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L’Onu elimina la cannabis dagli stupefacenti, Bertolotto: “Un riconoscimento politico che aspettavamo da tempo”

Primario del Centro di Terapia del Dolore savonese: "Ora i governi dovranno prenderne atto"

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Savona. La cannabis è stata declassificata dalle sostanze stupefacenti. A decretarlo le Nazioni Unite che hanno deliberato la rimozione della cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica del 1961, riconoscendole quindi il suo valore terapeutico. Da ora non sarà quindi più considerata una droga come la cocaina e l’eroina: si tratta di una decisione considerata storica che giunge dopo 60 anni di grande dibattito e polemiche politiche soprattutto da parte dei proibizionisti.

Per comprendere meglio questa novità, ne abbiamo parlato con Marco Bertolotto, primario del Centro di Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Asl2, da sempre fautore dell’utilizzo della cannabis ad uso terapeutico.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità già due anni fa aveva chiesto di fare questa classificazione e all’Onu, che è un organismo politico, finalmente hanno trovato la quadra politica, facendo forza su questo che è un dato scientifico” commenta la notizia il primario Bertolotto.

“Alla cannabis si riconosce un ruolo terapeutico e non sarà d’ora in poi più considerata uno stupefacente come l’eroina e la cocaina – dice Marco Bertolotto – Un riconoscimento politico che aspettavamo da tempo e di cui ora i governi dovranno prendere atto. La segreteria dell’Onu invierà questa indicazione obbligatoria e anche gli Stati che non hanno votato a favore dovranno adattarsi, portarla all’interno delle normative nazionali e applicare la declassificazione della cannabis entro marzo del 2021, anche se ci vorranno anni prima di un’applicazione completa della normativa”.

Il primario Marco Bertolotto precisa: “Tra i vari Stati ha votato contro solo l’Ungheria, mentre Inghilterra e Germania sono già molto attivi in questo campo. Abbiamo una legge in Italia, come spesso accade, che è una delle più avanzate del mondo, con problemi come al solito però di applicazione concreta. Dopo questa legge erano giunti da tutto il mondo alcuni grossi produttori di cannabis, venuti in Italia per investire, ma il Ministero si è messi di traverso su tutto e se ne sono andati”.

“Adesso con una norma internazionale che classifica la cannabis ad uso terapeutico esistono le condizioni per cui possano tornare le case farmaceutiche – prosegue Bertolotto – Cambierà tantissimo perchè ora entreranno prepotentemente, naturalmente con le luci ed ombre che ci sono intorno alle case farmaceutiche. Ad oggi solo le farmacie galeniche possono produrre farmaci a base di cannabis: prima comprano la sostanza e poi su una ricetta galenica del medico possono produrla ed è con queste modalità che arriva al paziente. Dopo questa decisione, quando sarà finalmente recepita ed applicata dal Ministero che dovrà rilasciare l’autorizzazione, diventerà un farmaco. Divenendo un farmaco più farmacie l’avranno e sarà possibile avere i farmaci in ogni città e nella farmacia sotto casa“.

Ad oggi a preparare la cannabis sono solo la farmacia ospedaliera, una farmacia a Savona, due a Genova e una a Sanremo, ci spiega Bertolotto, e la legge prevede che “ogni mese vada rifatta la ricetta e un paziente che deve curarsi affronta davvero molte difficoltà, poi manca sempre per un ostruzionismo costante. In questo momento ad esempio siamo in carenza e la gente fa fatica a curarsi. Tutto da ora in poi sarà messo nelle mani dei politici. Certo ci sono stati molti pregiudizi che ne hanno impedito la classificazione ad uso terapeutico considerandola una droga”.

“Pregiudizio però che io non ho mai riscontrato nei pazienti e come medico ho una delle casistiche del numero di pazienti più alte d’Europa: sono i politici che hanno pregiudizi dovuti perlopiù all’ignoranza”, conclude Bertolotto.

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