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Processo Tirreno Power, Uniti per la Salute: “Scelte politiche nonostante le indicazioni sui pericoli per l’ambiente”

Nel mirino dell'associazione la testimonianza dell'ex governatore Burlando

Claudio Burlando tribunale savona

Vado Ligure. Uniti per la Salute torna sul processo Tirreno Power che vede imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo. Nel mirino dell’associazione, parte civile nel procedimento penale in corso, l’udienza del 15 dicembre e la testimonianza dell’ex governatore Claudio Burlando.

“Le risposte generiche ed evasive fornite dal presidente della Regione su passaggi centrali della vicenda non si giustificano anche alla luce delle numerose note che gli furono inviate da parte di questa associazione e da diverse altre realtà, corredate da corposa documentazione sulla pericolosità del carbone, compreso un incontro, avvenuto in Regione nel marzo 2011 e, in particolare, la nota inviata alla vigilia della conferenza dei servizi 2012”.

“La conferenza dei servizi con l’assenso decisivo della Regione prima in occasione dell’autorizzazione alla costruzione del nuovo gruppo a carbone e poi per il rilascio dell’AIA nel dicembre 2012 diede limiti emissivi molto al di sopra dei valori indicati dai documenti europei sulle migliori tecniche disponibili e ancora oggi non riusciamo a capire il perché di questa decisione, peraltro in netto contrasto con la linea assunta dalla stessa giunta regionale dal 2007 sino al luglio 2011. Fu una decisione che ci ferì e ci ferisce ancora oggi, anche moralmente, perché le evidenze erano macroscopiche e molto semplici da interpretare e per questo non comprendiamo come l’ex presidente della Regione si trinceri dietro generiche motivazioni dei propri tecnici di cui non è riuscito a dare una spiegazione e, soprattutto, senza esprimere una ragione plausibile per le decisioni politiche, assunta dalla sua Giunta” aggiunge l’associazione.

“L’azienda forse sosteneva di non essere in grado di ridurre le emissioni minacciando la chiusura? In quel caso perché non si è approfondito con gli strumenti e i consulenti a disposizione della regione? In realtà è bene sottolineare che l’azienda, a seguito del sequestro degli impianti a carbone dell’ 11 marzo 2014, nel maggio successivo presumibilmente nell’intento di farli riaprire presentò un progetto (ancora oggi pubblicato sul sito del Ministero) dichiarando di essere in grado immediatamente di abbassare il limite emissivo di SO2 da 390/350 a 200 mgNm3 mensile con semplici interventi manutentivi e gestionali e dal 1 maggio 2016 addirittura a 150 giornaliero”.

“Quindi le domande sono: perché in Regione non avevano verificato per tempo questa possibilità? E perché queste notevoli riduzioni non sono state prescritte anni prima visto che l’azienda era perfettamente in grado di farlo, limitando considerevolmente l’emissione di inquinanti molto pericolosi come il biossido di zolfo emesso sulle nostre teste?”.

“L’ex governatore aveva l’occasione di spiegarlo davanti alla legge e alla comunità che ha amministrato per anni. Spiace che ancora una volta abbia perso questa occasione!” conclude Uniti per la Salute.

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