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Savona può diventare come Nizza? Ottimisti e scettici, ma comunque tante idee per il nuovo sindaco

Carrellata di pareri dopo l’intervista all’assessore regionale Mario Berrino

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Savona. Oltre il Covid c’è di più. Nel senso che, nonostante il momento più difficile del Paese dopo la guerra, sarebbe un errore non progettare un futuro, magari ambizioso come quello che emerge dall’intervista al nuovo assessore regionale al Turismo Gianni Berrino (leggi qui).

Un giro di pareri permette di constatare come tutti siano consapevoli delle potenzialità turistiche di Savona (forse non poteva essere altrimenti). Un po’ diversi i punti di vista sulle strategie da adottare, di nuovo tutti d’accordo sul fatto che se non si cambia strada Savona è destinata a restare sul binario morto.

Parte Carlo Scrivano, direttore dell’Upa, l’Unione Provinciale Albergatori: “Tutto vero, e per passare a un lavoro concreto bisogna tenere presente che oggi non si sceglie una destinazione turistica per il titolo, per il nome, ma per che cosa in quel posto si può fare. I tesori di Savona oggi sono sottostimati, polverizzati, dobbiamo metterli a sistema e riposizionare il brand, puntando magari sulla Città dei Papi, che richiamerebbe subito anche il turismo religioso con la Cappella Sistina e il Museo del Santuario da promuovere assieme a Pinacoteca, Museo della Ceramica, centro storico, enogastronomia e movida che sposa gli interessi di bar e ristoranti. Evito di ricordare le altre eccellenze per soffermarmi, visto che si fa un paragone con Nizza, sui progetti che potrebbero essere legati al Campus, soprattutto ora che rettore dell’Università è il savonese Federico Delfino. A Nizza hanno il polo di Sophie-Antipolis, anche noi dovremmo puntare sulla ricerca tecnologica anche se ovviamente quel livello è inarrivabile”.

La sindaca Ilaria Caprioglio può raccontare i suoi quattro anni di amministrazione: “Dovunque abbiamo mostrato i filmati di Savona sono rimasti a bocca aperta: negli Stati Uniti, in Russia, in Francia, alle Nazioni Unite. Siamo la Città dei Papi, sul mare (con la nostra Bandiera Blu), ma a un passo dal verde, abbiamo tesori di arte e cultura. Siamo a 15 minuti dall’aeroporto, con collegamenti buoni anche se da migliorare. In tutto il mondo sono apprezzate le città delle nostre dimensioni, tra i 50 e i 100 mila abitanti, a misura d’uomo, con qualità dell’aria e dell’acqua buone, poca criminalità, tutto a portata di mano. È così, anche se spesso non lo percepiamo e non lo apprezziamo. Devo citare anche lo sport, anche quello per i disabili, il Campus, l’enogastronomia. Per quanto riguarda le crociere, oltre al valore economico che portano, mi piace ricordare che i passeggeri di Costa, con i loro racconti, sono i nostri migliori ambasciatori. In Savona dobbiamo però crederci tutti insieme”.

Paolo Canavese, Direttore dell’Ufficio Territoriale di Savona dell’Autorità di Sistema Portuale, pone l’accento sulla centralità rispetto ai collegamenti con il Nord: “I piemontesi sbucano in città e i milanesi a Voltri, pochi minuti da noi”. Anche lui ricorda i beni e le eccellenze di Savona e prosegue: “Tutto questo ha però bisogno di un progetto, un progetto da fare ora. Inoltre non dobbiamo solo copiare ma differenziarci anche nelle manifestazioni diciamo così minori. I mercatini, ad esempio, non dovrebbero essere generalisti come tutti gli altri. Penso a un’esposizione di auto storiche, di cui da noi c’è una tradizione, abbinata alla venduta di pezzi di ricambio. Potrebbe durare più giorni e dare respiro ai nostri locali”.

