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Salto nel passato con “vista” sul futuro: sensazioni nel cantiere delle ex Colonie Bergamasche di Celle fotogallery

Trascorriamo una mattinata affascinati dalla curiosità di scoprire luoghi abbandonati e di capire come verranno trasformati

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Celle Ligure. Due passi nel cantiere delle ex Colonie Bergamasche. Viaggio nella storia tra passato, presente e futuro di un luogo che cambia definitivamente volto. Complesso dall’impatto forte ancora oggi che le ruspe lo stanno sgretolando. Gigante imponente la cui severità viene smorzata da quell’intonaco rosa, ormai sbiadito, che tenta di addolcirlo. Scruta il mare, sembra accigliato nei giorni di brutto tempo, quando sbuchi da Varazze e quasi ti intimorisce, lassù a due passi dall’Aurelia.

I lavori alle ex Colonie Bergamasche di Celle

Lavori in corso, mezzi in azione, il padiglione Camozzi non esiste più, al suo posto sorgeranno appartamenti. Ne abbiamo visitato un prototipo, con il mare che sembra sfiori il terrazzo. È realizzato nel padiglione Frizzoni destinato a diventare hotel di lusso.

Sono stati praticamente venduti questi alloggi che saranno consegnati nel luglio del 2022, poi, a seguire, gli altri edifici compreso lo splendido albergo, il parco, in parte fruibile a tutti, e i bagni marini sottostanti. È in questo luogo di passato e trasformazione che migliaia di bambini per periodi di 20 giorni scendevano da Bergamo e vi soggiornavano.

Il nostro è un giro lungo: trascorriamo una mattinata affascinati dalla curiosità di scoprire luoghi abbandonati e di capire come verranno trasformati. A tratti vieni colto da un senso di nostalgia, le scale che percorri sono state calpestate da tante storie e un velo di tristezza inevitabilmente ti prende la gola.

Ma questo fa parte del gioco: siamo alle Colonie, qui c’è il sapore dolce e, per certi versi, aspro dei ricordi di quei cinquantenni di oggi che proprio in questo luogo sono stati bambini. E allora i nostri passi alternano lo stupore per la bellezza della vegetazione che si staglia sull’azzurro del mare che quasi sfiori anche se sei a una buona distanza dall’acqua, e il silenzio delle riflessioni insieme al desiderio di scoprire come prende forma un progetto di grande riqualificazione.

Ci fa da guida Giorgio Sacchi presidente della società di costruzione Punta dell’Olmo che ci apre le porte del cantiere e, con grande disponibilità, ci spiega e svela ogni angolo, poi c’è Valentina che ci accompagna. Arriviamo al refettorio: la grata è arrugginita. Cigola mentre Giorgio la apre. Entriamo.

Ci colpisce questa sala da pranzo: manco a farlo apposta, è mezzogiorno. Il sole la illumina e i tavoli sembrano luccicare come se fossero stati puliti e pronti per essere imbanditi.

Più avanti, su una porta, c’è un foglio con scritto a mano “cucina”: sembra un tratto fresco di pennarello rosso acceso. E ti ricordi di quando eri all’asilo. Poi i corridoi , le piastrelle, il buio. Poi letti, vetri rotti. La luce che vuole entrare con prepotenza. Ti impressioni. Ma mai come adesso.

Lasciamo il refettorio e ci incamminiamo verso il padiglione Isolamento. Lecci, pini, ombra. Hai quasi la sensazione di essere osservato: ospite non gradito che si impone e infrange un’intimità non sua. E i padroni di casa, restii a farti entrare, sono fatalmente tempo e incuria.

La porta è aperta, facciano un passo, un rumore ci blocca: abbiamo scontrato una spranga di ferro che stride, percepiamo questo suono in modo amplificato. Ma è una sensazione. Ci sono i giochi dei bambini. Un senso di brivido, dettato da questi ricordi di vita sparpagliati a terra tra pezzi di intonaco, polvere, ruggine e il suono del vento che entra dalle finestre. È il rumore della ruspa a riportarci alla realtà: muove la terra e non si ferma, mentre nel labirinto di salite e discese di fango, ci spostiamo curiosi tra la spettacolare macchia mediterranea.

C’è anche il tempo per visitare la tomba del benefattore Frizzoni che scruta dall’alto e, all’ombra di un pino, questo spettacolo di mare tra Celle e Varazze. Non ce ne siamo accorti, gli operai hanno spento i loro mezzi, rosicchiano un panino e ci fanno strada per spostare la macchina.

Le tredici, tempo di tornare al presente e di scrivervi di questo nostro tuffo nel passato.

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