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Punto nascite Santa Corona, la testimonianza di una famiglia: “Incomprensibile la scelta di chiudere un reparto che funzionava”

"Mi sembra che 90 chilometri da un punto nascite all’altro siano un po’ tanti"

Pietra Ligure. “Non so spiegare come si possa chiudere in un giorno e mezzo un reparto così delicato, che funzionava con personale molto professionale a Santa Corona ‘zona free Covid’. Mi sembra che 90 chilometri da un punto nascite all’altro siano un po’ tanti”. Così una “futura nonna” di Calice Ligure commenta la chiusura del punto nascite del Santa Corona di Pietra Ligure e tutte le difficoltà susseguenti a cui è andata incontro la figlia, prossima al parto.

“Siamo una famiglia di Calice Ligure e mia figlia sposata abita a Bardino vecchio, frazione di Tovo San Giacomo – scrive la nonna in una lettera inviata all’Asl2 savonese – Questa primavera 2020 si annuncia l’arrivo della prima nipotina. Facciamo tutti i controlli richiesti con appuntamenti presso il punto nascite di Santa Corona. La gravidanza si presenta a rischio e viene prescritto il riposo. Durante l’estate la gestante ha avuto bisogno due volte del pronto soccorso ostetrico per dolori forti. In queste occasioni ha avuto modo di conoscere il reparto e le persone che vi operavano. Tutto nella massima sicurezza, professionalità e accoglienza. Questo rende le neo-mamme molto tranquille. Conferma il fatto che in tutto il periodo di pandemia, in questo reparto non si era verificato nemmeno un caso di Covid nonostante tanti ricoveri avvenuti. Con il passare dei mesi la pancia aumenta sempre più ed è difficile muoversi e guidare, ogni cosa è più complicata. Un forte male alla schiena rende molto difficile deambulare”.

“Nel mese di novembre veniamo considerati zona arancione, dobbiamo muoverci il meno possibile. Riusciamo a seguire le nuove regole che ci impone questo virus e ci muoviamo il meno possibile. Peccato però che il 4 novembre, convocata dal reparto ostetricia del Santa Corona, per aprire la cartella come da routine alla fine della gravidanza, ci viene comunicato che il punto nascite verrà spostato a Savona. Ci viene regolarmente dato l’elenco delle cose da fare nell’ultimo mese ma bisognerà eseguire tutto a Savona. Nel programma sono previsti 3 tamponi faringei, 1 tampone vaginale, 3 monitoraggi, un incontro con anestesista, uno con il pediatra e infine uno con il ginecologo. In un giorno e mezzo il reparto ostetrico-ginecologico di Santa Corona non esisteva più”.

“Riassumendo siamo in zona arancione, la pancia impedisce la guida, il forte male alla schiena impedisce la deambulazione e da un giorno all’altro non si hanno più riferimenti delle figure professionali che ci hanno seguito fino a questo punto. Gli appuntamenti che ci vengono dati sono tutti i giorni diversi per cui in zona arancione e con le altre difficoltà sopra elencate bisogna che la futura mamma venga accompagnata almeno 2 volte alla settimana a Savona. A volte alle 7,45 del mattino bisogna già essere a Savona, senza sapere se aspettare un’ora oppure 5 ore come è successo”.

La “futura nonna” sottolinea che “l’accoglienza avviene in un atrio dove viene fatto il triage” nel quale “c’è il timbro del cartellino (perciò con accesso di molte persone) con macchinette per caffè e confort vari, con accesso al pronto soccorso ostetrico-ginecologico e pediatrico perciò ambulanze che vanno e che vengono, ambulatorio Spdc (non mi sembra molto idoneo per un ambiente così delicato) con: operai che cambiano neon e fanno lavori di manutenzione; personale che accede per portare biancheria usata in un armadio a piano terra vicino all’ambulatorio; accesso ai reparti di ostetricia-ginecologia al terzo piano di pediatria perciò dimissioni e ricoveri che ne conseguono”.

“Questa attesa può durare minimo un’ora fino ad un massimo di 5 ore e più e non è dato sapere anche per chi accompagna le mamme. I parenti tutti fuori con modalità molto brusche”. E anche “i mariti vengono cacciati fuori lasciando le mogli [straniere] incapaci di comprendere e di comunicare”.

Insomma, una alternativa che pare non funzionare a dovere. Se non altro, non come funzionava il Santa Corona: “Non so spiegare come si possa chiudere in un giorno e mezzo un reparto così delicato che funzionava con personale molto professionale a Santa Corona ‘zona free Covid’ (lo dimostra il fatto che non ci sono stati contagi ed era un reparto ospedaliero a metà strada tra Imperia e Savona). Mi sembra che 90 chilometri da un punto nascite all’altro siano un po’ tanti. Io non sono addetta i lavori ma immagino un ipotetico ‘stacco di placenta’ con queste distanze, ci sarebbe il rischio per la mamma e per il bambino. La nostra è una testimonianza di quanto abbiamo vissuto in questo periodo molto importante per la nostra famiglia ma che vuole far riflettere per il bene di tutte le future mamme che abitano lontane e nelle frazioni della Provincia di Savona”.

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