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“Noi disabili abbiamo un’opportunità in più, ai giovani dico di avere aspirazioni e speranze”

Le considerazioni di Antonella Renagliati dell’Aias, da 40 anni in carrozzella

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Savona. Oggi si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Si celebra in tutto il mondo, ma ogni angolo del pianeta declina a suo piacimento questa ricorrenza: qualcuno lo fa perché deve o perché è politicamente corretto, qualcuno per appuntarsi qualche medaglia, molti – purtroppo – perché hanno a che fare direttamente con la disabilità, altri infine perché vogliono condividere il problema e portare un contributo per risolverlo.

L’angolino di tutto il mondo che ci riguarda, cioè Savona, ha la fortuna di poter contare sull’Aias di via Famagosta, benemerita – non è una dizione di routine –  associazione che consente ai disabili e alle loro famiglie di contare su buoni servizi e adeguati supporti, pratici e di sostegno generale.

L’Aias fu fondata nel 1970 dal compianto Claudio Bertolotto, una tappa miliare per l’aiuto ai disabili savonesi.
Vedevamo Bertolotto lavorare con impegno, entusiasmo e sempre con il sorriso sulle labbra a, e ci eravamo chiesti che cosa gli desse così tanta forza da affrontare la vita con una figlia disabile in modo così sereno. Rispose: “Vedi, per me quanto mia figlia riesce a muovere un braccio è come per te quando tuo figlio conseguirà la laurea”.

Capito, capito, e da quel momento, personalmente e professionalmente, non abbiamo mai smesso di occuparci dei problemi dell’Aias e dei disabili in generale.

Di tutto questo vogliamo parlare con Antonella Rebagliati, un esempio di vita e di esperienza all’Aias, di cui è stata a lungo presidente (ancora oggi fa parte del Consiglio direttivo).

Antonella, persona sincera e sensibile, ama non nascondere nulla della sua vita personale e associativa, il modo migliore per affrontare le cose. È in carrozzella da 40 anni, per un banale – nel senso che è un gesto di routine – tuffo da ragazzina in piscina.  Antonella ripercorre tutti questi anni di impegno, e li divide sostanzialmente in tre caselle.

La prima consiste nell’aggiornamento dei dispostivi di legge, a partire dalla 104 del 1992 che aveva finalmente adeguato le normative. La seconda riguarda le cose apparentemente più banali, come le barriere architettoniche. “A Savona ci sono ancora molte strade importanti, che preferisco non citare, che sono ‘vietate’ ai disabili. Un fatto preoccupante nel 2020, ma non è una polemica, dobbiamo lavorare tutti insieme per migliorare la nostra città anche sotto questo punto di vista”.
Il terzo punto: “I problemi pratici che l’Aias deve affrontare sono ancora e sempre quelli legati ai trasporti, di cui si occupa il Comune”.

E i gap ancora da colmare? “Ad esempio mi piacerebbe essere trattata da cliente e non da disabile. Se entro in un posto, un locale, un bar, uno stabilimento balneare, vorrei poter entrare in carrozzina senza problemi, non essere considerata, magari con cortesia, un’eccezione”.

Consigli? “Ai più giovani, se mi è permesso. Non rinunciate mai a un’aspirazione, una speranza, un lavoro, anche se oggi trovarlo è difficile per tutti. Gli ostacoli sono tanti ma un disabile è abituato ad affrontarli ogni giorno: per questo noi abbiamo un’opportunità in più”.

Grazie, Antonella.

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