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Appalti sanità per Covid, aggiudicato solo il 3,5% dell’importo: Liguria ultima per trasparenza

Un vuoto di informazione e trasparenza

Liguria. In merito alle spese straordinarie dovute alla crisi sanitaria, secondo i dati Anac, Autorità Nazionale Anticorruzione, disponibili sul portale Openpolis in maniera dettagliata, le stazioni appaltanti della Liguria, a fronte di 332,97 milioni di euro messi a bando, hanno comunicato importi aggiudicati per appena 11,38 milioni.

Un dato che viene confermato a livello nazionale. Infatti, secondo l’Anac durante la pandemia sono stati messi a bando oltre 14 miliardi di euro, ma le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per 5,55 miliardi di euro. In occasione della Giornata Internazionale contro la corruzione Libera attraverso la sua rivista, LaviaLibera, approfondisce questo aspetto in un dossier.

Della rimanente somma non aggiudicata manca la traccia, nonostante la normativa vigente in materia di trasparenza. Un vuoto di informazione e trasparenza, quello relativo ai bandi Covid nella sanità, che riguarda anche la nostra Regione.

“Significa che per il 97% dei casi non si conosce nulla, ponendo la nostra regione all’ultimo posto di questa particolare classifica della trasparenza – dice il presidente di Libera Liguria Stefano Busi – non si sa cioè se siano stati erogati o meno, in che forme, per farci che cosa. In poche parole, non se ne ha traccia, nonostante la normativa relativa alla trasparenza amministrativa”.

Sono solo due le regioni nelle quali si ha una conoscenza più diffusa della spesa (Emilia Romagna al 51% e Toscana al 54%), mentre tutte le altre hanno dati molto bassi, con il picco della Liguria (3%) e Sardegna (7%) seguiti da Puglia e Valle d’ Aosta (10%).

Nel 2019 in sanità sono stati spesi 114,5 miliardi, con una crescita di 900 milioni rispetto all’anno precedente: diverse caratteristiche peculiari – sottolineano da Libera – rendono la sanità un terreno particolarmente fertile per la corruzione, nonché un contesto di particolare interesse per la criminalità organizzata.

Il rapporto di Anac “La corruzione in Italia 2016-2019” denuncia che il settore più a rischio di corruzione nel campione di 152 casi considerati è quello dei lavori pubblici, che rappresenta il 40% degli episodi corruttivi; la sanità rappresenta il 13%, con casi che riguardano forniture di farmaci, apparecchiature mediche, strumenti medicali e servizi di pulizia.

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