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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Savona: in ritardo l’ennesimo piano del traffico, ma forse è una buona cosa per la città

Da decenni si parla di utopie, ultima e più nefasta la “riqualificazione” di via Nizza

Savona. Il piano del traffico! È sempre stato un obiettivo, quasi un’ossessione, per le amministrazioni comunali della città, di qualsiasi colore politico fossero. Si trattava, si tratta e si tratterà di stabilire innanzitutto i flussi dei veicoli diretti in città e il loro numero.

Una risposta provocatoriamente un po’ semplicistica, ma non lontana dalla realtà, è che la gente arriva tra le 7 e le 9 dalle direzioni di Vado e Varazze (e dalla Valbormida) per ripartirne tra le 17 e le 19.

Ci furono anche proposte per fermare e intervistare gli automobilisti in arrivo, con esiti che proviamo a immaginare, rubando qualche flash alla commedia italiana cara a Carlo Verdone.

Intervistatore: Scusi, lei da dove arriva?
Automobilista: da Vado Ligure
Automobilista 2: da Finale Ligure
Automobilista 3: da Pietra Ligure
Automobilista 4: da Albenga
Automobilista 5: da Toirano.

Si potrebbero intervistare anche coloro che lasciano la città verso sera, con il seguente esito.

Intervistatore: Scusi lei dove va?
Automobilista: a Vado Ligure
Automobilista 2: a Finale Ligure
Automobilista 3: a Pietra Ligure
Automobilista 4: ad Albenga
Automobilista 5: a Toirano

Non sarebbe difficile neppure immaginare le risposte di coloro che convergono su Savona dalla direzione Levante e dalla Valbormida.

Insomma, forse non servono scienziati per capire i flussi anche se, fuor di metafora, avere dati precisi potrebbe senza dubbio essere utile per organizzare meglio la città, a patto di avere idee chiare e finanziamenti per realizzarle.

Parliamo oggi di piani del traffico perché quello allo studio da parte del Comune (saggiamente affidato al Campus) subirà ritardi di qualche mese a causa della mancata riparazione di due dei sei radar “contatraffico”. Pazienza, ce ne faremo una ragione: Savona aspetta piani del traffico da decenni e non moriremo per questo.

Siamo anche spaventati assai dalla fase 2. Dopo aver appreso che la gente arriva da Finale Ligure, Varazze e Cairo Montenotte, si procederà bofonchiando di isole pedonali, piste ciclabili (ancora!), parcheggi a dieci euro l’ora per “incentivare l’uso del trasporto pubblico”: si dice così ben sapendo che i bus sono pochi e che quattrini per aumentarli di numero difficilmente si troveranno.

Chiariamo subito che piste ciclabili ben fatte, come quella di Sanremo, sarebbero una buona cosa, e che una parte della città riservata ai pedoni potrebbe essere un’idea da studiare. “Ma prima – dicono tutti – bisogna costruire parcheggi di cintura, frequenti collegamenti pubblici ecc. ecc.”. Ecco, lasciamo perdere, almeno per ora.

Occorre poi considerare che gli ultimi provvedimenti del Comune (giunte di centrosinistra e di centrodestra, siamo in perfetta par condicio) hanno – sintetizzando – eliminato o ridotto le arterie, come in via Stalingrado e nella sua parallela via Braja, senza che ciò sia stato accompagnato da altri provvedimenti.

Il peggio comunque deve ancora arrivare, perché il progetto di riqualificazione di via Nizza prevede percorsi ciclo pedonali e un imbuto per i veicoli che avrà conseguenze negative su tutte le attività commerciali che si affacciano su via Nizza e sugli ingressi in città.

Il progetto è stato realizzato dallo studio Dodi Moss di Genova che, nel presentarlo, disse più o meno che via Nizza sarebbe diventata una meraviglia, che sarebbero arrivati molti turisti per vederla e pazienza per le attività commerciali e chi ci lavora.

Non sappiamo quanto lo studio Dodi Moss si sia adeguato ai voleri del padrone – il Comune committente – e quanto ci abbia messo di suo, ma la sostanza non cambia di molto.

Molti progetti si schiantano per mancanza di soldi, invece questa cosa di via Nizza si farà davvero perché i finanziamenti ci sono, compresi quelli per la passerella sul mare che sarà spazzata via dalla prima mareggiata.

Spetta comunque ai cittadini giudicare con il voto la loro amministrazione, ma questa volta sarà difficile farlo, come detto per la compartecipazione nella vicenda dei due principali schieramenti politici.

Se qualcuno, come noi, non volesse adeguarsi alle mode del falso green, delle false piste ciclabili, delle mal progettate isole pedonali e sostenesse di più il lavoro vero e non le utopie, per chi dovrebbe votare? È ancora lecito in questa città avere un pensiero non conformista?

Per fortuna sono in arrivo le prossime elezioni comunali e i vari candidati avranno il diritto-dovere di esprimersi anche su questi argomenti.

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