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Covid, in Liguria 3mila lavoratori della sanità non hanno intenzione di vaccinarsi

Icardi: "Dai dati raccolti da Alisa la percentuale di adesione è all'88,8%. Ma sarà sufficiente per interrompere la catena di trasmissione"

Liguria. Una persona su dieci appartenente alla categoria dei medici e del personale sanitario ligure non ha ancora aderito alla campagna di vaccinazione contro il Covid-19 che partirà già entro la fine del 2020 con l’arrivo e la somministrazione delle prime dosi acquistate dalla Pfizer. Si tratta infatti di una quota che supera le 3mila persone “a rischio” in Liguria.

A dirlo è Giancarlo Icardi, direttore dell’unità operativa di igiene dell’ospedale San Martino di Genova, che dichiara: “Alisa ha raccolto i dati delle adesioni da ospedali ed enti liguri e la percentuale di adesione è dell’88,8% degli aventi diritto“. Secondo la ricognizione effettuata dalla Regione sono 27.516 i lavoratori della sanità interessati dalla prima fase della vaccinazione. Di conseguenza la quota percentuale di coloro che non hanno dichiarato la propria adesione corrisponde in termini assoluti a poco più di 3mila persone, più di uno su dieci.

Ieri il commissario all’emergenza Arcuri ha confermato che il vaccino non sarà obbligatorio per nessuno, nemmeno per categorie specifiche. Tra chi aveva chiesto l’imposizione per medici e assimilati c’è Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, mentre il presidente ligure Giovanni Toti aveva ammesso chenon sarebbe uno scandalo”, tenuto conto delle numerose costrizioni già decretate in virtù dell’emergenza sanitaria.

“Per le condizioni di rischio i sanitari sono la categoria identificata come popolazione target cui deve essere data questa chance. Gli oltre 260 medici deceduti in Italia, gli oltre 58mila infermieri e operatori sanitari che si sono contagiati dall’inizio dell’emergenza a oggi uno spunto di riflessione lo danno”, commenta l’epidemiologo del San Martino. Qualcuno, però, non ha intenzione di sfruttare la corsia preferenziale. E probabilmente sapere che una percentuale (seppur piccola) di personale sanitario non si vaccinerà non sarà un incentivo per il resto della popolazione.

Secondo Icardi, tuttavia, non sarà compromessa l’efficacia. “Non entro nel merito dell’obbligo sì o no, ma se fosse così non sarebbe un problema e rientrerebbe più o meno nella norma. Sapendo che questo virus ha un indice di contagio intorno a due, una copertura vaccinale dell’80% dovrebbe essere già sufficiente per interrompere la catena di trasmissione. Sostanzialmente un 10% di operatori sanitari che non si vaccinano non costituisce un problema dal punto di vista pratico”.

L’invito, però, è quello a prenotarsi lo stesso per poi ritrattare eventualmente alla fine. “L’adesione deve essere volontaria e soprattutto consapevole. In questa fase penso sia giusto dare l’adesione alla vaccinazione, che non vuol dire che un domani uno dovrò essere sicuramente vaccinato. Solo nel momento in cui sarò convinto darò il senso informato. Bisogna essere molto chiari, questo vale oggi per gli operatori sanitari e dovrà valere per tutta la popolazione: nessuno dovrà essere obbligato a essere vaccinato”, conclude Icardi.

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