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Spostamenti vietati tra comuni nei giorni di Natale e Capodanno: sui social scoppia la rivolta dei cittadini

Scorre sui social la rabbia e la preoccupazione legate alla decisione assunta dal governo Conte

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Provincia. Hanno tutti obbedito e osservato le regole per tutto il periodo del lockdown, di qualunque sfumatura di colore fosse. Sono stati ubbidienti e ligi alle regole, ma ora con il divieto di spostarsi tra comuni nei giorni di Natale, anche il più rigoroso dei cittadini perde la pazienza. Scorre infatti sui social la rabbia e la preoccupazione legate alla decisione assunta dal governo Conte, che in base al Dpcm di Natale, prevede il divieto di spostamento tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, e dal proprio comune nei giorni 25 e 26 dicembre e per Capodanno.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato nella serata del 2 dicembre il nuovo decreto legge che regola gli spostamenti durante le festività natalizie e che è stato contestato da molti governatori regionali e anche da un nutrito numero di parlamentari della stessa maggioranza. Lo stesso Toti non le ha mandate a dire: “Ma chi scrive queste norme ha mai vissuto nella province italiane o solo nelle grandi città? Sa che il nostro Paese è composto da tanti piccoli comuni, uno vicino all’altro e che così separeremo milioni di italiani senza valide motivazioni scientifiche legate alla lotta contro il virus”?, ha tuonato.

E giù giù a cascata, scendendo la piramide, la stessa ansia mista a rabbia si è propagata tra le persone, ognuna con la sua storia, storia che come sempre non fa casistica, ma registra situazioni differenti e particolari. Tutte vissute sulla propria pelle. Ecco che il dibattito si sposta sui social e scorrono i commenti, tanti davvero decisamente contrari e al limite della disobbedienza civile.

Così scrive Manila in un seguitissimo post : “Allora ricapitoliamo: per fortuna la mamma abita ad Albenga, quindi può venire a mangiare a casa mia il giorno di Natale, peccato che ho due fratelli a Ceriale, di cui una che a Natale non c’è mai, ma le avrebbe fatto piacere passare un Natale con la mamma e i suoi figli che abitano in comuni limitrofi. Un’altra è ad Ormea e non può fare Natale con i suoi figli, genero, nuora e nipoti, e per concludere mio fratello che per fortuna abita a Ceriale vicino a nostra sorella. Non sto parlando di tavolate di 20 persone, non lo abbiamo mai fatto, perché abbiamo rispetto di tutti e soprattutto ora con il Covid, ma comuni limitrofi come i nostri non si possono paragonare a città di milioni di abitanti. Forse -conclude – abbiamo dimostrato in questi mesi di essere dei cretini, ed abbiamo bisogno che qualcuno ci dia regole per affrontare il Natale e Capodanno… Mi spiace presidente Conte non sono d’accordo, la nostra famiglia è dalla fine di febbraio che rispetta le regole”.

A poca distanza dalla pubblicazione del post (a dimostrazione di quanto il tema sia molto sentito) piovono numerosi i commenti e seppure nella premessa in tutti ci sia la consapevolezza della pericolosità del Covid, il finale del commento è lo stesso per tutti. Rabbia e desiderio di disobbedienza.

Paolo è pacato: “Con la libera circolazione ed i trionfalismi estivi e autunnali abbiamo visto cosa è successo e le conseguenze che abbiamo dovuto subire, gestire e sopportare. Non rimane che resistere rispettando queste misure e regole in attesa di una risposta farmacologica attraverso i vaccini ormai in dirittura d’arrivo. L’unica cosa sulla quale eccepire circa la limitazione alla mobilità nel comune di residenza, é mettere sullo stesso piano il borgo o la cittadina di provincia di pochi chilometri di diametro e poche migliaia di abitanti e le città metropolitane con spazi e distanze infinitamente più grandi, dove gli spostamenti e le possibilità di contagio non sono ahimè paragonabili. Pazienza dai, passeremo anche questa.”, conclude.

Polemica un’altra risposta: “Lo dici a me..io ho papà e Paolo a Borghetto ed io a Balestrino… Non ho più parole! Paragonano le città, con paesini come il mio di poche anime”! “A chi lo dici, i miei sono ad Alassio e mia sorella a Testico, sono mesi che non li vedo. Ora stessa cosa a Natale”? scrive Antonella.

Micaela è ancora più drastica: “Pensa a me che siamo in quattro più il nanetto… E lo faremo due da una parte e due e mezzo dall’altra… Ho sopportato tutto ma questa mi fa davvero tanta rabbia… poi nelle grandi città potranno fare tavolate infinite”.

Caterina è categorica: “Davvero siamo al colmo della stupidità. La legge deve essere uguale per tutti e questo decreto non lo è. Non obbedirò! Io ho sempre usato la mascherina, da quando siamo in zona gialla ho potuto vedere i miei nipoti e ora loro si aspettavano di trascorrere il Natale insieme a me come abbiamo sempre fatto. Gli dirò che Conte ce lo ha proibito.”

Anche Paola è sulla stessa linea: “Purtroppo… L’unica soluzione è la disobbedienza”. “Mettere sullo stesso piano le grandi città metropolitane e comuni come Albenga, Villanova o Nasino è assurdo”, commenta Maria Grazia. E Tiziana: “Abito a Loano e mio papà invece sul confine di Borghetto, ha 80 anni è vedovo e non ho la minima intenzione di lasciarlo solo… Aspetto con ansia che mi fermino e mi facciano la multa”, la sfida.

Insomma come si evince dai commenti, ogni realtà territoriale ha al suo interno le sue storie personali e deliberare per decreto sulla vita delle persone fa entrare lo stato in una sfera privata incontrollabile per le leggi. Leggi che in base alle grandi levate di scudo generalizzate in molti auspicano cambino.

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