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Sanità in Liguria, Sansa: “Che fine hanno fatto 332 milioni?”

Ma Localtelli (Alisa) replica: "Il dato che emerge dalla denuncia di Libera Liguria non corrisponde alla realtà dei fatti"

Regione. “I soldi per la sanità ligure non mancavano, ma chissà dove sono finiti”. Se lo chiede Ferruccio Sansa, consigliere regionale della lista Sansa Presidente, commentando il report di Libera “InSanità. L’impatto della corruzione sulla nostra salute” .

“Come si legge nel report di Libera,  dei 332,97 milioni di euro messi a bando, le stazioni appaltanti della Liguria hanno comunicato importi aggiudicati per appena 11,38 milioni di euro (fonte Anac). Con questi dati, sempre secondo lo studio rilasciato da Libera, la nostra Regione si posiziona ultima in Italia per trasparenza: per il 97 per cento dei casi non si conosce la destinazione dei fondi. In pratica, non si capisce e non si sa se i soldi messi a bando siano stati erogati o meno, in quali forme e a che scopo. In parole povere: non se ne ha traccia, sostiene il presidente di Libera Liguria Stefano Busi. Questo denaro avrebbe dovuto garantire l’acquisto massiccio di servizi e forniture. Sarebbe dovuto servire per garantire la salute dei liguri durante la pandemia. È questo il modello di Sanità che vogliamo in Liguria?”

“La sanità è un ambito verso il quale vengono indirizzati molti soldi pubblici e quindi appetibile per la criminalità organizzata: non a caso, negli ultimi tre anni, il 13 per cento degli episodi di corruzione riguarda questo settore. Oggi scopriamo che oltre a essere stati agli ultimi posti nella cura del Covid, siamo fanalino di coda anche per trasparenza della spesa. Addirittura una parte consistente delle risorse potrebbe non essere stata spesa. E c’è qualcuno che si vanta della gestione della sanità in Liguria”.

Walter Locatelli, commissario di Alisa, commentando la denuncia di Libera Liguria che pone la nostra regione “all’ultimo posto in Italia per trasparenza” negli appalti in sanità durante l’emergenza Covid-19 afferma: “Tutte le procedure di acquisto poste in essere dalla Centrale regionale di acquisto della Liguria sono sempre state pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente. Del tutto infondata è, pertanto, l’affermazione per cui della maggior parte degli acquisti fatti in Liguria non ve ne sarebbe traccia: basta guardare il sito istituzionale della Centrale per trovare le “prove” di tutti gli acquisti effettuati per fronteggiare l’emergenza Covid”.

“La Centrale regionale di acquisto della Liguria, fin dal primo momento dell’emergenza, ha attivato tutte le misure idonee e adeguate alla gestione della situazione per il reperimento di tutto il materiale utile alla gestione della pandemia – si legge nella nota di Alisa -. Si tratta, nel dettaglio, di tre richieste di offerta sul Mercato elettronico della Pubblica amministrazione: una manifestazione di interesse a offrire tutti i principali DPI, una manifestazione di interesse a offrire kit /prodotti diagnostici per coronavirus, tutte procedure pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente. Accanto alle procedure sopracitate, sempre al fine di garantire l’approvvigionamento dei dispositivi necessari per fronteggiare l’emergenza, la Centrale di acquisto ha inoltre proceduto con alcuni affidamenti diretti “in somma urgenza” (art. 163 del D.lgs. n. 50/2016)”.

“Con specifico riguardo agli obblighi di comunicazione ad Anac, è bene ricordare che gli unici affidamenti sottoposti a tale obbligo sono quelli effettuati in “somma urgenza”; a tal proposito la Centrale acquisti ha tempestivamente provveduto a fare comunicazione ad Anac. Inoltre, pur non essendo tenuta a farlo, ha comunicato anche gli affidamenti di importo inferiore a 40.000 euro – proseguono -. Anac, all’esito dell’istruttoria compiuta, ha ritenuto congrui tutti i prezzi oggetto delle determinazioni di affidamento adottate.
Tutti i provvedimenti relativi agli affidamenti “in somma urgenza” sono stati, oltre che comunicati all’Anac per il relativo parere di congruità, anche pubblicati sul sito istituzionale dell’Ente, così come sono stati pubblicati tutti gli atti delle altre procedure poste in essere per fronteggiare l’emergenza”.

“È evidente che il dato che emerge dalla denuncia di Libera Liguria non corrisponde alla realtà dei fatti perché identifica come dato di riferimento solo gli affidamenti in “somma urgenza” che rappresentano nel nostro caso una minima percentuale, anche in termini di valore economico – continua Locatelli – rispetto alle altre procedure di acquisto. Impropriamente, quindi, si parla di trasparenza di tutti gli appalti sanitari per l’emergenza Covid, riguardando l’obbligo di comunicazione ad Anac solo gli affidamenti ex art. 163. Il fatto che ci siano state poche comunicazioni ad Anac degli acquisti effettuati – conclude Locatelli – significa solo che sono stati posti in essere pochi affidamenti in somma urgenza rispetto alle altre procedure di acquisto espletate per far fronte all’emergenza e ciò non significa certo che ci sia stato un difetto di trasparenza, anzi. Basta consultare i siti istituzionali”.

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