Un po’ fuori dal coro, più critico e scettico, appare Alessandro ‘Lele’ Bellando, contitolare del Club Nautico, gioiello di piazzetta D’Alaggio. Dice: “Berrino, che stimo e ricordo qui da noi all’ultimo Grande Capodanno in Darsena, fa una fotografia dell’esistente, ma spetta a Savona costruire qualcosa di importante a cominciare dalla base, cioè dal prossimo assessore comunale al Turismo. Deve essere un grande professionista perché può contare più del sindaco, non frutto delle briciole dovute alla spartizione di potere. C’è bisogno di molte iniziative, una dietro l’altra, e invece sono sparite anche quelle che c’erano. Si facevano Capodanno e Ferragosto, in un progetto che si chiamava Quattro Stagioni e che avrebbe dovuto completarsi con Primavera e Autunno. Abbiamo necessità di idee che portino gente, come il turismo congressuale e quello religioso. Parliamo di Nizza? Ma pensate che in Francia una fortezza come il Priamar sarebbe lasciata in quelle condizioni?”.

Bellando conclude con l’idea alla quale tiene di più: “Sono fermamente convinto che una parte del porto debba essere riconvertita per ospitare yacht di grandi dimensioni. Esistono studi approfonditi in base ai quali ogni metro lineare delle barche grosse rende un tot anche quando è fermo. E non sono cifre da poco. Mi accorgo di aver avanzato molte proposte, alcune banali e altre innovative, ma il problema è che a Savona non si fa, e temo non si farà, proprio niente”.

A Giuseppe Gervasio, amministratore delegato della Occlim, una delle aziende principali della città, e vice presidente della Rari Nantes, si deve una disamina precisa, improntata a un ottimismo di fondo ma con alcune puntualizzazioni non di poco conto. Spiega: “Ho sempre pensato che Savona sia una bellissima città che soffra solo della mancanza di spazi fisici. Si possono però migliorare le infrastrutture, mentre guardo con interesse al progetto del lungomare e di Villa Zanelli. La mia esperienza alla Rari Nantes mi porta però a credere che a Savona sia difficile ragionare in grande. Credo comunque che le persone giuste potrebbero anche arrivare da fuori per valorizzare davvero la città”.
Ma alla fine lei è ottimista o no? “Voglio rispondere sì, ma bisogna togliere il freno a mano e impostare progetti che l’amministrazione comunale condivida o almeno non freni, altrimenti è tutto inutile”.

Mauro Gabetta, presidente di Riviera Culture, passa direttamente al concetto principale: “Tutte le idee sono buone a patto di fare squadra, anche con i centri vicini come con le Albisole per la ceramica. Dobbiamo resuscitare l’arena per gli spettacoli dietro il Priamar, l’unica che possa garantire una buona capienza. L’offerta di Savona non può limitarsi alla spiaggia, pur importante, e deve includere eventi diversificati: ricordo ancora il successo della rassegna Jazz organizzata in Darsena. A proposto, il palco di piazzetta D’Alaggio va raso al suolo e ricostruito quanto prima”.

Marco Dottore, titolare con Luca Galtieri dell’agenzia Eccoci Eventi, era l’organizzatore del Capodanno e del Ferragosto. Ricorda: “Esperienze indimenticabili, per la festa di San Silvestro sono stati quindici anni di lavoro faticoso ma di grandi soddisfazioni. Non è mai facile ingaggiare artisti per quella data a prezzi accettabili, ma quando citavo Savona tutti mi rispondevano sì. Credo fossimo arrivati ai vertici italiani: se Savona vuole rilanciarsi deve ripartire da lì”.

Ottimismo e pessimismo, comunque molte idee anche per chi tra pochi mesi dovrà governare la città. Ci resta un’avvertenza per i nostri lettori. Tutti gli intervistati hanno a lungo enumerato le peculiarità e le eccellenze di Savona. Essendo sempre le stesse, non le abbiamo citate di volta in volta, puntando su quelle che ci sembravano più organiche al ragionamento delle risposte.

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