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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

Il San Paolo discriminato senza Centro ictus, cittadini a rischio per una patologia frequente e grave

La svolta nell’ultimo consiglio comunale, ordine del giorno del Pd approvato anche dalla maggioranza

Savona. L’ospedale San Paolo, per anni discriminato, è più vicino ad avere un Centro ictus di primo livello, perché il Consiglio comunale, nel corso dell’ultima seduta dell’anno, lunedì scorso, ha approvato un ordine del giorno che impegna sindaco, giunta e presidente del consiglio comunale “a fare quanto utile e necessario” per ottenere il reparto, necessità ritenuta “non più rinviabile”.

Non solo. L’ordine del giorno, presentato da Elisa Di Padova a nome del gruppo di opposizione del partito democratico, è stato approvato all’unanimità (26 favorevoli sui 26 presenti e votanti), e quindi anche dalla maggioranza, a testimonianza di quanto l’argomento sia sentito e condiviso: non capita spesso – soprattutto di questi tempi – che ci sia unanimità su qualsivoglia argomento.

La forte presa di posizione della città è importante perché tutti conosciamo – purtroppo, forse – quanto la politica influisca sulle scelte della Sanità e soprattutto “perché si aggiunge – spiega Giampiero Storti, competente e appassionato presidente dell’Associazione Amici del San Paolo – all’impegno preso dal commissario straordinario dell’Asl 2, Paolo Cavagnaro, un impegno concreto e convinto, non solo di facciata”.

Un po’ di statistica aiuta a inquadrare il problema. Il San Paolo è il terzo ospedale della Liguria a ricevere pazienti colpiti da ictus. È al servizio di circa 164 mila cittadini di Savona e della Valle Bormida, contro i 119 mila dei comprensori di Albenga e Finale. Sono dati resi noti cinque anni fa dal Libro bianco della Regione, ma che non sono certo cambiati di molto.

L’ictus è una patologia “tempo dipendente”, come la chiamano gli esperti, facilmente traducibile con la necessità di intervenire presto e con gli strumenti necessari per ridurre mortalità e rischio di invalidità permanente.

Sono chiari i danni – gravi e in certi casi irreversibili – che il paziente avrebbe se dovesse essere “dirottato” a Pietra Ligure o a Genova magari da paesi lontani come quelli dell’entroterra.

Continua Storti: “Tutti gli ospedali dei capoluoghi di provincia debbono avere un Centro ictus, ma il San Paolo ne è incredibilmente ancora sprovvisto nonostante un costo limitato, circa 400 mila euro l’anno, una cifra assolutamente compatibile con un bilancio oneroso come quello della Sanità”.

Per coprire i turni del Centro ictus 24 ore al giorno servirebbero ancora due neurologi oltre a un paio di infermieri. “L’ostacolo maggiore – è sempre Storti a parlare – è proprio la difficoltà a reperire neurologi, ma ce la possiamo fare. Va tenuto presente che la Fondazione De Mari ha donato al San Paolo quattro monitor già montati ma che ovviamente non possono essere utilizzati”.

Tra l’altro la Sanità savonese potrebbe contare sulla preziosa sinergia con Santa Corona perché, nei casi non frequenti di una lesione cerebrale grave, il paziente potrebbe essere inviato all’ospedale di Pietra Ligure che, come Dea di secondo livello, dispone di attrezzature più complete.

Lasciando di recente la guida di Neurologia del San Paolo, il dottor Fabio Bandini, in un’intervista a IVG (leggi qui) ha spiegato che proprio la mancata istituzione del Centro ictus al San Paolo, già richiesta dal suo predecessore, il professor Antonino Leonardi, è il suo maggior rammarico.

La politica savonese – e quindi la città – si è compattata per raggiungere uno scopo importante (l’ictus è come detto patologia grave e frequente). Tutti contano che continuerà a esserlo fino alla soluzione del problema.

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