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Né ristori, né incassi: “Rischiamo di scomparire, sosteneteci”, il grido d’allarme di Arci a Governo e cittadini

"Oltre alla chiusura forzata, l'aumento dell'Iva"

Savona. “Il primo lockdown lo abbiamo superato, invece, questa chiusura forzata rischia di essere letale per alcune nostre realtà. Non poter avere risorse di autofinanziamento significa che quando si potranno riaprire le attività di ricreazione, non ci saranno più le risorse economiche per ripartire”. Questo il grido d’allarme lanciato dal presidente Arci provinciale (Associazione ricreativa e culturale italiana) Franco Zunino.

“Ci rivolgiamo al governo nazionale in primis, ma anche ai cittadini della nostra provincia perché sostengano l’Arci”, l’appello del presidente.

“Rivolgiamo al governo l’accusa di avere poca attenzione al mondo del volontariato e del terzo settore, e di permettere una vera e propria discriminazione, sia verso le società di mutuo soccorso che i circoli, ai quali non è concesso poter continuare a svolgere attività che altre realtà possono fare”, continua.

La preoccupazione delle realtà del terzo settore derivano dall’impossibilità di poter svolgere il loro servizio, come altre attività commerciali e per questo dover rimanere chiuse, con gli introiti a zero. A questo si aggiunge la mancata possibilità di tesserare. L’anno scorso, in provincia, i tesserati sono stati 11 mila, quest’anno si sono fermati a 2 mila. Si riducono, così, ulteriormente le entrate.

“Tutte le nostre società di mutuo soccorso e i circoli non possono tenere aperto per fare servizio di ristorazione e bar, ma la cosa incomprensibile è che lo permettono alle attività commerciali dello stesso settore. Paradossalmente la società di mutuo soccorso di Celle Ligure, rimane aperta perché la gestione è affidata a una società esterna e non è in mano direttamente all’associazione”, sottolinea ancora Zunino.

Nonostante la mancanza di ristori le realtà al momento sopravvivono, ma la preoccupazione riguarda il rischio di non poter riaprire neanche dopo il 6 gennaio. La possibilità è reale: le pressioni da parte dell’associazione nei confronti del Governo, a livello nazionale, o della Regione e dei prefetti, a livello territoriale, non hanno portato finora a nulla di concreto.

“Ci aspettavamo da questo Governo maggiore attenzione, è assurdo che non mostri preoccupazione per la nostra situazione quasi come non fosse a conoscenza di questo mondo”.

La previsione di ristori stabiliti con il dpcm del 3 dicembre è il primo spiraglio. Intanto, “la speranza è che Regione Liguria, sulla scia di Regione Piemonte, provveda a far sentire la nostra voce a livello governativo. La richiesta che muoviamo al Comune riguarda l’esenzione dalle tasse, come è stato fatto in altri comuni della regione, come a La Spezia”.

In provincia di Savona le realtà, tra circoli e società di mutuo soccorso, sono 67. La rete associativa è fitta. “Si rischia di provocare danni che avranno ripercussioni nel futuro, svolgiamo attività di volontariato verso la parte della popolazione più fragile. Tra le attività ricordiamo la raccolta di materiale didattico e alimenti alla Coop, la consegna del cibo a casa, la raccolta dei giocattoli per Natale, il pranzo per i senzatetto. Se non ce ne potremmo più occupare noi, sarà la pubblica amministrazione a farsene carico, andando a gravare sul proprio bilancio”.

La situazione di difficoltà in cui versano le associazioni “rischia di essere aggravata dall’art. 108 della legge di bilancio che elimina il vantaggio fiscale garantito alle società di mutuo soccorso e associazioni senza scopo di lucro. L’Iva passerà dall’11% al 22%, assoggettandole al livello di Iva delle attività commerciali”.

“Se la nostra richiesta non verrà accolta, l’idea che si ventila è quella di passare alla disobbedienza civile per riuscire a puntare l’attenzione sul nostro mondo”, conclude il presidente Zunino.

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