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Primo giorno di zona rossa: alla fine come sempre hanno pagato bar e ristoranti

Molte le attività aperte, inutile il rito dell’autocertificazione

Savona. Più che una zona rossa, una zona rosata. È questa l’impressione che abbiamo avuto circolando stamane per le vie della città. Sembrava infatti una normale giornata di lavoro, tante sono le attività legittimamente aperte.

IVG (leggi qui) riporta fedelmente, com’è suo dovere, le prescrizioni contenute nel DPCM ed è giusto a quelle attenersi.

Ci sono però degli aspetti che personalmente non abbiamo compreso o comunque ci resta difficile condividere. Ad esempio gli uffici postali erano – per fortuna direte voi – regolarmente aperti, come le 35 attività richiamate dal provvedimento del governo. Ma allora che cosa devo autocertificare, che vado alla Posta? È solo un esempio.

Chiunque fosse stato fermato dalle forze dell’ordine (ma il buonsenso pare aver prevalso sul rigore), avrebbe avuto gioco facile nel rispondere che andava al supermercato, dal tabaccaio, in farmacia, a comprare un giocattolo e via scorrendo l’elenco dei negozi aperti.

Per carità, mai dire il falso alle forze dell’ordine, ma da qui a invocare, come ha fatto il governo, l’obbligo dell’autocertificazione come abbiamo detto ce ne corre. Un po’ eccessivo ci è sembrato quindi sbandierare a ogni piè sospinto i 70 mila agenti schierati in difesa del Sacro Suolo della Patria.

Vogliamo dirla fino in fondo? Oggi era sostanzialmente tutto aperto fuorché bar e ristoranti, una sorta di clava che il governo usa per “minacciarci”, per farci capire che dobbiamo stare bravi e rispettare le regole.

Ma, se per i bar in effetti qualche dubbio può sussistere, non altrettanto si può dire per i ristoranti.

Il ministro Speranza ha dimostrato in più di un’occasione di essere forte con i deboli e debole con i forti, perché ha lasciato circolare milioni di persone nelle aree metropolitane e si è accanito con i piccoli Comuni.

Comunque così è andata, e le buone regole possiamo ripetercele da soli: più stiamo isolati e meglio è, pur festeggiando – possibilmente – un Natale sereno.

Il resto è solo una grande incognita, tra vaccini, riapertura delle scuole e mutazioni del virus.

Fermiamoci per ora al Natale sereno.

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