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Teatro degli Scolopi in vendita, a Savona gli esempi virtuosi di Sacco e Officine Solimano

Due spazi oggi dedicati al teatro sono "figli" di operazioni che hanno riqualificato spazi in disuso

Savona. In vendita a 1,5 milioni, come “casa indipendente” di 1800 mq. Tre locali e un bagno, “ideale per attività produttiva”. E’ l’inserzione con cui un’agenzia immobiliare ha messo in vendita il Teatro degli Scolopi di Monturbano: una struttura magnifica, con la volta interamente affrescata, che ora sembra quindi destinata a essere riconvertita in qualcos’altro. Un po’ come sta accadendo al Teatro Ambra di Albenga, destinato a quanto pare a diventare un supermercato.

L’idea di “perdere” il Teatro degli Scolopi ha fatto scalpore in città, con l’ingegner Paolo Forzano che si è affrettato a chiedere al sindaco Ilaria Caprioglio di recuperare la struttura e il primo cittadino che ha risposto “aprendo” a una discussione con la proprietà.

In città ci sono alcuni esempi di “recupero virtuoso” di strutture che sembravano destinata a cadere nell’oblio. Due in particolare oggi ospitano proprio dei teatri: si tratta dell’antico Teatro Sacco e delle Officine Solimano.

Partiamo da queste ultime: in questo caso si è assistito a una riconversione “al contrario”, ossia da realtà produttiva a culturale. Con una sinergia tra Comune e tre diverse associazioni del territorio, il locale è stato riadattato per ospitare un cinema (NuovoFilmStudio), un circolo musicale (RainDogs) e un teatro, affidato ai Cattivi Maestri. Un locale che, al netto degli stop imposti dal Covid, funziona molto bene: decine di spettacoli ogni anno, con un pubblico costante e affezionato.

Finalmente qualcuno si accorge che il teatro e la cultura sono una attività produttiva…” è la battuta ironica di Gianluca Nasuti, presidente del Consorzio Officine Solimano. Il riferimento è proprio al testo dell’inserzione, che qualifica così la destinazione ideale del locale. “E’ un vero gioiello – fa notare Nasuti – e sarebbe un delitto perdere definitivamente l’occasione di restituirlo alla città come teatro“.

Un esempio ancora più calzante è, invece, quello del Teatro Sacco. Il teatro più antico di Savona (inaugurato nel 1785), è riemerso dall’oblio per volontà dell’attuale proprietario e grazie all’interessamento di alcuni appassionati che hanno dato vita a una apposita associazione, ripristinandone la funzionalità e la vocazione storica.

“Qua c’è un tentativo mascherato di riuscire a ‘piazzare’ questo straordinario teatro – commenta Antonio Carlucci, presidente dell’Associazione Sacco – che ho visto dal vivo quando il proprietario, Pagnottone, sapendo della nostra iniziativa mi chiamò. Rimasi assolutamente sconvolto e impressionato dalla sua grandezza e maestosità. Lui sperava che io potessi prendere in mano la situazione, ma avevamo appena investito quasi 150 mila euro per dare vita al Teatro Sacco. Pensare a un progetto di quel genere mi sembrava impossibile, e dovetti declinare”.

Anche altri hanno tentato di rilanciare degli spazi a Savona: ad esempio Chapeau, che ha ridato vita all’ex Ju Bamboo. “Ma si tratta di locali piccoli, con spese contenute – fa notare Carlucci – un privato può avere buoni intenti ma le risorse sono modeste. Dovrebbe esserci a mio parere un intervento del Comune per recuperare uno spazio straordinario. Lì dentro si può inventare moltissimo, anche guardando in prospettiva con il possibile futuro spostamento della biblioteca. Quello spazio va assolutamente recuperato, non può diventare una attività produttiva di altro genere: sarebbe davvero un peccato. Ma chi può farlo? Vedendo come il Comune ha trattato la cultura in questi anni, non credo che abbia le risorse per farlo… e una rete di associazioni non sarebbe fattibile, l’investimento è troppo alto“.

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