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Indagine della Procura di Savona su mascherine fornite alle scuole: sono quelle di Fiat – FCA foto

Prodotte da FCA e distribuite negli istituti, sono finite al centro delle polemiche sia per la scomodità sia per presunti odori

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Savona. Le mascherine fornite dalla scuola ai figli non soddisfano i genitori, e i loro dubbi finiscono sul tavolo della Procura. Succede a Savona, dove nei giorni scorsi il procuratore Ubaldo Pelosi ha aperto una indagine proprio sulle mascherine fornite dal Ministero dell’Istruzione agli istituti scolastici.

A rendere più sconcertante la notizia c’è un dettaglio: le mascherine distribuite negli istituti savonesi sono quelle fabbricate da FCA, Fiat Chrysler Automobiles. Dopo il lockdown della scorsa primavera, infatti, la celebre azienda automobilistica ha riconvertito alcune linee di produzione per fornire mascherine allo Stato italiano. Un accordo sulla carta di quelli vincenti, che risolveva in un colpo solo due problemi: mettere fine alla penuria di dispositivi di protezione (problema molto accentuato all’epoca) e ricollocare lavoratori il cui posto era messo a repentaglio dalla contrazione del settore automobilistico.

Fin da subito, però, l’accordo tra Governo e FCA è finito al centro delle polemiche, sia a livello politico (con alcuni partiti che puntavano il dito sul “patto tra Conte ed Elkann”) che pratico: il senatore Gianluigi Paragone le ribattezzò “la Fiat Duna delle mascherine”, altri parlarono di “mascherine giarrettiera” a causa della insolita modalità con cui vanno indossate. E molti genitori anche a Savona riferiscono di averne a casa pacchi e pacchi, forniti dalla scuola e mai utilizzati proprio a causa della scarsa praticità. Una fornitura, insomma, che si è trasformata in uno spreco, con gli studenti che hanno preferito indossare altre mascherine.

A dare il via agli accertamenti della Procura sono state proprio le lamentele di alcuni genitori sulla qualità dei dispositivi. Sotto accusa il cattivo odore che, secondo alcuni di loro, emanerebbero le mascherine, e c’è anche chi ha riferito di irritazioni. Per fugare ogni dubbio il procuratore ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di presunta frode in commercio: “Le mascherine inviate dal Miur alle scuole sono ovviamente certificate – spiega Pelosi – ma ad attestare la rispondenza dei prodotti alle norme sono le ditte fornitrici. L’indagine è volta ad accertare che le mascherine rispondano davvero a quanto riportato nei documenti”.

Nei giorni scorsi gli uomini della Guardia di Finanza di Savona sono stati in alcuni licei savonesi per prelevare un campione di mascherine: in questi giorni sono in corso le analisi di laboratorio con l’obiettivo di verificare in modo certo se siano davvero a norma.

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