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Savona 2021, il piano di Toti: Cambiamo candida sindaco Santi per “forzare” la Lega

L'assessore, però, ha posto condizioni precise per il "passo indietro": candidato savonese e di spessore, giunta savonese e scelta dagli elettori

Savona. Caprioglio è out. Il candidato sindaco deve essere della Lega, ma dovrà essere una figura di spessore. E senza Santi non si vince. Sono questi i tre “punti fermi” sul tavolo delle trattative nel centrodestra per le prossime elezioni comunali a Savona. Un tavolo in cui a dare le carte, ora, è direttamente Giovanni Toti.

Negli ultimi giorni, infatti, l’appena riconfermato presidente di Regione Liguria ha preso in mano le redini e ora conduce la partita in prima persona insieme al leghista Edoardo Rixi. Il rebus sul prossimo candidato sindaco del centrodestra è ancora complicato, ma in queste ore si sta delineando una strategia di fondo. Figlia, appunto, di quelle certezze.

Punto primo: Caprioglio è ormai fuori dai giochi in modo definitivo. Persino i pochi “irriducibili” che in giunta la difendevano, ormai si sono rassegnati all’idea che politicamente il primo cittadino abbia esaurito il suo percorso. Lei stessa sembrava sul punto, qualche mese fa, di fare il fatidico annuncio: “Non mi ricandido”. Poi quell’annuncio, per qualche ragione, non è ancora arrivato. E così l’ipotesi di rivederla alla guida del centrodestra (a cui però, nell’ambiente, non credeva ormai più nessuno) è sopravvissuta fino a sabato: fino a quando, cioè, Vaccarezza (capogruppo di Cambiamo in Regione) non l’ha platealmente silurata in un video sui social. Certo, resta ancora in piedi la possibilità che tenti la corsa in solitaria: ma questa è un’altra storia, e (se sarà) la si racconterà un’altra volta.

Punto secondo: appurato che la coalizione non proporrà Caprioglio, allora chi? E soprattutto, con quale “maglietta”? Il braccio di ferro regionale tra Cambiamo e la Lega è di quelli rumorosi (e traumatici, vedi le lunghe schermaglie per la composizione della giunta regionale). E proprio da lì, oltre che dalle urne savonesi di settembre, arriva una prima risposta: il candidato sarà della Lega. Il debito maturato a Genova va pagato, e il Carroccio qui da noi è ancora sopra gli arancioni.

Punto terzo: avere in squadra Pietro Santi è indispensabile per vincere. Di questo, ormai, si sono convinti anche i muri. A Palazzo Sisto e a De Ferrari. Santi lo ha detto in modo chiaro: “Se Caprioglio dovesse ripresentarsi sarò con lei, in caso contrario sono pronto a candidarmi a sindaco. Anche da solo, se il centrodestra non mi vorrà”. Toccherà, dunque, considerare anche le (legittime) aspirazioni di un assessore uscente che è da sempre campione di preferenze in città. Da solo rappresenta almeno il 5-6% degli elettori totali: con il risicato vantaggio attuale, averlo contro significherebbe sconfitta certa.

Santi va candidato sindaco; ma allo stesso tempo il candidato deve essere della Lega. Il diktat dell’assessore ora rappresenta una impasse, da cui uscire nel modo giusto. Impensabile vestirlo di “verde padano”. Ecco allora che nasce la strategia di Toti: replicare quanto successo proprio tra lui e Rixi nel 2015. Cambiamo è pronta a proporre Pietro Santi come proprio candidato sindaco, così da esaudire la sua richiesta. E Santi, in queste ore, sta riflettendo se accettare o meno, e a quali condizioni, un successivo passo indietro “per ragion di stato” per diventare il vice di un collega del Carroccio.

Lui, Santi, a precisa domanda si trincera dietro il più classico dei “no comment”. Il che rappresenta già una notizia: non conferma, è vero, ma nemmeno smentisce. La traduzione è facile: chiuso nel suo ufficio, si è preso qualche giorno di tempo per riflettere. Rileggendo le sue dichiarazioni passate, è possibile immaginare tre condizioni poste sul tavolo. Santi vorrà un candidato della città (la savonesità è un suo leitmotiv) e “di spessore” (lo ha fatto capire più volte). Chiederà inoltre che tutta la giunta sia savonese (stesso principio di prima). E chiederà, infine, che i nomi degli assessori escano dalle urne e non dai palazzi: in questi 5 anni ha più volte mostrato insofferenza non solo per la quantità di “foresti” in Comune ma anche per l’iter con cui erano stati catapultati a Palazzo Sisto senza passare dal giudizio degli elettori.

L’ostacolo più grande sembra essere quello del candidato sindaco. Il problema della Lega è che all’orizzonte, ad ora, non c’è davvero nessuno. Il partito non sembra in grado di esprimere un “suo” nome di peso: sicuramente non Arecco, il vero bocciato (dai suoi) di questa amministrazione. E in casacca verde non ci sono altri nomi con sufficiente appeal.

L’unica vox populi credibile e aderente all’identikit di cui sopra (savonese e “di spessore”) vede un pressing asfissiante ai fianchi dell’attuale direttore degli Industriali Alessandro Berta. Una operazione a cui lavorano da mesi in tanti, dal senatore Paolo Ripamonti all’assessore Maurizio Scaramuzza. Per lui Santi sarebbe disposto, sì, a farsi da parte. Il problema è che lui, nonostante tutto, non ci sente: per ragioni economiche (Berta guadagna bene, difficile “convincerlo” con il solo stipendio da sindaco) e soprattutto ideologiche (non sarebbe convinto dal ruolo che dovrebbe assumere, ha competenze diverse). Ma se non lui, chi?

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