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Pensiamoci
di Sandro Chiaramonti

I bus viaggiano al 50% per le norme anti Covid? Sì, ma i calcoli non evitano gli assembramenti

Non si tiene conto dei posti reali che ciascuno vede, ma di quelli previsti dalla carta di circolazione. E poi il problema scuole

Savona. I bus devono viaggiare al 50% della capienza secondo le ultime norme anti Covid. Esiste però una realtà virtuale e una reale. Ci spieghiamo meglio. Uno sale sul bus, conta i posti a sedere e quelli in piedi e osserva: ecco, devono essere la metà. Nossignori. I posti da calcolare, e quindi da dividere per due per fare il 50%, non sono quelli che vedete e contate, ma quelli riportati sulla carta di circolazione e ripetuti su una targhetta che si trova su tutti i mezzi.

Succede così in tutta Italia, e quindi anche a Savona. Per fare un esempio, siamo saliti sul bus di Tpl Linea numero 5208 solitamente impiegato sulle linee 1 (La Rusca/Legino 167) e 4 (Università). È uno dei più lungi (10 metri). Saliamo, contiamo 24 posti a sedere (e ci stupiamo perché secondo il nostro ragionamento metà dovrebbe avere il cartello ‘vietato sedersi’) e ne calcoliamo altri 6 in piedi in base alle strisce sistemate sul pavimento.

Non è così e ci spiega il perché Giovanni Ferrari Barusso, direttore generale di Tpl: “Il bus che lei ha citato può trasportare in realtà 81 persone, come previsto dalla carta di circolazione. Con il limite del 50 per cento possiamo farne salire 40, e anzi più stanno seduti e meglio è: per questo non c’è il cartello del divieto di sedersi sulla metà dei sedili”.

Tutto chiaro, certamente non tutto logico. Va detto intanto che la nostra Tpl applica legittimamente la legge come tutte le altre aziende di trasporto pubblico. Abbiamo invece seri dubbi che con 40 persone su quel tipo di bus – ragionamento valido in proporzione anche per tutti gli altri – si applichi un sicuro distanziamento.

Siamo comunque di fronte a ragionamenti teorici perché nessuno (certamente non l’autista, poverino, ma neppure i controllori) hanno l’autorità per far scendere eventuali passeggeri in sovrannumero ne’ per impedire ad altri di salire una volta che il bus arriva alla fermata e spalanca le porte per far scendere chi lo ha richiesto.

Così funziona il nostro Paese e anche a questo dovrebbero pensare i ministri Azzolina e De Micheli quando invocano la riapertura delle scuole: certo, vanno riaperte, ma ben sapendo che così facendo si corrono rischi di contagio.

Parliamo di scuole, allora. Sono in corso confronti con la Regione e la Prefettura per organizzare al meglio possibile il trasporto per la riapertura di gennaio.

Continua Ferrari Barusso: “Metteremo in campo tutti i nostri mezzi, compresi i 5 gran turismo e i tutti quelli di scorta, oltre a 12 bus che noleggeremo da privati con cui abbiamo già sottoscritto un pre contratto. Saremo in grado di assicurare 30 corse in più”.

I problemi sul tappeto sono ancora molti, e alcuni ci sembrano per la verità non risolvibili. Parliamo ad esempio degli orari provvisori dei vari istituti cui il trasporto pubblico deve ogni volta adeguarsi, o al fatto che soprattutto l’orario di uscita può cambiare di volta in volta per i motivi più disparati, come la mancanza di un insegnante.

I bus gran turismo non sono poi l’ideale per il trasporto scolastico o comunque di linea, perché non hanno porte adatte, obliteratrici o pulsanti per richiedere le fermate. Capitolo a parte riguarda i finanziamenti alle Tpl, per ora garantiti solo a fine gennaio, anche se una proroga sembra scontata.

Insomma, il trasporto pubblico (bus, treni, metro) resta, e temiamo sia destinato a restare, uno dei principali punti deboli della lotta al Covid.

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