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Castello Vuillermin, i Verdi: “Diventi simbolo di pace per i giovani di tutta Europa”

Anche quest'anno i Verdi savonesi e finalesi ricordano "i sette martiri antifascisti fucilati al forte 'Madonna degli Angeli' il 27 dicembre 1943"

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Finale Ligure. Anche quest’anno i Verdi savonesi e finalesi ricordano “i sette martiri antifascisti fucilati al forte ‘Madonna degli Angeli’ il 27 dicembre 1943. Tra questi Renato Vuillermin, allora abitante in Finale Ligure nel suo piccolo ‘castello’ dove si svolsero diverse riunioni clandestine di esponenti antifascisti, il cosiddetto ‘Complotto di Finale’ (per questo fu processato e con sentenza del 13 gennaio 1943 condannato al ‘confino’ sulle montagne abruzzesi in un piccolo paese che in allora si poteva raggiungere solo a piedi). La singolare costruzione neo-gotica dove viveva, simbolo della sua memoria, si trova ancora in situazione di degrado ma si spera di vederlo presto rivivere con locali dedicati a funzioni sociali, come indicato nei progetti di restauro”.

“A Savona il 23 dicembre 1943 venne lanciata una bomba in un locale dove sostava un gruppo di militari nazisti: il bilancio dell’esplosione fu di 3 morti e 17 feriti. La Federazione fascista decise una rappresaglia ed iniziò a redigere l’elenco di persone che, pur essendo estranee ai fatti, dovevano comunque essere uccise. Vennero scelti i savonesi: Cristoforo Astengo, Francesco Calcagno, Carlo Rebagliati, Arturo Giacosa, Aurelio Bolognesi, Agnello Savaresi e Renato Vuillermin, reduce dal confino e sospettato di connivenza con gli Alleati(veniva accusato ingiustamente di fare segnalazioni ai sommergibili inglesi proprio dalla torre del suo castello). Tutti, pur innocenti, vennero brutalmente assassinati. Vuillermin, uno dei fondatori del Partito Popolare,venne in seguito ricordato da illustri personalità tra le quali Benedetto Croce e Alcide De Gasperi”.

“Il ‘Castello Vuillermin’, dove lui viveva, venne adattato alla fine degli anni cinquanta ad ‘Ostello della Gioventù’, ospitando migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo. Ritardare ancora il recupero di questa originale e importante struttura è un vero peccato perchè con il tempo i danni aumentano e rischia di scomparire il ricordo simbolo di un martire della Resistenza. L’importanza storico-culturale del castello è notevole: il caratteristico stile eclettico comprende richiami arabi con innesti medioevali ed evidenzia il messaggio religioso intimamente legato al costruttore”.

L’edificio è composto da un corpo centrale e una grande torre, rivestita nella parte bassa in “Pietra di Finale”, con mattoni rossi in quella superiore. Circondato da una cinta muraria ed altre quattro piccole torri d’angolo, è molto curato nei particolari: le finestre e le vetrate hanno simboli cristiani: le particolari decorazioni vennero disegnate personalmente da Vuillermin. La costruzione risulta nello stesso stile dei castelli Mackenzie e D’Albertis, realizzati in Genova tra il 1890 e il 1915 quali esempi di architettura neo-gotica.

“Altro fatto singolare: la struttura, iniziata nel 1936, contrariamente ai castelli neo-gotici di Genova, venne realizzata in cemento armato, in un periodo nel quale erano in vigore le ‘sanzioni’ imposte dalla ‘Società delle Nazioni’ e il ferro scarseggiava. Vuillermin riuscì con grande difficoltà a reperire i materiali seguendo tutti i lavori insieme al progettista Arch. Pietro Paolo Bonora, noto per aver realizzato importanti opere quali il ‘Santuario di Oropa’ e altri edifici religiosi in Argentina ed Etiopia. Il ‘castello’ era in evidente contrasto con le linee dell’architettura fascista (certamente la scelta non fu casuale). E’ legittimo pensare che la costruzione, comprendente molti simboli cristiani, sia stata un modo di esprimere le sue convinzioni politiche e religiose in un periodo di censura del regime”.

I Verdi savonesi e finalesi sperano che “l’edificio dove visse Vuillermin venga presto recuperato, restituito alla memoria della comunità e diventi nuovamente luogo di aggregazione, simbolo di pace, per i giovani di tutta Europa, oggi nuovamente insidiati da crescenti affermazioni sovraniste”.

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