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Chiusura casa di riposo Valleggia, esplode la rabbia: “Don non ci ha avvisato, da lui atteggiamento inumano”

La decisione ha spiazzato dipendenti e famiglie: "Non ne erano a conoscenza nemmeno la direttrice ed il direttore sanitario"

Quiliano. Dal 28 febbraio la casa di riposo “San Giuseppe” di Valleggia chiuderà i battenti. La decisione del legale rappresentante della struttura e parroco della chiesa del Santissimo Salvatore don Michele Farina spiazza familiari e dipendenti: “Nessuno era stato avvertito, nemmeno la direttrice e il direttore sanitario”.

“La notizia ci è stata comunicata solo mercoledì 16 dicembre durante due riunioni – sottolineano –ma era dal mese di giugno che il parroco e i componenti del consiglio contattavano società che fossero interessate alla struttura, ben sapendo che in caso contrario la casa di riposo sarebbe stata chiusa. Ma nessuno è stato messo al corrente di questa possibile soluzione, nemmeno la direttrice ed il direttore sanitario. Non è stato detto nulla neanche alla comunità parrocchiale di Valleggia che si sarebbe attivata ed ancora oggi è disposta ad azioni di solidarietà. E pensare che a novembre è stato accettato ancora un ospite”.

Un atteggiamento che il personale e i parenti degli ospiti definiscono “superficiale e inumano” soprattutto perché tenuto “da un ente religioso in cui dovrebbe predominare l’aspetto caritatevole e umano”. La decisione di chiudere la struttura è derivata dalla situazione di squilibrio economico e finanziario che, secondo don Farina, “era nota essendo stata oggetto di precedenti confronti e colloqui”. I problemi economici, aveva dichiarato, erano “già presenti nel 2018 al momento dell’insediamento dell’attuale consiglio di amministrazione. La situazione si è deteriorata nel corso dell’ultimo anno, complice il ridursi degli ospiti della struttura a causa della pandemia da Covid-19”.

Il parroco era dunque andato alla ricerca di imprese interessate ad assumere la gestione della struttura, ma con esito negativo arrivando così alla decisione di interrompere le attività. “A nostro parere – dicono staff e parenti – si poteva rinviare la chiusura dopo la condivisione del problema con familiari, dipendenti e Valleggini. Con l’arrivo del vaccino, la struttura avrebbe potuto di nuovo riempirsi e magari sarebbero potuti arrivare aiuti o nuove offerte per la sua gestione. Anche perché la situazione è sotto controllo, il direttore sanitario ci ha confermato che le ultime ispezioni sono andate a buon fine, è stato rilevato che l’organizzazione anti-covid è stata ottima e i tamponi effettuati ultimamente sono risultati tutti negativi, sia per quanto riguarda il personale che i nonni”.

Ed ora? “Quindici persone si trovano senza lavoro e i parenti dei 30 ospiti a dover trovare una struttura (magari con Covid) che li accolga a delle cifre per loro improponibili e senza poter entrare a visitarle. È ancor più triste il fatto che i nonni dal 6 marzo non vedono parenti (tranne qualche volta dietro un plexiglass) e quindi  già destabilizzati, si dovranno fare l’isolamento in un posto nuovo con gente sconosciuta. Quanti reggeranno?” si chiedono familiari e dipendenti della casa di riposo “San Giuseppe”.

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