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Italia nel caos in attesa delle ultime decisioni sul lockdown di Natale: turismo sempre più in crisi

L’incertezza fa più danni dei provvedimenti. Ancora nessuna decisione sui piccoli Comuni

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Provincia. Ci sembra quasi d’obbligo ripetere un po’ di cose a mano a mano che si avvicina il lockdown (di che dimensioni ancora non si sa) per le festività, perché la situazione peggiora e – come dire? – non ci si può sottrarre alle proprie responsabilità, piccole o grandi che siano.

Governo e regioni sono ancora alle prese con un confronto senza fine, mentre il presidente Conte deve dividere il suo tempo tra la possibilità di una crisi e i provvedimenti anti Covid. Il ministro Speranza e i cosiddetti “rigoristi” sono rimasti impressionati dalle immagini degli assembramenti di gente uscita di casa – parliamo soprattutto di Piemonte e Lombardia – per sfruttare quelli che abbiamo chiamato gli “otto giorni da leoni” per prendere un aperitivo o per lo shopping, come li ha spinti a fare lo stesso governo con il meccanismo del cashback.

Quest’estate si sono inventati i buoni vacanza e poi hanno sgridato gli italiani per aver fatto le vacanze, oggi hanno concesso qualche giorno per i regali di Natale e ora vogliono chiudere tutto perché gli italiani hanno preso d’assalto i negozi.

Gli scienziati degli organismi come Cts e Iss, i vari Locatelli e Brusaferro, almeno loro hanno le idee chiare: chiudere il più possibile e il prima possibile per evitare danni incalcolabili dalla terza ondata di contagi. Già che ci sono, spieghino al ministro Speranza perché lascia circolare milioni di persone nelle grandi città e poi si accanisce con i piccoli Comuni. Con alcuni aspetti ridicoli: ci si potrà allontanare – questa la discussione in corso tra i nostri governanti – di 10, 20 o 30 chilometri?

Toti, forte dei buoni dati sanitari della Liguria, cavalca la tigre e attacca il governo un’ora sì e l’altra anche, un gioco da ragazzi per un principe della comunicazione come lui: questa volta ha persino ragione.

In attesa delle ultime decisioni su che cosa accadrà dalla prossima settimana in avanti, si devono registrare un paio di importanti prese di posizione. La prima è di Gino Strada, che ha detto senza mezzi termini che l’emergenza durerà ancora due o tre anni (lo avevamo più modestamente previsto persino noi) e l’altra di Mario Draghi, che ha messo l’accento sullo stato preagonico delle piccole e medie imprese. Figurarsi le nostre, visto che il turismo è il settore più penalizzato.

Occorre infine dar conto che, ancor più dei provvedimenti in se stessi, è ancora e sempre l’incertezza a provocare i danni maggiori. Basti pensare che i ristoratori non possono prevedere nè quando saranno aperti nè quando saranno chiusi, con tutto quel che ne consegue per acquisti e personale. L’Italia è nel caos, altro che Buon Natale. O, almeno, ognuno cerchi di ritagliarsi un piccolo spazio per trascorrerlo nel miglior modo possibile.

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