IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La magia del numero dieci

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Più informazioni su

“Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato.” Un’interessante affermazione che si poteva leggere su un cartello scritto a mano e in bella vista nello studio di Albert Einstein nell’università di Princeton. Il tema del misterioso rapporto che lega i numeri all’uomo e lo stesso alla natura è da sempre centro di interessanti riflessioni da parte di filosofi, matematici e… poeti. Il Poeta per antonomasia, pleonastico precisare che mi riferisco a Dante Alighieri, ha strutturato la sua opera massima ricorrendo a numerosi elementi numerici dal valore particolarmente simbolico. Molto è stato detto e scritto dell’utilizzo dei numeri tre e sette, centrali e noti a tutti per il ruolo fondamentale che ricoprono nella cultura cristiana, meno, mi sembra, sul numero dieci. Ci si è limitati a notare che i canti complessivi della commedia sono cento, quindi un multiplo di dieci, oppure che i nove cieli sono poi tutti nell’Empireo, il decimo, appunto. La facile esplicitazione della rilevanza del numero dieci è stata nel collegare lo stesso al numero dei comandamenti, la legge fondamentale che ha messo in relazione il dio degli Ebrei ed il suo popolo e, successivamente, tutti coloro i quali in lui hanno riposto la loro fede, ma credo sia da ricercare in un aspetto meno teologico e più filosofico e poetico.
Per meglio comprendere il significato profondo del numero dieci nella poetica dantesca, potrebbe essere utile partire da un intrigante interrogativo che si è posto Ludwig Wittgenstein: “Se la matematica ci insegna a contare, perché non ci insegna anche a confrontare i colori?”. Trovo interessante, al medesimo scopo, anche un altro aforisma einsteniano nel quale il grande scienziato si domanda: “Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L’universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto”. Eppure Dante, a mio modo di vedere, era profondamente convinto della stretta connessione tra ordine assoluto ed incontrovertibile, espresso appunto dalla matematica e dal concetto stesso di numero, con l’essenza più assoluta del divino. Una sorta di chiave di lettura filosofica e teleologica dell’essere che è innata nell’essere umano, che non deriva, pertanto, né da una soggettiva e circostanziale esperienza, né da una sovrapposizione di una particolare ottica alla percezione del fenomeno. Un aspetto evidentemente conseguente agli studi del pensiero de “‘l maestro di color che sanno” come definisce Aristotele il nostro autore nel IV canto dell’Inferno.

Possiamo con chiarezza porre la questione ricorrendo all’interrogativo che sta alla base di “Dio è un matematico”, un interessante saggio di Mario Livio, nel quale l’autore si chiede: “Qual è il mistero di tanta “irragionevole efficacia”? ( si sottintende ovviamente della matematica). Questo approccio ci riporta ad un centrale quesito epistemologico: la matematica è una scoperta o un’invenzione? La questione può diversamente essere posta in questo modo: se nasciamo come “tabula rasa” fornita di potenzialità gnoseologiche prodotte da centinaia di migliaia di anni di evoluzione, il concetto di numero lo troviamo nel nostro rapporto con l’Essere come più o meno esplicito fondamento o prodotto dello stesso oppure è misteriosamente congenito in noi? Potremmo riandare col pensiero al Menone platonico nel quale Socrate “dimostra” la inconsapevole conoscenza del teorema di Pitagora in uno schiavo che non aveva ricevuto nessun insegnamento in tal senso. Sarebbe interessante sviluppare una puntuale riflessione sulla struttura logica che è omogenea alle nostre possibilità di pensiero, una struttura a priori che potremmo esemplificare come una sorta di contenitore leggermente diverso per ogni individuo ma sostanzialmente molto simile, il rinvio a Kant mi sembra evidente, contenitore nel quale, per proseguire nell’allegoria esplicativa, si versa il “liquido Essere” che assume inevitabilmente la forma del contenitore stesso. Ma in questa occasione limitiamoci all’argomento in oggetto. Insomma, tutti abbiamo avuto esperienze scolastiche di numeri, uguaglianze ed operazioni, molti addirittura di radici quadrate e logaritmi, altri, certo in numero minore, potremmo definirli come pochi eletti, hanno incontrato formule algebriche e percorsi analitici ancor più complessi, per tutti, in ogni caso non è possibile definire quella fase dell’apprendimento come l’origine del concetto di numero, essa, la sua archè, affonda nelle notti dei tempi e permane misteriosa.

Galileo sentenziava che Dio ci parla nell’universo attraverso un linguaggio matematico risolvendo incruentemente il dubbio di Federico II che tanto danno produsse su incolpevoli infanti, ma anche in questo caso rimando ad altra sede e torno all’oggetto di questo incontro. Se anche avessero ragione Pitagora e Platone, Aristotele e Galileo, come si colloca questa assiomatica certezza nell’approccio poetico di Dante? E perché abbiamo puntato il nostro sguardo in particolare sul numero dieci? Partiamo dalla distinzione, di certo ben nota ma che preferisco ricordare, tra cifra e numero: le cifre sono solo dieci, dallo zero al nove, i numeri sono le possibili composizioni delle dieci cifre e, come tutti sanno, sono infiniti. Sarebbe stimolante interrogarsi anche sulla possibilità che esistano più infiniti o addirittura infiniti più grandi ed altri più piccoli e, senza scomodare Cantor, domandarci: se i numeri sono infiniti, gli insiemi dei numeri pari e di quelli dispari non sono necessariamente anch’essi infiniti e composti della stessa quantità di numeri che corrisponde, inevitabilmente, alla metà dell’infinito dei numeri stessi? Ma di nuovo divago: quello che volevo sostenere è che il numero dieci rappresenta perfettamente ciò che in Dante è il senso e la ragione della poesia.

La Poesia ben è simboleggiata dal numero dieci inteso come quantità finita di cifre che l’uomo, per generosa elargizione divina, ha trovato già esistenti nel suo intelletto e perfettamente fenomenizzata dalle dieci dita delle sue due mani. Ebbene, per mezzo di questa poca cosa, limitata e finita, l’uomo può accedere, almeno concettualmente, all’infinito delle possibilità, non dell’essere umano che permane limitato nel tempo e nello spazio, ma del numero, attraverso l’idea di “infinito potenziale ma esistente, non esperibile ma pensabile”. Certo, a parte Chuck Norris che è riuscito a contare fino a raggiungere l’infinito per ben due volte, nessun essere umano può ambire a tanto. Questa la tesi di Dante, la sua poesia che, con modestia (?!) reputa limitata e finita come le dieci cifre, può condurre l’uomo, grazie all’opera del Poeta, sino a Dio, l’infinito per antonomasia della teologia cristiana. Ecco che il dieci ed il suo quadrato accompagnano il lettore dalla “selva oscura” del proemio attraverso le meschine e tristemente umane cadute infernali fino all’ascesi sublime che consente all’anima di contemplare la Candida rosa ma, va detto, che “intender non lo può chi non …”

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.