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Lettere al direttore

Che l’inse?

di Angelo Vaccarezza

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Un salto indietro nel tempo, per raccontare una storia molto meno lontana di quel che sembra.

Siamo nel 1746, Genova venne coinvolta nella guerra, e suo malgrado, si trovò la città occupata dalle forze austriache al comando del generale Marchese Antoniotto Botta Adorno.
Accadde che i soldati austriaci stessero trasportando per le vie del sestiere di Portoria (uno dei quartieri in cui era diviso il centro storico in allora) il mortaio “Santa Caterina”che all’improvviso sprofondò nel terreno.
I soldati Austriaci allora decisero che il compito di estrarre il mortaio dal fango fosse un dovere dei genovesi.

Fu la miccia che fede esplodere lo scontro che nei giorni successivi portò alla liberazione del genovesato.
Alla scena stava assistendo Giovanni Battista Perasso detto Balilla, che al grido “che l’inse? “, che in dialetto corrisponde all’espressione “(volete) che inizi? (la zuffa)”, lanciò la sassata
che diede inizio alla rivolta.
Al sasso del Balilla ne seguirono tanti altri, da parte del popolo inferocito, così tanti da costringere alla ritirata i militari, che abbandonarono sul posto il pezzo d’artiglieria.

Questa la storia.
Quella che non si cambia, quella che fa parte delle nostre radici, che ci ha portato fino ad oggi, ma anche quella che deve fare da sprone al cambiamento.
In allora, una mano armata di un semplice sasso.
Oggi, l’uomo ha a disposizione uno strumento molto meno pericoloso, ma molto più forte: la matita con cui, nella cabina elettorale, possiamo decidere le sorti del nostro paese, un bastoncino molto più leggero di quel sasso, ma molto più incisivo negli effetti.

Possiamo scegliere.
Scegliere è responsabilità personale, per cui prendere una strada ha in sé un’importanza particolare perché avrà delle conseguenze rilevanti per sé e per gli altri.
L’Italia in questi ultimi mesi ha annaspato, travolta da eventi che non era preparata ad affrontare, ha fatto molte cose come poteva, ma troppe come non avrebbe dovuto.
Sono mancati preparazione, impegno, coerenza.

Abbiamo bisogno di cambiare, abbiamo bisogno di una classe dirigente che, a livello nazionale, abbia voglia di ascoltare DAVVERO gli Italiani, che non prometta senza poter mantenere le parole dette.
Perché lo sapete meglio di me, le parole pesano come macigni, e le parole non mantenute schiacciano le coscienze ma anche la dignità di tutti noi.

E la dignità dell’umana esistenza è una delle basi per creare una società migliore.

Angelo Vaccarezza

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