattina io sono passato sotto quel viadotto tornando da comprare il regalo a mio figlio. Abbiamo alzato gli occhi, stupiti da vedere dei “borghesi” camminare sopra il viadotto. Probabilmente investigatori o Agenti di Polizia, poi ho collegato. Un colpo al cuore.

Perchè c’è una bella differenza nella tua reazione se un fatto del genere te lo raccontano alla TV oppure se succede a pochi metri da casa tua. Per me è così. Per me in questo momento il senso di colpa è fortissimo. Mi continuo a ripetere in testa, fossi andato a comprare le sigarette, fossi stato in giro per Savona, magari li avrei visti, magari avrei capito, magari avrei potuto fare qualcosa. Mi sarebbe piaciuto vederli, fermarmi, caricarmeli in macchina, portarli a casa, lavarli, vestirli e rifocillarli. Se non riuscivo da solo, chiamare i miei amici, qualche Associazione, trovare qualche soluzione. E il giorno dopo caricarli in macchina o quando lo potessi fare, portarli a quella fottuta frontiera di XX Miglia per consentire loro di provarci ad attraversarla se è là che vogliono andare.

Li penso e sono i miei figli, sono un me stesso, sono io che avrei potuto essere lì.

Eppure non è andata così, nella civilissima Savona stretta tra le civilissime Vado Ligure e Albisola può accadere una cosa del genere come in una qualsiasi zona sperduta della Turchia, sulla strada verso qualche frontiera controllata da quelle rumente del Governo Ungherese o di tanti altri governi del filo spinato.

Mi domando, con angoscia, come sia potuto accadere. Come è possibile che simili situazioni ci scappino. Non le vediamo. Come abbiamo potuto diventare così. Dove è finito il mio spirito, il nostro spirito. Quello che ci faceva (e ci fa, per fortuna, ancora qualche volta) Popolo di umani.

Cosa volete freghi a me dei commenti razzisti su Facebook o dell’indifferenza di taluni o dei “non sono razzista ma…” Non me ne frega niente di costoro. Gli idioti ci sono sempre stati. Giusto sputtanarli.

Sono io che non c’ero, siamo noi che abbiamo mancato. Siamo noi che ci siamo persi per strada, non quei ragazzi sui binari. Loro sapevano dove volevano andare. Verso la loro umanità, quella che noi stiamo dimenticando.

Grazie a IVG e al suo Direttore Andrea Chiovelli. Giganti in una terra di gnomi.

Livio Di Tullio

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