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Natale blindato, “condanna a morte” per alberghi e turismo. Berlangieri (Upa): “Nessuno potrà aprire”

Perdite di oltre 65% nel 2020, aiuti e contributi a singhiozzo, dramma sociale di tanti lavoratori del settore...

Savona. Dopo il decreto legge del Governo e in vista del nuovo Dpcm, le misure e le restrizioni previste per le vacanze natalizie rappresentano una nuova “condanna a morte” per il settore alberghiero, ricettivo e per il turismo in generale nel savonese. Un allarme che rimbalza di struttura in struttura: caos normativo, confusione per ogni tipo di programmazione e paura sulle ripercussioni nel medio-lungo periodo per la complessiva offerta ricettiva di questa provincia.

In questo contesto chi potrà aprire?” si chiede il presidente Upa – Unione provinciale albergatori – Angelo Berlangieri. “E se le vacanze natalizie saranno un altro periodo stagionale da zero ricavi come sarà la situazione ad aprile, maggio e giugno? Saranno ben pochi quelli che potranno resistere…”.

“Intanto come albergatori registriamo una evidente discordanza: stop agli spostamenti tra regioni italiane ma non agli stranieri, dunque frontiere aperte. Siamo ben felici di ospitare gli stranieri, ma la contraddizione è che se in zona gialla (come lo è la Liguria) turisti di nazionalità estera possono liberamente arrivare e soggiornare in qualunque momento in quanto non esiste rischio (altrimenti si sarebbero chiusi i confini o vietata questa possibilità), perché allora è presente un pericolo per gli italiani indipendentemente da dove arrivano?”.

Gli stranieri che arrivano dall’estero possono sempre arrivare per vacanza anche dopo il 21 dicembre, fatte salve le regole sui tamponi ad oggi vigenti. Dal 21/12 al 6/1 anche gli stranieri che già sono in Italia non possono spostarsi tra Regioni, ovvero ad es uno straniero che soggiorna già in Toscana non può venire dopo il 21 in Liguria, se invece soggiorna in un comune ligure può spostarsi in Liguria dove vuole meno che nei giorni 25, 26 dicembre e 1 gennaio.

Generica

“Siamo di fronte ad una prospettiva disastrosa per il nostro turismo, senza contare le criticità ad oggi presenti per quello che riguarda i contributi e i ristori per la categoria: nel 2020 molti alberghi hanno perso tra il 65-70% dei ricavi, c’è un caso emblematico di una struttura che ha percepito appena 9 mila euro rispetto ad una perdita stimata sui 600 mila euro. I meccanismi di calcolo rispetto ai fatturati sono sballati, nelle forme e nelle tempistiche di riferimento: in Francia, ad esempio, c’è un 20% per ogni mensilità, che considera quindi in maniera equa i mesi di alta e bassa stagione” aggiunge ancora Berlangieri.

“E poi non bisogna dimenticare il capitolo lavoro, le tante persone che operano nel settore: cassa integrazione e aiuti che arrivano in ritardo o non sono ancora arrivati, generando rabbia e frustrazione sociale”.

“Un quadro drammatico nel quale come categoria non abbiamo ancora avuto certezze rispetto alla nostra piattaforma di richieste: al Governo un decreto ad hoc, dalla Regione un tavolo di crisi sul turismo e dai Comuni lo stop alle imposte locali per il biennio 2020-2021, quest’ultimo aspetto ancora in stand-by per l’assenza di un coordinamento provinciale”.

“Vista la situazione che si andrà a creare per le vacanze natalizie e le conseguenze complessive fino alla prossima primavera, come regalo di Natale ci aspettiamo sotto l’albero risposte concrete sui provvedimenti da mettere in campo per non risvegliarci un domani senza alberghi e strutture ricettive, che così non possono certo andare avanti” conclude Berlangieri.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente provinciale di Federalberghi Andrea Valle: “Sarebbe quanto mai opportuno l’istituzione di un tavolo di crisi provinciale che, riunendo tutte le categorie del mondo del turismo, desse forza e peso al nostro territorio, contribuendo anche ad agevolare una certa uniformità per le politiche economiche ed amministrative dei singoli enti locali”.

“Ad esempio in questi giorni gli associati stanno ricevendo le cartelle della Tari quasi come se per i comuni non stesse accadendo nulla, anzi vivessero su un pianeta parallelo…” conclude.

A rincarare la dose anche la voce del settore outdoor, già fortemente penalizzato da un autunno senza i consueti flussi del turismo sportivo: “Già con questo primo provvedimento si capisce che stanno navigando a vista senza una chiara strategia, con contraddizioni, caos normativo e con provvedimenti che onestamente hanno poca ratio nel prevenire il contagio. Follia e danni economici incalcolabili” sottolinea Alberto Orso, direttore di SeaStone Riviera e presidente di Upaces.

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