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Spotorno, minoranza all’attacco: “Puc sacrificato per l’interesse privato sul restyling della Maremma”

Bagarre sulla pratica urbanistica nella seduta del Consiglio comunale, ecco l'intervento del consigliere Massimo Spiga

Spotorno. “Lei quale assessore all’Urbanistica ha pensato bene in quattro anni e mezzo di occuparsi solo della Maremma e di svincolare totalmente il piano terra dell’ex Park Hotel, da Rta a civili abitazioni, senza dedicare un solo attimo del suo tempo a portare avanti il progetto del nuovo Piano Regolatore nel quale prevedere la definizione strutturale dell’ex Albergo Pippo e delle aree circostanti, Puc per la cui redazione l’incarico ufficiale risale addirittura al lontano 2009”.

Inizia così l’intervento dei consiglieri di minoranza Massimo Spiga, capogruppo di “Spotorno che Vorrei”, e Francesco Bonasera nel Consiglio comunale di ieri sera, con al centro la pratica del progetto di restyling urbanistico della Maremma.

I tre gruppi consiliari di minoranze hanno contestato molte questioni a partire dall’utilizzo di una legge regionale del 2018 assolutamente incoerente con il progetto presentato.

“Utilizza questo strumento cercando di far passare la tesi che siamo di fronte ad un’area degradata sia dal punto di vista ambientale, urbanistico ed edilizio. Noi e gli spotornesi vedono un’altra situazione, vedono un’area servita da parcheggi, arredata a verde pubblico e che è stata interessata da una decisa e sostanziale ristrutturazione viaria ed ambientale durante l’amministrazione Ravera. La sistemazione dell’area della Maremma, fu oggetto di riqualificazione della ex colonie Ponte San Pietro, da parte di un imprenditore, che convertì le strutture in un residence il Mimosa, e in un immobile sempre a destinazione turistica (Rta), immobili addirittura poi venduti anche a soggetti che presero la residenza.
Pertanto, già circa 15 anni fa, la zona della maremma fu oggetto di riqualificazione, e quella fu davvero una riqualificazione urbana ed archittonica, insistevano grandi fabbricati oramai abbandonati da anni, con degrado sia edilizio che sanitario” spiegano gli esponenti di minoranza.

“In quella occasione, venne modificata tutta la viabilità della zona, con la realizzazione di una piazza, giardini, parcheggi e ampliamento del sottopasso oggi presente. La richiesta odierna di riqualificazione della zona, è per il nostro gruppo consigliare del tutto fuori luogo, in quanto, prendendo una visione dell’insieme del rettilineo dai primi fabbricati presenti a levante della galleria, sino al confine con il Comune di Bergeggi, si notano solo un fabbricato, per altro ancora in buono stato di conservazione, appunto l’ex Albergo Pippo, adiacente al quale, solo due anni orsono, è stato concesso di costruire un volume abitativo, e i due piccoli manufatti in evidente stato di abbandono, all’interno del parcheggio oggi utilizzato come area camper”.

“Proprio per l’area camper il nostro gruppo, scrissi una nota chiedendole informazioni sulle dotazioni di sicurezza, e l’inquadramento della gestione. Lei ci rispose che vi era il rispetto delle prescrizioni di legge e che la licenza è inquadrata in area stallo per camper; quindi non un ambiente in abbandono, ma gestito e fruttifero di guadagni per coloro che lo gestiscono e che porta ogni anno molti turisti nel nostro comune”.

E ancora: “La zona della Maremma, se vista con occhi innocenti, non pare essere prossima ad un degrado complessivo, e sostenere questo solo per il fine della richiesta di intervento edilizio, continuiamo a sottolineare da parte del privato non fà onore ai tanti cittadini residenti che abitano in via Maremma e a tutti coloro che fanno impresa. Gli interventi a margine della realizzazione del nuovo complesso, per una cifra di circa 4 milioni di euro, per la precisione 3 milioni 933mila, riguardano, fatto salvo la realizzazione della passeggiata, sistemazioni di impianti già presenti. Se è vero, che la zona è a rischio esondazioni, perchè i canali di scolo verso mare hanno un diametro ridotto, vengano pure rifatti con i 700.000 mila euro di oneri di urbanizzazione, come da lei indicato in commissione, e venga richiesta la realizzazione della passeggiata, che darà risposte ai bagni marini presenti zona, eliminando i dubbi sulla proprietà dei locali, divisi tra demanio, Anas e Comune”.

