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La spada di Damocle sul calcio dilettanti: l’obbligo dei versamenti all’Inps

Lo speciale del Ct Vaniglia

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A quanto pare si capire anche i calciatori del comparto “dilettantistico”, potrebbero ricevere a breve un inquadramento “ufficiale” dall’INPS. È proprio questa la novella normativa in corso di approvazione giunta al livello del Ministro Spadafora, il quale avrebbe già avuto in materia un colloquio con il Presidente Giuseppe Conte per concertare gli indirizzi riguardanti il d.lgs. a tutela dell’intero settore riguardante i lavoratori sportivi  non professionisti.

Grazie a tale articolato, si andrà a rinnovare in toto una normativa per certi versi “vetusta” risalente al 1981 e non in grado oggi di garantire le necessarie tutele agli sportivi dilettanti in genere, i quali, con tale disegno, avranno l’opportunità di esser iscritti all’INPS per intraprendere così, rapporti di lavoro di natura subordinata, autonoma e occasionale. Rilevante anche la differenziazione rispetto al concetto di prestazione “amatoriale”, ordunque, un istituto incompatibile con qualsiasi forma di lavoro e quindi completamente differente in termini di retribuzione rispetto a quello di cui si sta argomentando.

Nel testo della riforma dello sport del ministro Spadafora c’è infatti questa seconda tagliola, non meno infida e pericolosa rispetto all’abolizione del vincolo, che preoccupa i dilettanti. Questioni non strettamente di calcio giocato, anzi, ambiti da commercialisti ma non per questo potenzialmente meno esplosivi. Il nodo del contendere è l’introduzione di tutele lavoristiche e previdenziali per i lavoratori sportivi nel settore. La riforma dello sport voluta dal ministro Spadafora si avvia alle fasi conclusive con l’approvazione di 5 decreti su 6. Dal sito del governo sono ricavabili le principali misure che contiene e che permettono di capire che cosa potrà cambiare per le società e per i calciatori.

Tra i temi che fanno più discutere c’è sicuramente la nuova visione di lavoro sportivo che coinvolge anche calciatori, tecnici, fisioterapisti, soprattutto tra i dilettanti. Se fino ad ora queste figure venivano pagate con rimborsi o compensi sportivi non tassati, con la nuova riforma si andrebbe verso la completa equiparazione al lavoro dipendente. Più tutele a favore dei lavoratori, ma anche molte più incombenze e costi da parte delle società.

Le ASD e SSD dovranno considerare i loro atleti dilettanti (in contrasto con le norme della FIGC) come lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS con aggravio di costi e incombenze di versamenti, registrazione, ecc… per le quali saranno necessari un consulente del lavoro e probabilmente anche un commercialista per gestire tutta la parte burocratica. Fermo restando che quei contributi difficilmente e solo in pochissimi casi, arriveranno ai destinatari in quanto la vita sportiva di un atleta si esaurisce nell’arco di pochi anni e la loro concorrenza ad una futura ipotetica pensione consterebbe di poche decine di euro.

La LND tramite il Presidente Sibilia, ha già manifestato la propria contrarietà don parole durissime : “La FIGC, titolare in materia, deve attivarsi in totale opposizione a queste paventate norme che, se entrassero in vigore, decreterebbero l’estinzione di migliaia di Società affiliate alla stessa Federazione”.

A Sibilia cui ha risposto indirettamente il ministro dello sport Spadafora, rassicurando, ma implicitamente ammettendo le maggiori incombenze sulle società: “Non bisogna fare terrorismo psicologico, sul fatto che proprio in questo momento di emergenza sanitaria Asd e Ssd non possano essere in grado di sostenere il costo di questa riforma” ha spiegato ancora il ministro, precisando che è stato già istituito un fondo di 100 milioni per il 2021 e il 2022 “per garantire un esonero contributivo ed è mia intenzione poter trovare risorse anche per arrivare al 2023”.

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