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Teatro degli Scolopi in vendita, il sindaco di Savona: “Pronti a discutere ma solo per un utilizzo pubblico” foto

Caprioglio prende posizione: sì a una trattativa ma solamente se il privato non opterà per legittime operazioni commerciali

Savona. “Siamo disponibili a parlare con i proprietari del teatro ma solo nel caso in cui, anziché optare per eventuali e legittime operazioni commerciali, decidesse di condividere soluzioni di utilizzo pubblico del bene“. Con queste parole il sindaco di Savona Ilaria Caprioglio e il vicesindaco Massimo Arecco “aprono” a un possibile percorso di riqualificazione del Teatro degli Scolopi di Monturbano, in vendita a 1,5 milioni di euro (leggi qui).

L’inserzione (che non cita mai il teatro ma parla più genericamente di una “casa indipendente”, tre locali e un bagno per un totale di 1800 mq, “ideale per attività produttiva”) in realtà è online da qualche tempo, ma la notizia è diventata pubblica soltanto questa mattina quando l’ingegner Paolo Forzano, che per primo ha riconosciuto in quell’immobile il teatro, ha lanciato attraverso IVG un appello al sindaco a “recuperare” la struttura.

Un appello a cui Caprioglio e Arecco rispondono così: “A inizio mandato eravamo stati invitati a visitare il Teatro degli Scolopi di proprietà della famiglia Pagnottone ma, ad oggi, da parte del soggetto privato non è stata avanzata alcuna richiesta di collaborazione con l’amministrazione comunale. Ovviamente, se questa esigenza dovesse essere manifestata, saremmo disponibili ad affrontare l’argomento”. A condizione, come detto, che vengano messe da parte eventuali “mire” commerciali ma si parli, appunto, di una valorizzazione pubblica dello storico teatro.

Nel frattempo in città e sui social è iniziato un dibattito sulle possibili strade da percorrere. Semplici chiacchiericci, per ora, in attesa appunto che il Comune o la proprietà facciano la loro mossa. Qualcuno vede un parallelo con la vicenda dell’Isola Gallinara (con il Governo che ha esercitato un diritto di prelazione annunciando l’intenzione di acquistare l’isolotto al posto di un magnate ucraino), e si chiede se sia pensabile anche in questo caso un intervento statale. Altri, più semplicemente, immaginano un contributo di qualche Fondazione o del Ministero dei Beni Culturali. E c’è anche chi guarda al modello di Villa Zanelli, recuperata grazie a un progetto misto pubblico-privato. Al momento, però, sono solo discorsi: prima è necessario che Comune e proprietà si incontrino.

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