“L’intervento che più stupisce il nostro gruppo, è quello riferito al terzo molo, dove da molo come è sempre stato conosciuto, ed utilizzato dagli spotornesi, per poter raggiungere la somma sopra evidenziata di opere a margine, se ne investirebbero ben 800.000 euro, per una realizzazione di una struttura che modificherebbe completamente la linea di costa e la visuale da ponente a levante del molo stesso. Leggiamo a margine della relazione che “ con successivi incontri è stato concordato con la civica amministrazione la sistemazione del terzo molo come ulteriore prestazione urbanistica da conseguire con la rigenerazione urbana”, Ciò stà a significare che l’amministrazione comunale ha inserito nelle richieste alla parte proponente l’intervento edilizio, un progetto dal costo di 800.000 mila euro, quando in termini di rigenerazione urbana, si sarebbero potuti inserire, per gli stessi importi, la riqualificazione di villa Albini, oggi sede del Comune, ecco questa sarebbe stato un ottimo intervento di riqualificazione urbana, visto lo stato in cui versa l’immobile posto in una posizione centrale al paese. Avremmo voluto leggere di interventi oltre che solo in zona dell’intervento edilizio, che a leggere bene, paiono a servizio più del privato, che a servizio della comunità spotornese, anche in zone diverse del paese, per far si che di questi 4 milioni di euro, ne venissero a beneficiare tutti i cittadini, anche coloro che abitano dalla parte opposta del paese”.

“L’allora pensione Pippo, disponeva di area adibita a campi da tennis, nella proposta non si cita nessun riferimento al ripristino di strutture sportive, che erano l’attrattiva per molti cittadini residenti e turisti. Per tutti questi motivi, nella nostra esposizione dei fatti, continuiamo a leggere, come da delibera regionale n.284 del 26/04/2018, un interesse sbilanciato più sul privato che sul pubblico. Sarebbe stato ben diverso, se come in precedenza sottolineato, fosse stata l’amministrazione comunale a valutare se l’area oggetto della presente discussione fosse davvero in degrado, cosa che è difficile da sostenere per qualsiasi persona che guardi la zona con occhio disinteressato, anche in virtù delle licenze edilizie in questi anni concesse per realizzazioni e ristrutturazioni immobiliari”.

“Non si pensi che il nostro gruppo consigliare sia contro la ristrutturazione del volume ex Pippo, o la conversione, con aumento di volumetria in edilizia residenziale, ci mancherebbe, ma non possiamo accettare che le norme e leggi regionali, vengano distorte dalla loro finalità, per consentire ad un soggetto privato di far approvare al consiglio comunale l’assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica, sulla quale la Regione Liguria dovrà comunque esprimersi” concludono i consiglieri Spiga e Bonasera.

“Dopo la sonora bocciatura da parte della Regione Liguria del progetto Maremma, con 19.000 metri cubi di nuove e corpose volumetrie di edilizia residenziale e residenziale turistica, il Sindaco, nonostante sia ormai agli sgoccioli del suo mandato – si voterà in primavera per la nuova amministrazione – ci riprova. Per la verità non si era neppure fatto mancare, più recentemente, l’approvazione da parte della Giunta di un atto di indirizzo del progetto, una sorta di approvazione anticipata, senza che il consiglio comunale ne potesse prendere visione e senza che ve ne fosse una necessità procedurale. Così, tanto per segnalare ai proponenti che l’amministrazione comunale era assolutamente allineata” rincara il consigliere di minoranza Francesco Riccobene.

