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Coronavirus, cala mortalità nelle Rsa liguri. Toti: “Liguria seconda regione con RT più basso”

Ansaldi: "Se continuiamo con misure stringenti riusciremo a raggiungere i 100 malati in media intensità a gennaio"

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Liguria. “Cala ancora il totale dei positivi, degli ospedalizzati, delle terapie intensive, degli isolamenti a domicilio. Si conferma il trend di decrescita, di allentamento della pressione per la nostra regione. Oggi è uscito il report ministeriale numero 29, la Liguria si conferma la seconda regione italiana con RT più basso, 0,67, segno che tutto il nostro sistema ha risposto bene: ci auguriamo che questo si ripercuota allo stesso modo su tutti i parametri attraverso i quali monitoriamo l’epidemia”.

A dirlo il presidente Giovanni Toti nel corso dell’aggiornamento serale sulla situazione del Coronavirus in Liguria. “Quattro settimane fa abbiamo raggiunto il picco, la curva è in chiaro decremento – ha detto Filippo Ansaldi, responsabile prevenzione Alisa – I nuovi casi diminuiscono e questo si riflette sull’indice RT, da 1,7 dei primi di ottobre a 0,68 di oggi, inferiore di 0,2 al dato nazionale, grazie al rispetto delle misure di prevenzione. Per quanto riguarda la pressione sulle strutture ospedaliere, i malati nelle medie intensità hanno raggiunto il picco il 17 novembre”.

Se continuiamo con misure stringenti riusciremo a raggiungere i 100 malati in media intensità a gennaio, ma bastano piccoli scostamenti nell’indice RT per avere decine, centinaia di ricoveri in più: molto importante dunque non abbassare la guardia – specifica Ansaldi – Lo stesso vale per i malati in terapia intensiva: abbiamo superato il picco, stiamo scendendo. Il CTS valuta il rischio attuale per la Liguria molto basso, ma abbiamo ancora un alto impatto, cioé molti malati in terapia intensiva e in media intensità. Globalmente il nostro rischio viene definito moderato, ma occorre sottolineare che il mancato rispetto delle misure di prevenzione porterebbe in breve a un rischio molto alto, con ripercussioni sull’attuale classificazione in zona di rischio”.

Siamo una delle pochissime regioni che ha avviato un monitoraggio stretto nelle RSA – ha detto Ernesto Palummeri, responsabile Alisa dell’emergenza Covid nelle RSA – Il due aprile è cominciato il primo monitoraggio, oggi siamo al numero 45, quindi disponiamo di informazioni molto dettagliate. Dal 1 dicembre la compilazione dei questionari per il monitoraggio è totalmente informatizzata attraverso Poliss grazie alla collaborazione di Liguria Digitale. Le azioni, la programmazione in base alle informazioni che arrivavano dai monitoraggi hanno prodotto esiti molto rilevanti nel controllo della situazione nelle RSA”.

A marzo è iniziata la fornitura di DPI, il 1 aprile abbiamo cominciato i monitoraggi con cadenza prima bisettimanale e poi settimanale, sempre in aprile siamo stati impegnati in un’indagine sierologica su tutti gli operatori e gli ospiti delle strutture; poi è cominciata la lenta riapertura con creazione di aree buffer per evitare l’arrivo di ospiti contagiosi, nonostante la condizione per l’accesso sia il tampone negativo, che comunque non dà certezza assoluta – continua Palummeri – Un solo positivo in RSA è molto pericoloso: il contagio si propaga molto più velocemente rispetto a quanto avviene in altre situazioni. La Liguria è stata la prima regione a fare l’antigenico agli operatori che tornavano dalle ferie, visto che le notizie che provenivano in estate sui comportamenti sociali non erano rassicuranti”.

A settembre abbiamo cominciato a eseguire tamponi a tappeto a tutti gli operatori ogni 14 giorni e questo ha contribuito a limitare molto le conseguenze negative. In sintesi, dal 20 febbraio a metà luglio nelle RSA i decessi sono stati 730; da metà luglio al 2 dicembre sono stati 282, con un calo anche dei decessi complessivi, ma se guardiamo la percentuale dei decessi da covid sul totale dei decessi siamo passati dal 32% a sotto il 20%. Interessante anche il dato sulla percentuale di mortalità nelle RSA rispetto ai decessi totali: erano quasi 50% del totale nella prima fase, dato analogo a quello registrato nelle altre regioni italiane e anche in tutti i paesi europei; oggi, al termine della seconda fase, siamo al 31,6%. Le cause sono molteplici, ma certamente le misure di prevenzione che abbiamo adottato nelle RSA hanno funzionato. Anche un solo decesso non è una bella notizia, ma un’analisi complessiva ci conforta sulla bontà di alcune decisioni che abbiamo preso. Una circolare di qualche giorno fa del Ministero della salute raccomanda di fare test rapidi anche ai visitatori: una misura che noi abbiamo già preso da tempo” conclude il responsabile Alisa dell’emergenza Covid nelle RSA.

Continua la riduzione della pressione sulle strutture ospedaliere – ha detto Angelo Gratarola, responsabile dipartimento interaziendale regionale emergenza urgenza – Il numero di ambulanze in acceso è stato molto contenuto; conseguentemente la necessità di ricoveri di pazienti covid positivi è molto ridotta, nettamente inferiore al numero dei dimessi. Anche le terapie intensive, seppure molto più lentamente, sono scese sotto soglia psicologica dei 100: ci aspettiamo un’ ulteriore riduzione, seppure contenuta, se i comportamenti continueranno a essere virtuosi come ora”.

“È stata una settimana tranquilla nel reparto malattie infettive, abbiamo avuto numerose dimissioni e pochi ingressi – ha detto Matteo Bassetti, responsabile clinica malattie infettive ospedale San Martino – Anche le richieste dai medici di famiglia sono state minori rispetto alle settimane precedenti, prova che il quadro epidemiologico è cambiato. L’occupazione del reparto malattie infettive è al 60%. Abbiamo notato nelle ultime settimane un cambiamento nella tipologia dei pazienti e nell’evoluzione della malattia: i dati, che saranno proposti a breve a una rivista internazionale, dicono che tra il periodo febbraio-maggio e il periodo settembre-novembre in due campioni di circa 300 pazienti con le stesse caratteristiche di età, gravità e utilizzo del casco, la mortalità si è ridotta nel secondo periodo del 50%”.

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