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Lettere al direttore

Savona come Nizza? Ottimismo esagerato, situazione irreale

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Leggo dell’ipotesi “Savona come Nizza” e relativi commenti. Da premettere: Nizza ha circa 350.000 abitanti e dispone di un aeroporto internazionale che, tra l’altro, si colloca a un dipresso da Montecarlo. Per il resto mi pare che le dichiarazioni riportate trasudino di un ottimismo a dir poco esagerato e descrivano una situazione del tutto irreale.

Savona non può certo aspirare a diventare una meta turistica particolarmente ambita, in particolare in tempi nei quali il turismo di massa subirà contraccolpi molto severi. Nella necessità di recuperare un riequilibrio tra centro e periferia i punti prioritari sono rappresentati dal recupero dei contenitori storici (Palazzo Santa Chiara, sant’Agostino, San Giacomo, palazzo della Banca d’Italia) in funzione di una strutturalità di presenza culturale. La presenza culturale rappresenta la vera chiave di volta per il futuro del centro cittadino.

Nel complesso il tema che si presenta per il futuro può essere così riassunto:

1) La questione sanitaria risalterà al primo posto nelle preoccupazioni dei cittadini. Emergeranno allora problemi fin qui assolutamente trascurati: la territorialità dei presidi, la specializzazione delle strutture, la capacità del “pubblico” di far fronte a una richiesta sicuramente mutata nella qualità e nella qualità;

2) Temi come quelli della diffusione dello smart – working ,dell’agibilità della rete, dei trasporti urbani porranno il tema di un nuovo rapporto tra la metropoli e la periferia. Intendendoci bene: per periferia non si intendono i grandi agglomerati ai margini delle concentrazioni urbane, bensì le medie e piccole città di provincia che dovrebbero attrezzarsi proprio per essere sede ideale delle quote di lavoro che si sposteranno stabilmente a distanza;

3) Sono dunque in atto fenomeni che richiederanno profonde trasformazioni proprio nella capacità d’indirizzo nel governo della cosa pubblica. Sviluppo alcuni esempi: lo spostamento “fisico” nella possibilità di utilizzo di servizi sociali; l’innalzamento di qualità nella sostenibilità ambientale dei centri urbani (riscaldamento, traffico); l’adeguamento dei centri storici alle esigenze di un turismo di qualità e dimensione diversa rispetto a quello rutilante del consumismo di massa; un tipo di ristrutturazione urbana per costruire un’offerta di case in modo tale da rendere appetibile la possibilità di trascorrervi molto più tempo di quanto non fosse in passato; un’attrezzatura culturale e sociale adeguata a una inedita offerta di tempo libero; la fluidità dei trasporti collettivi; l’equilibrio tra il centro e le periferie cittadine.

Ritorno su di un argomento già affrontato in passato :prima di tutto dobbiamo tornare a considerare la città come ” la nicchia ecologica della specie umana”.

Grazie per l’attenzione

Franco Astengo

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