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Cengio, minoranza all’attacco su impianto di smaltimento: “Diventare il paese dei rifiuti è una sentenza di morte”

"Attivarsi perché le risorse impiegate servano a dare valore al territorio con attività di indotto economico"

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Cengio. Realizzare nel territorio comunale un nuovo impianto di smaltimento rifiuti di parte del Nord-Ovest dell’Italia, per circa un milione di persone. Questa l’idea di Eni Rewind (ex Sindyal) con l’impianto Waste to fuel, presentata dal sindaco durante l’ultimo Consiglio comunale.

“Non si tratterà di economia circolare ma di sfruttamento circolare”, è il commento del gruppo consigliare comunale di minoranza “Legati a Cengio”.

“Un territorio individuato alla fine del 1800 come sito ideale per la realizzazione di un impianto di produzione scomodo. La povertà della valle, le sue caratteristiche geomorfologiche, la vicinanza a poli di logistica, nonché la marginalità territoriale di un paese di confine (Liguria-Piemonte) resero Cengio un sito ideale per insediare prima una fabbrica di esplosivi e poi un impianto di produzione chimica”, prosegue il gruppo.

“La lunga vita di questo sito produttivo dura sino agli anni 90. Cent’anni in cui il territorio della Val Bormida ha subito danni ambientali devastanti, un impoverimento imprenditoriale evidente all’ombra di una economia monotematica. Ed ora dopo trent’anni di riqualificazione ambientale di bonifica del sito, di speranza di rinascita, quale prospettiva idilliaca?”.

“E se per caso non funzionasse (visto che è sperimentale) almeno avremmo avuto un investimento di 50 milioni di euro per realizzarlo. Sembrerebbe un incubo, purtroppo potrebbe trasformarsi in realtà. Una visione di crescita economica non miope cieca. Centinaia di camion al giorno pieni di rifiuti maleodoranti che attraversano il paese di Cengio con una viabilità adatta alle carrozze del 1800, un impianto che arricchisce chi lo gestisce ed impiega circa il miserrimo numero di 50 dipendenti, un indotto inesistente e una pregiudiziale evidente per qualsiasi altro sviluppo economico questa sarebbe la prospettiva dopo trenta anni di attese e 400 milioni circa investiti per la bonifica?”.

“Il territorio della Val Bormida (comuni liguri e piemontesi) deve attivarsi perché tale scempio non avvenga, perché le risorse impiegate sino ad oggi e quelle future siano impiegate per dare valore al territorio con attività ad alto impatto di indotto. Essere di nuovo proni per diventare un territorio marginale da occupare con attività ad alto profitto solo per gli investitori a danno dell’ambiente e del tessuto socio economico non è accettabile”.

“Se l’amministrazione comunale pensa che diventare il paese dei rifiuti sia la strada per accrescere il valore immobiliare di Cengio e ridare vita all’economia noi riteniamo invero che sia la definitiva sentenza di morte e non solo per Cengio ma per un sistema territoriale. Giustificare questa scelta in funzione dell’investimento per la realizzazione dell’impianto è insensato, basterebbe la deduzione logica e immediata di quale beneficio all’economia diretta di Cengio ha portato la spesa di 400 milioni di euro per la messa in sicurezza del sito”.

“Confondere il beneficio dell’impresa che realizzerà l’impianto con il beneficio per l’economia di Cengio appare perlomeno bizzarro, se la giustificazione successiva è che altrimenti non passeranno più camion attraverso il paese alziamo le braccia, ma non in segno di resa. Non smetteremo mai di lottare perché le sorti del sito ex Acna rappresentino realmente la possibilità di ridare valore ad un territorio che ha già pagato molto e che non vuole più subire. Una ultima domanda all’amministrazione comunale: siete tutti convinti di questa scelta nefasta?”, conclude.

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