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No alla centrale a gas di Vado Ligure: “Nuovo business ai danni della nostra salute”

Il nuovo impianto su cui punta Tirreno continua a far discutere

Vado Ligure. Le lancette dell’orologio ritornano indietro nel tempo… Vado Ligure ancora al centro di un botta e risposta tra Tirreno Power, che ha annunciato il progetto del nuovo impianto a gas naturale, e comitati e associazioni ambientaliste contrarie ad ogni ipotesi di centrale elettrica.

L’azienda ha risposto alle preoccupazioni della lista Sansa e oggi non si è fatta attendere un’altra controreplica: “I dati tranquillizzanti dell’Osservatorio Regionale sono ampiamente smentiti dai dati della consulenza della Procura di Savona. Inoltre, la necessità di costruire nuovi impianti a gas naturale come quello presentato da Tirreno Power con l’obiettivo della decarbonizzazione e dello sviluppo delle fonti rinnovabili è smentito dai fatti. E falso infatti che se non si fanno nuovi impianti alimentati a gas naturale non si possono chiudere quelli alimentati a carbone. Le centrali a gas già esistenti, numeri alla mano, sono più che sufficienti a compensare la chiusura del carbone (11% della produzione italiana di energia elettrica) e di entrare in azione in caso di necessità energetica”.

“Ricordiamo nuovamente che c’è sovrabbondanza di centrali, 115 GW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete, 58.219 MW nel luglio 2019 (fonte Terna). Per affrontare la transizione energetica, infatti, nel nostro Paese non serve nuova potenza a gas, le centrali già presenti lavorano per un numero di ore l’anno totalmente inefficiente, circa 3.200 ore anno. Un numero che basterebbe portare a 4.000 per sopperire alla chiusura delle centrali a carbone e rispondere a tutte le esigenze di sicurezza e flessibilità della rete”.

E ancora: “Tirreno Power riferisce che per il nuovo gruppo ha scelto la migliore tecnologia esistente con il minor impatto ambientale. Implicitamente, quindi, si ammette che la centrale esistente non ha basso impatto ambientale. Per interventi di emergenza servono centrali a gas meno impattanti della esistente, quindi al limite sostituiscano quella esistente con una meno inquinante, ma non si possono sommare due centrali in centro città. Come mai per esempio le centrali a gas in Germania non sono ubicate in centro città?”.

“In merito agli inquinanti, l’azienda pare tralasciare deliberatamente la questione del pm secondario, puntando l’attenzione sul pm primario che notoriamente è poco inquinante. Tirreno Power nel suo progetto ci risulta che ometta di considerare i Nox che si formano in atmosfera: nella VIA non c’è traccia del fatto che questo impianto emetta anche questo particolato, che è quello quelli che crea il maggior danno sanitario”.

“Inoltre viene omesso di dire che i confronti con i limiti di legge non possano essere utilizzati per quanto attiene la valutazione dell’impatto sanitario a lungo termine in quanto si tratta di effetti privi di qualsiasi soglia e per i quali ad una maggiore esposizione corrisponde un altrettanto maggiore danno sanitario”.

“La società Tirreno Power, recentemente passata di proprietà a uno dei più grandi Fondi di risparmio italiani, prova a fare una redditizia operazione sostanzialmente ‘finanziaria’ (e non industriale) per attingere ai finanziamenti del capacity Market (75.000 a MW, in pratica per ricevere compensi anche a centrale spenta), raddoppiando una centrale esistente (sottoutilizzata), in una situazione locale e nazionale di non necessità di energia, e moltiplicando di parecchie centinaia di tonnellate all’anno (per almeno 30 anni!) gli ossidi di azoto, che in atmosfera si trasformano in Nox (in particolare il biossido di azoto, cardiotossico e cancerogeno), in un territorio dove secondo la Procura sono ancora in corso sulla cittadinanza gli effetti sanitari e ambientali a medio-lungo termine del disastro ambientale (peraltro mai contestato da TP con richieste di riesame o incidente probatorio), situazione confermata anche da uno studio del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche (+49% di mortalità nei comuni vicini alla centrale, indagine effettuata sui dati ospedalieri di 144.000 persone)”.

“Quale amministratore locale, in qualità di responsabile della salute pubblica, e con quali motivazioni, proverà per soli 25 posti di lavoro ad avvallare questo sciagurato e devastante progetto, scegliendo deliberatamente di ipotecare e aggravare ulteriormente la salute dei savonesi per altri decenni a favore di un grande Fondo di risparmio?” concludono comitati e ambientalisti.

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