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Sequestro sventato a Varazze, le intercettazioni: “Lo attiriamo con una scusa, lo blocchiamo e chiediamo il riscatto” fotogallery

Avevano “bisogno di soldi”, così l'idea di una operazione degna di un thriller: lunedì gli arrestati dal Gip

Varazze/Savona. Avevano “bisogno di soldi” e “subito”, perciò hanno messo in piedi un’operazione degna di un thriller, romanzo o film cambia poco: sequestrare un imprenditore attivo nel settore della ristorazione e chiedere un riscatto di ben 250 mila euro. Ma i loro piani, come raccontato ieri da IVG.it, sono stati mandati in fumo dalla Polizia di Stato, che ha sventato il tentativo di rapimento con contromosse dallo stesso sapore romanzesco o cinematografico riuscendo ad arrestare tutti i membri della banda.

“Narcos” tentano di sequestrare imprenditore ligure

Il giorno dopo la presentazione dei risultati dell’indagine che ha consentito alla Polizia di Stato di Savona, insieme alla Squadra Mobile di Savona e al Reparto Prevenzione Crimine di Genova, di sventare il tentativo di sequestro di persona ai danni di un imprenditore genovese emergono nuovi dettagli a proposito dei “disegni” elaborati dall’associazione criminale. Ciò grazie soprattutto alle intercettazioni telefoniche, rivelatesi fondamentali nelle indagini degli inquirenti.

L’idea era semplice. La banda aveva intenzione di invitare la loro vittima predestinate in albergo [l’hotel La Vela di Varazze] con la scusa di parlare di un lavoro. “Diciamo che stiamo organizzando un grosso ricevimento per il prossimo marzo. Poi lo blocchiamo, lo immobilizziamo, chiediamo il riscatto”.

Peccato che mentre stavano pianificando le loro mosse (via telefono) i poliziotti fossero in ascolto. E pronti a mettere insieme le contromosse necessarie.

Una pattuglia ha “attirato lontano” l’imprenditore con la scusa di un controllo in ambito di autocertificazione Covid e lo ha sostituito con un agente a lui somigliante e che, come specificato dai colleghi che hanno preso parte all’operazione, “con una cartellina tra le mani, vestito elegante e addosso gli occhiali da sole sembrava davvero lui”.

L’agente travestito (e con il volto ulteriormente camuffato dalla mascherina) si è dunque presentato sul luogo dell’appuntamento. Dove i rapitori lo aspettavano: uno di loro aveva una pistola carica in tasca, altri erano pronti ad immobilizzarlo con corde, fascette e lenzuola.

Non appena ha incontrato i rapitori, è scattato il blitz che ha portato all’arresto di sei persone, tutte già note alle forze dell’ordine. Questo nonostante le “rassicurazioni” fornite agli investigatori dopo l’arresto: “Volevamo i soldi, non gli avremmo torto un capello”.

Gli organi inquirenti stanno ancora proseguendo le indagini, con riferimento alla “scelta” della vittima del sequestro (probabilmente avrebbero chiesto il riscatto al socio dell’imprenditore della società di catering), così come forme e modalità dell’azione che stavano pianificando: quello che pare accertato è la loro efferatezza, pronti ad uccidere nel caso fosse stato necessario.

E dopo le prime ammissioni di ieri da parte degli esponenti del sodalizio criminale durante gli interrogatori in Procura, per lunedì sono stati fissati gli interrogatori davanti al Gip del Tribunale di Savona per la convalida degli arresti. In quell’occasione potrebbero emergere altri elementi e retroscena sull’indagine.

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