“Da sottolineare, inoltre, che per tutto il mandato di questa amministrazione non vi è stato un minimo passo avanti sullo studio del nuovo Piano Urbanistico Comunale, che giace chiuso in un cassetto per far spazio all’unico interesse manifesto, quello, appunto, del progetto Maremma. Il 23 novembre si è svolta la commissione consiliare che non è riuscita a dare un parere positivo sul progetto perché i componenti si sono divisi, i tre componenti di maggioranza a favore e i tre capigruppo dell’opposizione contrari. Il sindaco, alle strette, incautamente aveva sostenuto che la commissione non avrebbe dovuto votate. Anche il Consiglio comunale di ieri sera ha registrato questa netta divisione”.

“Tale nuova normativa nasce per impulso dell’Unione Europea ed è destinata a “favorire il miglioramento della qualità ambientale, paesaggistica, architettonica e sociale del tessuto edificato e individua la rigenerazione urbana quale alternativa strategica al consumo di nuovo suolo”.

“Non solo, nei suoi capisaldi la nuova legge costituisce un elemento di attuazione del percorso previsto dalla Commissione Europea “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” (COM/2011/0571), per giungere entro il 2050 all’obiettivo di edificazione su nuove aree pari a zero. Ora pare, persino ai più profani in materia di programmazione urbanistica, che siamo di fronte ad un tentativo, persino goffo, di far intendere alla Regione Liguria che quelle aree sarebbero marginali e come chiede la legge, in “condizioni di degrado urbanistico ed edilizio e che richiedono interventi di rigenerazione urbana, architettonica, sociale, ambientale”.

“Al contrario, è evidente che la Maremma sia uno dei luoghi più belli della Costa Ligure sotto il profilo paesaggistico e ambientale, come hanno sottolineato durante le illustrazioni in consiglio comunale persino gli estensori del progetto e la stessa dirigente dell’Ufficio Urbanistica in commissione consiliare. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che il precedente progetto fu cassato dalle Regione Liguria sia per la totale mancanza di interesse pubblico, in quanto a fronte dell’incremento volumetrico di circa 15.000 metri cubi, venivano realizzate opere pubbliche – anche con materiali discutibili – di valore ben lontano da quanto prevedevano le norme e sia per i gravi problemi di stabilità del versante collinare riscontrati e per tale motivo, ovvio oggetto di censura”.

“Nonostante ciò l’attuale il progetto ripropone la stessa metodologia”.

“Infine, emerge in modo macroscopico che la società titolare del progetto, dopo essersi scomputata dagli oneri di urbanizzazione dovuti alla città, ogni tipo di intervento, verserebbe nelle casse comunali ben 2000 (duemila) euro. Quindi, per semplificare, uno degli interventi edilizi più corposi del nostro paese, porterebbe nelle casse comunali, oltre agli oneri concessori obbligatori e non scomputabili, 2000 euro, relativi al 50% del maggior valore delle aree conseguito dalla variante urbanistica, oltre ad un tratto di passeggiata (neppure la metà dell’esistente) e una parte della ristrutturazione del molo Sant’Antonio, la cui struttura metallica appare assai invasiva sotto il profilo paesaggistico oltre a costare oltre 800 mila euro, anch’essi scomputati.

“Ora risulta chiaro che versare 2000 euro su un intervento di tale natura rappresenta una provocazione nei confronti del paese, mentre risulta un grande successo per i privati proponenti”.

“In tutto ciò ci chiediamo quale sia stato il ruolo del Sindaco, che è anche titolare dell’assessorato all’urbanistica, tutto proteso in consiglio a difendere un progetto assolutamente improponibile, invasivo e scarso nuovamente per interesse pubblico. In ultimo il piano urbanistico presentato ieri sera, diviso in due ambiti, ci regala una nuova maxi cementificazione della zona a confine di Bergeggi, portando complessivamente l’intervento ad oltre 30.000 metri cubi di nuova edificazione. Il tutto con la norma europea che abbiamo citato che vorrebbe edificazione su nuove aree pari a zero. mIl nostro territorio è molto delicato e le avversità meteo di questi anni ne hanno sottolineato la fragilità. Occorre sensibilità ambientale che, nonostante i proclami del Sindaco, passa in secondo piano rispetto ad altre corpose esigenze. Tutte private”.

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