IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Brutta bestia l’invidia

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Più informazioni su

“La meretrice che mai da l’ospizio / di Cesare non torse li occhi putti, / morte comune e de le corti vizio”. Si tratta di una celebre terzina dantesca, precisamente siamo nel XIII canto dell’Inferno (vv. 64-66) quando il Poeta raccoglie la tragica narrazione di Pier delle Vigne intorno agli eventi che lo indussero al suicidio. Oggetto del conversare è il peccato che Dante, disposto a riconoscersi colpevole in qualche misura di tutti gli altri, afferma di non aver mai commesso: l’invidia. Credo sia a nota a tutti la poca modestia di Dante, in questo caso, addirittura, parlerei di scarso senso autocritico. Come affermava il pur caustico Schopenhauer, è comprensibilmente umano provare invidia, ciò che è veramente terribile, aggiungo, è provare piacere nel momento in cui la persona invidiata subisce una sconfitta o perde ciò che le invidiavamo. In effetti l’invidia è uno dei peccati più odiosi ma sicuramente più diffusi, difficile incontrare qualcuno abbastanza onesto da riconoscerlo, ma a tutti è accaduto un momento di invidia. Possiamo però distinguere tra l’invidia “sana” che stimola ad imitare ed emulare chi ha ottenuto ciò che riteniamo grande e bello e che ha acceso in noi quel sentimento; e quella “malata” che induce alla calunnia o alla denigrazione e, se è vera la tesi sostenuta da Goethe, il passo successivo a questo tipo di invidia è l’odio, la passione più terribile di cui è capace l’essere umano.

“Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare” scrive Nietzsche in Aurora, e subito qualcuno può commentare che è presunzione pensarsi capaci ad un volo che negli altri genera invidia o incomprensione, anche in questo caso è l’uomo piccolo che ha bisogno di etichettare sia la frase che il filosofo senza provare a comprenderla. Intanto sarebbe utile leggere per intero l’aforisma nel quale è evidente l’intento di far comprendere al lettore che non è utile né invidiare il volo dell’uccello, né supporre che il vertice da questi raggiunto sia inaccessibile e comunque insuperabile. L’obiettivo di Nietzsche va probabilmente riconosciuto nell’esortare all’emulazione ed al superamento delle vette conseguite da chi ci ha preceduto. Ma subito dopo ecco che, ancora una volta, il suo pensiero offre un’ulteriore provocazione: “Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell’umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l’India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell’infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure?”. Parafrasando liberamente: e se, invece di divenire afflitti dall’invidia, invece di lasciarci frustrare dall’idea di essere piccola cosa per lo sguardo dell’aquila, ci rendessimo conto che quel percorso sul quale ci stiamo misurando non è il nostro? Se provassimo a percorre un itinerario che abbiamo il coraggio di creare come nostra espressione senza curarci di quello indicato da tutti, cioè quello lungo il quale ci siamo faticosamente cimentati fino ad ora provando invidia per chi ci precedeva senza immaginare che avremmo ottenuto ben maggiori gioie da un diverso tragitto anche senza il plauso generale perché finalmente sarebbero state la nostra libertà, la nostra fantasia, la nostra… assenza di invidia ad indicarci la direzione?

Che strano infelice animale l’uomo, proteso a cercare la propria felicità ma distratto dal desiderio di ostacolare quella altrui, quasi che l’insuccesso di un altro potesse in qualche misura nascondere il proprio. Quanti, afflitti dall’invidia, non provano a cimentarsi nella corsa consapevoli dell’impossibilità della vittoria e si impegnano a sgambettare chi è più veloce di loro! L’invidia è una patologia stupida perché genera sofferenza sia in chi la prova che in chi la subisce e nessun utile per nessuno. È davvero un animale camaleontico e subdolo l’invidia, si manifesta e si camuffa in innumerevoli forme e circostanze. Provo, senza pretesa di essere esaustivo né sistematico, a presentarne alcune. Anche le persone più buone, per esempio, quelle che riescono ad essere vicine e solidali a chi soffre, molto raramente sanno comportarsi con la medesima positività se qualcuno ottiene successo, quasi fosse più naturale condividere un dolore che una gioia. In altre circostanze l’invidia si camuffa da indignazione: ciò che hai ottenuto lo invidio, ebbene, mi indigno per qualcosa che, di solito, poco ha a che fare con l’oggetto desiderato ma che mi consente, dall’alto della mia integrità morale, di negarti e disprezzarti anche per ciò che ti invidio. In questo caso assistiamo alla beatificazione dell’invidia. È simpatica una affermazione che credo sia riferibile a Vittorio De sica: “L’indignazione morale è in molti casi al 2 % morale; al 48 % indignazione e al 50 % invidia”. Una tipica forma di invidia affligge le persone che non sanno assumersi il peso di un simile fardello tutto da sole e si appoggiano a qualcuno caratterizzato da uno spirito gregario: è più facile occultare l’invidia se condivisa da qualcuno che nemmeno si rende conto di quanto succede veramente ma “persegue lo scopo nella luce della verità che guida il leader” il quale, in effetti, è il malato più grave della coppia. Ed ora un autoironico esempio: mi sono reso conto di trovare “fuori luogo” adulti con i capelli lunghi proprio quando i miei avevano da tempo cominciato a “perdere la testa”.

L’invidioso non ti guarda negli occhi, tranne nel caso dell’invidia beatificata citata più sopra, allora lo fa dall’alto della sua arrogante santità, ma, nella norma, invidiare, in senso etimologico, significa guardare contro, spiare di traverso, e sappiamo bene che la misura della realtà è determinata dalla prospettiva con la quale il soggetto la osserva. Altro tipico comportamento dell’invidioso è quello magistralmente descritto da Esopo nella favola della Volpe e dell’uva, dove l’invidia, la frustrazione, la coscienza della propria inettitudine, si ammantano con la tracotanza del disprezzo: io non posso avere qualcosa che desidero, come per esempio essere come te, allora disprezzo ciò che sei. Ma oggi l’invidia ha assunto una connotazione prevalentemente materialistica, in assoluta continuità con i fondamenti etici e sociali sui quali si fonda il nostro quotidiano. In un sistema di produttori consumatori l’invidia è concentrata non tanto su ciò che sei, cosa che sembra interessare poco, ma su ciò che possiedi. Oggi si invidia il denaro, il potere, il successo non perché sei stato più in gamba o fortunato di me e li hai ottenuti, ma per la semplice ragione che “è bene” che io li voglia e, “pertanto”, io li voglio. A prima vista può apparire irrilevante la distinzione tra i due atteggiamenti, ma nel primo approccio l’invidia potrebbe spingermi ad un’azione sul mio agire al fine di ottenere l’obiettivo, nella seconda prospettiva il come scompare del tutto, ciò che voglio è solo l’effetto conclusivo. Una sorta di travisato machiavellismo post litteram. In ogni caso possiamo concludere con le parole di un grande pronunciate cinque secoli or sono, e anche questa notazione temporale dovrebbe tristemente far riflettere. Scriveva Leonardo da Vinci: “Non appena nasce la virtù, nasce contro di lei l’invidia, e farà prima il corpo a perdere la sua ombra che la virtù la sua invidia.”

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.